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lunedì 28 febbraio 2011

Consapevolezze

Una cresce e diventa una donna, con una certa immagine di sé. Cioè, tu sei convinta di essere fatta in un certo modo, perché così ti hanno allevata i tuoi genitori, perché il tuo sistema di valori ti identifica in una certa maniera, perché hai sempre pensato di essere fatta così. Così ti conosci, così ti descrivi, così sei sicuro di essere.

Ma poi vivi, continui a vivere, e se ti fermi a pensare e a guardarti da fuori, ti rendi conto che le scelte che hai fatto nella vita non parlano della persona che credi di essere. Parlano di un'altra, fatta in un'altra maniera, con altre priorità e un altro sistema di valori. A quel punto, se sei intelligente e non vuoi rischiare un suicidio emotivo, ti fermi un secondo e ti domandi se sei quella che vedi o quella che credevi. Se sei quella che credevi allora sei nei guai, perché la strada che hai preso non è la tua e ricominciare da capo è dura. Se invece sei quella che vedi...ragazza, eri miope ma per fortuna per grazia o chissà perché il tuo cuore ti ha guidata lungo il fiume della vita oltre le rapide, esattamente dove dovevi andare.

E con questa consapevolezza si può affrontare qualunque tempesta.
la Duchessa

martedì 24 agosto 2010

Gabbie


Esistono due modi per uscire da una gabbia: fisicamente e mentalmente.
Quest'estate il Bello ha deciso di uscirne fisicamente. Così, per dare lo schiaffo morale a chi lo aveva ingabbiato ritenendosi dalla parte della ragione assoluta. E la sua mancanza si sente, soprattutto perché chi ama ingabbiare la gente quando l'ingabbiato gli scappa cerca sempre qualcuno di nuovo da imprigionare. Ecco pronta la docile Duchessa.
La quale, invece, come sempre non ha le palle per i gesti plateali, perciò guarda fuori e si aggrappa con tutte le forze alle forme di fuga mentale: si butta nel lavoro, si perde negli occhi del piccolo Re. E, dato che la Duchessa è gatta non tollera gabbie, come sempre il suo corpo reagisce per lei: una bella dermatite su tutte le gambe, e passa la paura. Anzi no, non passa, aumenta sempre di più. Fin quando anche la Duchessa non soccomberà, e si darà alla fuga fisica. Che è molto meno efficace, ma di certo più facile.
Per ora, lotta contro la tentazione di travesirsi temporaneamente da uccellino per essere lasciata in pace, mentre tutto in lei miagola forte l'odio per la gabbia. Eppure fare l'uccellino per un po' distrarrebbe forse l'avversario e la fuga fisica passerebbe inosservata. Ma la Duchessa non è capace di fingere e mentire a lungo.

sabato 27 marzo 2010

Torta di fine inverno


Ingredienti:
mela [1]
pera [1]
burro [100 gr circa]
zucchero [10 cucchiai]
farina [10 cucchiai, oppure 6 + 4 di fecola]
lievito per dolci [1 bustina]
mandorle e noci [a piacere]
mandorle amare [1 piccola manciata]
zucchero di canna [un po', per decorare]

Ho sbucciato la mela e la pera, le ho tagliate a dadi e le ho fatte saltare per pochi minuti in una padella con pochissimo burro caldo; ho lasciato i dadi grandi perché restassero più compatti, ma per un sapore più delicato si possono fare piccolini così si scioglieranno quasi nell'impasto in cottura: la scelta è a seconda dei gusti.
In alternativa si possono tagliare mela e pera a fettine, e cospargerle di succo di limone finché non si finisce di preparare l'impasto di base: in questo modo il dolce resta più leggero, ma si aggiunge in più il profumo del limone: anche qui, è questione di gusti.
Ho lasciato i dadi di frutta a raffreddare e ho triturato non troppo finemente un po' di noci, di mandorle dolci e qualche mandorla amara. La dose non è importante perché servono a dare il profumo e ad asciugare il succo che la frutta rilascia in cottura.
Ho lavorato a crema il burro morbido (l'ho passato per una trentina di secondi al microonde al minimo, ma basta tirarlo fuori dal frigo un'oretta prima; l'importante è che non sia fuso!) con lo zucchero, poi ho incorporato le uova, una ad una, e pian piano, amalgamando bene, la farina e la fecola setacciate col lievito. Infine ho aggiunto la granella di mandorle e noci.
Ho imburrato una tortiera e l'ho rivestita di pangrattato (invece della classica farina), ho versato l'impasto e vi ho affondato dentro i dadi di frutta. Infine, ho spolverizzato di zucchero di canna.
Ho cotto in forno preriscaldato a 180°, acceso solo sotto, per 45 minuti circa.

la Duchessa

mercoledì 10 marzo 2010

La verità...


...è che non so fare le cose a metà. Non so fare le cose al 50%. Un 100% alla volta.
La verità è che la mia anima in questo momento è occupata.
La verità è che non mi importa più di niente. Che vorrei lasciarmi invadere solo e soltanto da te, che come un fiume in piena irrompi nella mia vita ogni giorno di più. Da te che ti fai sentire sempre più forte, da te che stai invadendo il mio corpo, da te che stai prendendo possesso della mia anima che lotta per lasciare spazio al resto, al mio dovere, a questo capitolo da chiudere a tutti i costi.

La fatica che ogni giorno faccio per non lasciarti tutto il mio spazio interiore è tanta, e condita da una rabbia sottile che vorrebbe lasciarti esplodere come meriti, che vorrebbe lasciare a te la possibilità di occupare ogni angolo dell'anima della tua mamma già da ora.

La verità è che il mio cuore è tuo.

E lo spazio per il resto dentro di me è davvero sudato. Che il tempo che ci vuole per arrivare in fondo a questa strada mi sembra infinito, e odio il fatto che tutto questo tempo è rubato a te. A te che mi stai insegnando che esiste un amore più intenso e profondo di quello che mi è stato portato via sette anni fa.
E di fronte a questo, tutto impallidisce.
la Duchessa

mercoledì 3 marzo 2010

Ogni mattina mi sveglio prestissimo, con un unico pensiero nella testa: latesilatesilatesilatesilatesilatesi.
E sì che ne avrei un altro, bello grande, di pensiero con cui riempirmi la testa. Un pensiero di un chilo e sette che fa le capriole nella mia pancia quando bevo la spremuta d'arancia (che fa anche rima).
E invece no: latesilatesilatesilatesilatesilatesi. Il pensiero continua fisso, per tutto il giorno, e mi molla solo quando la stanchezza mi vince e mi costringe a ficcarmi sotto le coperte per due ore il pomeriggio con un libro, o la sera per le mie otto ore di sonno: lussi da donna incinta. Per il resto del tempo è tutto un latesilatesilatesilatesilatesilatesi.
E servisse, almeno. Vado avanti, giorno per giorno, ripetendomi: tu lavora sodo, non guardare il calendario, non sapere che giorno è, non domandarti a che punto siano gli altri, non pensare, tu lavora sodo e basta, è l'unica cosa che puoi fare a questo punto. Poi ti cade l'occhio sul calendario, e ti rendi conto della situazione in cui ti trovi, e cerchi incessantemente nella memoria il nome di qualche altra persona che conosci o di cui ha sentito parlare, che abbia scritto una tesi di dottorato nel terzo trimestre di gravidanza. Più precisamente, che abbia scritto la tesi di dottorato nell'ottavo mese di gravidanza, senza far male al bambino e scrivendola bene.
E la risposta grida nella tua testa: questo nome non c'è!!! Il primo nome, FORSE, sarà il tuo. Se la scrivi. Se la scrivi bene. Se arrivi con questo ritmo alla fine di questo mese. Se la tua tutor non ti cancella dalla lista delle persone fidate, di un certo spessore, rendendosi finalmente conto di ciò che sei: una persona incostante, che cerca di mantenere troppi impegni contemporaneamente, che forse crede troppo nella propria storia di persona che alla fine in volata raggiunge felicemente il traguardo. Mi manca solo la bandana e poi potete chiamarmi Pantani.
Ovviamente la bandana è: latesilatesilatesilatesilatesilatesi.

la Duchessa

venerdì 8 gennaio 2010

Bianco e nero

Sono una ragazza in bianco e nero.
Perché ho gusti da signorina anni Venti, e la mia anima è Liberty.
Ditemi se non è così una che ama:
- le scatole di latta
- gli uomini con il fazzoletto di stoffa
- ascoltare "Tutto il calcio minuto per minuto" alla radio la domenica pomeriggio (e detesta le telecronache della tv, urlate e concitate)
- la cucina tradizionale (e non sopporta la cucina fusion)
- le pentole di rame
- i locali storici (così come non entra volentieri nei lounge bar moltofescionmoltotrendi)
- camini e stufe
- le vecchie baite di montagna, e tutti gli oggetti antichi che custodiscono
- i romanzi
- i quadri degli impressionisti
- Torino, Parigi e certe zone di Londra
- tutti i luoghi dove il tempo sembra fermo.

Non poteva tra l'altro esserci nick più azzeccato per me:
"la Duchessa"

domenica 22 novembre 2009

Santa Cecilia

Santa Cecilia io non so chi sia, nè so per quale motivo sia la partona dei musicisti, nè tantomeno perché a Taranto sia festa il 22 novembre, giorno dedicato a questa santa.
Quello che so è che cosa sia per me, e credo per la maggior parte dei tarantini, questo giorno.
Per il 22 novembre tutti gli alberi di Natale e gli addobbi e i personaggi del presepe scendono dai tramezzi, escono dagli sgabuzzini, saltano fuori dalle scatole in cui hanno riposato nei passati dieci mesi, e cominciano a diffondere per casa l'atmosfera natalizia. Per le vie della città, se alzi gli occhi, da questa sera potrai cominciare a scorgere le lucine colorate e decorazioni alle finestre. Taranto è estrema anche nella durata del periodo natalizio: esiste un'altra città dove dura un mese e mezzo?
E poi, soprattutto, il 22 novembre ci sono loro: le pettole (foto).
Dal mattino molto presto il profumo di queste splendide palline di pastella fritta e avvolta nello zucchero, disarmanti nella loro semplicità ed essenzialità, invade le strade, i cortili, i pianerottoli dei condomini. Le mamme impastano la sera prima di andare a letto, e al mattino prestissimo friggono le pettole perchè siano pronte per la colazione della famiglia: festeggio con questo post il mio ingresso ufficiale nella schiera delle mamme tarantine, avvenuto questa mattina alle 8:05 dopo cinque ore di sonno e quintali di adrenalina per l'evento.
Sono cresciuta in una famiglia poco tradizionalista, unica bambina in casa, con una mamma che non amava i riti e poco conosceva le tradizioni di questa città, che le stava stretta. Ho vissuto l'adolescenza e la giovinezza in un oratorio salesiano, l'istituzione più vicina ad una famiglia allargata nella quale mi sono imbattuta, dove il 22 novembre un'orda di mamme tarantine doc armata di frizzola (leggi: padella per friggere) e mestolo forato calava in cortile a friggere chili di pettole per tutti sui fornelli da campeggio, mentre io e i miei amici suonavamo con una band strampalata pezzi rock e blues stonati avvolti dall'odore di fritto che ti restava attaccato addosso senza rimedio per tutto il giorno. Invidiavo i figli di quelle donne che sapevano dare un valore a questa piccola cosa, che sapevano con un tocco di zucchero fare una festa intorno a un po' d'acqua e farina, perchè in fondo non facevo davvero parte di quel tutto, perchè in fondo non appartenevo davvero a quel rito di apertura delle feste di Natale, che a casa mia erano vissute con quel distacco e quel po' di freddezza tipici di chi bada alla sostanza e non sopporta l'ipocrisia dei riti religiosi o tradizionali. Ringrazio i miei per avermi cresciuta in questo modo, se così non fosse stato il mio senso critico non sarebbe così sviluppato e sari certamente una persona meno libera...però queste piccole cose sono mancate tanto alla bambina che è in me, che non vedevo l'ora di poterle creare io, non vedevo l'ora di poter essere io protagonista di questi piccoli sogni bambini.
Questa mattina, quando ho invaso la casa con quell'odore, guardando le case del presepe gigante che il Duca allestirà, meditando su quanto tempo ci vorrà a montare l'albero ecologico di due metri che abbiamo preso, attaccando le decorazioni di silicone sui vetri della credenza, quella nostalgia è svantita, spazzata via dalla stupefacente sensazione che dà l'essere riusciti a realizzare un piccolo grande sogno. La sensazione perfetta di quando ogni cosa è al suo posto, e tu sei esattamente dove vorresti essere e con coloro con cui vorresti essere.

Ricetta delle pettole per 4 persone:

ingredienti:
200 gr di farina
1/3 di panetto di lievito di birra
acqua q.b.
olio per friggere

utensili:
1 frizzola
1 mestolo forato
1 cucchiaino
1 dito indice

procedimento:
Si fa sciogliere il lievito sbriciolato con un cucchiaino di zucchero, lo si aggiunge una volta sciolto alla farina, e si crea una pastella aggiungendo pian piano acqua fredda e lavorando il tutto energicamente con una forchetta. L'impasto dovrà risultare una pastella piuttosto liquida, senza grumi. Si lavora con la forchetta finché non si ottiene questo risultato. Si lascia poi lievitare per alcune ore (meglio se tutta la notte).
Dopo la lievitazione, che dà una pastella fermentata sempre liquida ma un po' più collosa, si mette a scaldare una pentola alta con abbondante olio per friggere e si lasciano cadere nell'olio bollente, una ad una, piccole porzioni di impasto raccolte con un cucchiaino e fatte scendere nell'olio bollente con l'indice. Sono pronte quando sono belle dorate. Tirate fuori dall'olio caldo, vanno fatte asciugare bene con carta assorbente, e passate dello zucchero semolato quando sono asciutte ma tiepide. Et voilà, il minuto di paradiso della duchessa. Oggi è festa grande.

martedì 27 ottobre 2009

...Di sole, e d'azzurro!


Caro Cappellaio, ecco quello che sento!



Voglio parlare al tuo cuore

leggera come la neve

anche i silenzi lo sai,

hanno parole

Dopo la pioggia ed il gelo

oltre le stelle ed il cielo

vedo fiorire il buono

di noi

il sole e l'azzurro

sopra i nevai


Vorrei illuminarti l'anima

nel blu dei giorni tuoi più fragili

io ci sarò

come una musica

come domenica

di sole e d'azzurro


Voglio parlare al tuo cuore

come acqua fresca d'estate

far rifiorire quel buono

di noi

anche se tu

tu non lo sai


Vorrei illuminarti l'anima

nel blu dei giorni tuoi più fragili

io ci sarò

come una musica

come domenica di sole e d'azzurro

Vorrei liberarti l'anima, come vorrei

nel blu

dei giorni tuoi e fingere

che ci sarò

come una musica

come domenica

di sole e d'azzurro


Voglio parlare al tuo cuore

voglio vivere per te

di sole e d'azzurro


(Giorgia)


la duchessa

giovedì 11 giugno 2009

13 giugno 2009

C'era una volta una bambina dagli occhi vispi e dalla pelle diafana, che viveva fra le montagne con la sua amata nonna. La bambina passava le sue giornate immersa nella natura, in compagnia degli angeli. Tutti i grandi, tranne la sua nonna, non credevano che lei vedesse davvero gli angeli e che la bambina parlasse con loro, perciò giorno dopo giorno fecero in modo che la bambina si convinse di essere strana e abbandonò i suoi amici invisibili.
Passarono gli anni, e la bambina diventò una fanciulla eterea ma scapestrata, tanto scapestrata che volle lasciare la valle che tanto amava per andare lontano, lontano, ad incontrare i suoi simili. Ma nonostante tanti sforzi, nel suo cuore restavano i profumi e i colori della sua terra, e gli occhi della sua amica più cara, che nel frattempo correva e correva, da brava lepre.
Nel corso degli anni, la ragazza strana era attratta sempre di più da persone ancora più strane, finchè incontrò una donna strana con dei capelli strani che viveva in una valle strana in una casa strana con una famiglia strana, che era così strana ma così strana che alla bambina venne il dubbio che invece che strana forse la donna dai capelli strani non era strana ma semplicemente speciale. Da allora tutto si chiarì nella sua anima, e si accorse di non desiderare la compagnia di persone strane, ma di persone speciali. Fu così che mollò chi meglio chi peggio tutte le persone strane che aveva incontrato fino a quel momento, e cominciò a soffrire mentre una fiammella si accendeva dentro di lei. La ragazza non ebbe paura della fiammella, e la lasciò crescere, e crescere, finchè non diventò una grande luce che la avvolgeva dovunque andava.
E intanto giorni di pioggia, di sole, di vento, passavano, passarono anche spaventose tempeste, ma la ragazza continuava a incontrare riconoscere ed accogliere persone speciali, e le invitava a camminare con lei lungo il sentiero, rendendosi conto che man mano la sua luce cresceva unendosi con quella dei suoi amici e delle sue amiche.
Un bel giorno, mentre la sua luce era nera come la mezzanotte, alzando gli occhi lungo il cammino la ragazza restò accecata da una luce grande grande, grande come la sua, ma proprio identica! La sua luce, allora, da nera cambiò colore, e si illuminò ancora di più, tanto da squarciare tutte le ombre e rischiarare la notte. La ragazza decise che non avrebbe mai più voluto lasciare quella luce, e che avrebbe addirittura potuto rinunciare al suo colore per regalargli nuove sfumature, se solo l'altra luce avesse voluto...
Così chiamò a raccolta tutte le persone che amava, tutte quelle la cui luce brillava di più quando c'era lei, e si accorse che ciascuna aveva un suo colore, strano...non strano: particolare, speciale. E per la prima volta capì, e riuscì finalmente a vedere il suo sentiero fino all'orizzonte, e ciò che vide furono la sua nuova luce immensa accompagnata in silenzio da tante altre piccole luci colorate, fino in fondo al cammino, in un grande prato verde illuminato sempre dal sole...perchè le persone speciali sanno che il sole c'è anche la notte, quando non si lascia vedere.
Perchè il segreto è
fare tutto come se
vedessi solo il SOLE.............

la Duchessa

giovedì 7 maggio 2009

Pintosmalto era napoletano

Care ragazze,
il Duca in questi giorni ha deciso di assecodare lo spirito nostalgico della mia protetta, cercando di farle sentire meno la mancanza delle vostre piccine facendola sghignazzare ironicamente sulla prova costume...e così lei ha deciso per rappresaglia di pubblicare una sua foto chiamandolo Pintosmalto (a lui e a quell'altro disgraziato che gli fa eco), e smanettando qua e là, ha trovato l'origine vera e sacrosanta di Pintosmalto! Essendoci di mezzo la Duchessa, non poteva che finire in linguistica, in varietà meridionali per la precisione: http://www.letteraturaitaliana.net/pdf/Volume_6/t133.pdf

Cari saluti,
la vostra Tina.

mercoledì 22 aprile 2009

bellydance...(ancora sulla bilancia parte terza)


Eccomi tornata dall'impresa dell'anno: la mia prima lezione di danza del ventre!!!
Ho scoperto che nel nostro corpo esistono dei muscoli sconosciuti, e che è una cosa maledettamente difficile muoversi in quel modo...
Sono a pezzi, è stata dura...mercoledì prossimo potrei ripetere la cosa, e per i mercoledì successivi fino all'estate...è un lavoraccio...ma DEVO DEVO DEVO muovermiiiiiiiiiiii :-(
la Duchessa

giovedì 16 aprile 2009

ancora sulla bilancia

Ecco arrivata anche me alla svolta epocale: il mal di schiena non dà tregua e la bilancia non perdona. La dieta non fa per me e le piccole rinunce quotidiane non bastano più: è arrivato il momento di fare un po' di moto.
Sotto casa, una palestra. Ho trovato il coraggio di entrarci: puzza di plastica, foto fanatiche al muro, musica da discoteca, le cose che di solito mi respingono e mi fanno sentire come un topo in gabbia. Il mio animo di gatta morbidosa si ribella. Eppure devo! La titolare non sembra nazista, è cordiale e sorridente e non mi ha proposto di dimagrire: già mi sta meno antipatica anche se è lampadata tipo Carlo Conti e ha due bicipiti da camionista. Però il viso è morbido, gli occhi puliti. Forse è la volta buona. Posso andarci tutti i giorni a qualunque ora, senza appuntamenti, costa anche poco...Eppure non riesco a staccarmi da questa mia identità molliccia e antipalestra. La danza del ventre farebbe molto di più per me ma non so se mi aiuterebbe altrettanto e se costerebbe altrettanto poco e se sarebbe così vicina a casa (se devo prendere la macchina sono certa di non andarci mai).
Si accettano consigli di ogni genere per fare pace con questa idea...o per metterla definitivamente nel cassetto...

la Duchessa

mercoledì 8 aprile 2009

la valigia della duchessa

Domattina si parte. Andiamo qualche giorno presso il ramo paterno della famiglia del Duca, in quel di Vicenza.
Li conosco poco, perciò ho messo in piedi un kit di sopravvivenza, un bel mazzetto di oggetti totemici che parlino di me o mi proteggano dall'imprevisto.
Eccoli qua:
- Baricco, Questa storia (un po' di poesia dopo la calma asciutta e descrittiva della Yoshimoto)
- Converse blu (che fanno molto giovane vagabonda)
- phon, spazzole, piastra (obbligatorio addomesticamento della chioma)
- pigiama colorato e calze calde (abbraccio indispensabile per fare la nanna in un letto estraneo senza marito)
- crema per il corpo all'iris (per ricordarmi dell'energia positiva che scorre dentro di me).

Che cosa contengono i vostri kit di sopravvivenza per viaggi in posti sconosciuti con persone sconosciute in situazioni ignote???

la Duchessa

lunedì 23 marzo 2009

LA DUCHESSA


Lei è un altro amore della mia vita. Improvviso, Inaspettato ed Intenso…
Nato dalle ceneri di un incendio. Decollato immediatamente. Un amore che ha le radici nel passato e che mi ha donato la percezione di altre vite vissute, di altri odori, sapori, di altre terre…
Un affetto liberty, una donna preziosa ed insostituibile, una dolcezza inaudita dietro una corazza da guerriera; un covo di contraddizioni, un potere immenso ed un coraggio da leone tutto concentrato in una verace donna du sud...
La tipica aquila che si vede pollo… Un “Matto” che con il suo bagaglio in spalla affronta le ardue sfide della vita.. ma per carità non diteglielo che sta camminando con le sue gambe, che sta affrontando e sfidando il mondo da sola: potrebbe impaurirsi! Meglio distrarla e lasciare che si trovi di fronte alla sfida: non si tirerà sicuramente indietro.
E’ duchessa di nome e di fatto: a volte ancora troppo influenzata da ciò che la circonda e da quello che si deve o si dovrebbe fare.. ma mai abbastanza da essere frenata dall’essere se stessa. In quella maniera potente e affascinante che solo lei ha. I suoi occhi di taglio vagamente esotico hanno una luce particolare che incanta. Il suo favellare farebbe perdere la testa a chiunque: possiede infatti il dono di conoscere a fondo il potere della parola.
La Duchessa del sud ed il Cappellaio del Nord.. viviamo alle esatte estremità opposte dello stivale.. ma la nostra amicizia continua imperterrita.
In realtà il suo personaggio è nato senza lo spunto di Carrol.. E si riferisce più alla trasformazione che la pulzella subisce durante particolari momenti del suo vivere quotidiano… quando sta alla guida immersa nel traffico o quando le capita qualcosa che le fa perdere la pazienza.. in quei momenti i suoi modi aggraziati e la sua voce melodiosa mutano improvvisamente e (anche se non diventa verde) si esprime in maniera tale che uno scaricatore di porto impallidirebbe.. Assistendo a una di queste sfuriate a qualcuno scappò di dire “Ahppperò… che duchessa!” ed eccola battezzata.
Mai soprannome fu più appropriato perché anche il personaggio di “Alice nel Paese delle Meraviglie” ha a che vedere con la nostra amica… La Duchessa è un personaggio inventato da Lewis Carroll apparso per la prima volta nel 1865 in Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie e nasce come antagonista della Regina di Cuori e come sdoppiamento del suo personaggio. Prima di tutto è una nobildonna che possiede il gatto più enigmatico e eccentrico di tutto il Paese delle Meraviglie: il famoso Gatto del Cheshire… cosa che corrisponde anche nella realtà.. Poi pare che il suo carattere sia volubile, sembra quasi abbia una doppia personalità: una sola cosa è certa; ama chiacchierare, ama le parole.. e chi più della nostra Duchessa può amare le parole e la lingua italiana visto il suo mestiere!!??? E poi.. la Duchessa di Carrol e la mia hanno un punto in comune da non sottovalutare: Il puntiglio. I puntini sulle “i” sono la sua specialità e questo un po’ la turba ma la diverte anche assai: infatti ha la vocazione della perfettina…
Tutto in lei parla di calore e convivialità: la Duchessa è una “protettrice” per eccellenza. Prendersi cura di chi ama è la vera natura che la possiede.
Il suo peccato capitale è senz’altro LA GOLA.
Nutrire l’intelletto, il corpo e lo spirito è ciò che le riesce meglio: provare per credere!
IL CAPPELLAIO MATTO

giovedì 19 febbraio 2009

...emotions recollected in tranquillity


Certe emozioni si possono assaporare davvero soltanto a distanza.
Il duca ed io avevamo deciso che in luna di miele ci sarebbe stata un'unica regola: nessuna regola. Nessun orario, nessun programma stabilito. Perciò abbiamo scelto due città famosissime e romantiche, per essere certi di vedere angoli speciali anche senza volerlo. E così ci siamo ubriacati talmente tanto di bellezza tra Venezia e Parigi che al ritorno non mi sono resa subito conto di quanti momenti fossero rimasti impressi dentro di me.
Ma questo pomeriggio, vedendo per caso in tv uno dei posti di Venezia in cui io e Ale ci siamo persi, ho avuto un travaso di gioia e di amore, e mi sono resa conto di quali punti profondi della nostra anima si modellino mentre non ce ne accorgiamo, e che i momenti in cui questo accade ci segnano per sempre, nel bene o nel male.
Quello nella foto è il punto di partenza di un giro a Venezia "a perdersi", grazie al quale abbiamo vissuto uno dei pomeriggi della mia vita che non potrò dimenticare mai.
Mi accorgo che molti momenti indimenticabili della mia vita sono segnati da passeggiate a perdersi, in posti che sono diventati per me magici, camminando senza sapere dove andassi, in compagnia di una guida speciale o di un compagno di strada coraggioso.
Un grazie di cuore al duca, mio compagno per la vita, per camminare coraggiosamente accanto a me per le strade della vita, e per essersi perso assieme a me nelle città che abbiamo scoperto. Al Cappellaio, mio alter-ego, per i giri esoterici nella città che risveglia e potenzia il mio lato vintage e liberty e fa volare i miei sogni. Alla ragazza col bouquet, per le camminate notturne fra le stradine sotto lo sguardo vigile e protettivo del Siera, senza sapere dove siamo, col sangue caldo per il vino e i piedi ghiacciati per il freddo estivo, perchè in quei momenti i legame fra noi era appena nato ma già parlava chiaro al nostro cuore in attesa. A Sandy, per le innumerevoli passeggiate sulla scogliera, e per le infinite che ancora faremo. A Frate', per i centomila passi per i viali e le corti di Lecce, in una vita precedente e intensa e piena di luce, in cui ho scoperto chi ero e che cosa fosse l'amicizia sincera e pura. A mio padre, per essere il mio compagno nell'inseguire i miei sogni in giro per l'Italia e l'Europa, e per aver condiviso con me l'emozione dei quadri di Vincent.
"perchè sono le sfumature a dare vita ai colori, e a farci tornare in mente le cose più pure dei giorni migliori"
la duchessa

lunedì 12 gennaio 2009

Ecco a voi...

...YURI!
Ma come si fa a non innamorarsi di lui???
Il mio cuore di gatta si è lasciato conquistare da questo musetto...e anche dal rantolo che aveva quando è arrivato a casa...aveva la bronchite ma sembrava facesse le fusa :-)
Ecco la dimostrazione che cani e gatti possono andare d'accordo se ciascuno si mette un pò nei panni dell'altro...o come dicono nella cultura anglosassone, 'l'uno nelle scarpe dell'altro': rende l'idea, no?

la duchessa



venerdì 31 ottobre 2008

Fiori D'Arancio anche per la Duchessa...


Oggi la nostra cara Duchessa si sposa con il suo Cavalier Servente... Non vi dico la tristezza per non poter essere presente..
Ma posso invece testimoniare la gioia per questo evento!!!
Evviva la Duchessa Sposa! Fiori d'Arancio anche per lei!!!
Quest'anno c'è un epidemia di Sposalizi!!! Che mi combinate tutti quanti???!
Bhe in ogni caso gli eventi così gioiosi sono sempre bene accetti..
Dunque tanti auguri sposini miei .. e "figlie streghe"!!! (e quale giorno migliore per un matrimonio che il giorno di samahin???!!).

P.S. pretendo un RIFESTEGGIAMENTO del matrimonio la prossima volta che vi veniamo a trovare au sud!!!!!!

IL CAPPELLAIO MATTO

mercoledì 24 settembre 2008

Panico da abito

Stamattina la sarta dell'atelier di abiti da sposa ha chiamato per prendere appuntamento per "la prova". Domani pomeriggio alle 17.30.
Le sottopongo due o tre problemini tecnici:
1) cosa metto per difendermi dal freddo, dato che quest'anno l'autunno ha deciso di ricomparire anche in questo angolo di Sud?
-risposta: una bella stola di tulle.
-commento: E LA SETTIMANA A LETTO CON LA FEBBRE A 40 ME LA VENGO A FARE A CASA TUA????
2) ho trovato un bel coprispalle che potreste realizzare con la stoffa dell'orlo.
-risposta: non ce n'è abbastanza.
-commento: E ALLORA PER QUALE RAGIONE QUANDO SONO PASSATA TRE SETTIMANE FA A CHIEDERVI SE ERA TUTTO A POSTO MI AVETE MANDATA VIA CANZONANDOMI PERCHE' ERA TROPPO PRESTO???
3) devo ancora scegliere le scarpe.
-risposta: se le dobbiamo ordinare ci vogliono 40 giorni per la consegna.
-commento: COME SOPRA con digrignamento di denti e fiamme che escono dagli occhi (dato che al matrimonio ne mancano 37, di giorni!).
Domanda: siete per caso a conoscenza di una particolare maledizione sull'abito da sposa secondo la quale se qualcosa potrà andare storto sicuramente lo farà, e tu a un mese dal matrimonio diventi di un verde rabbia che si intona tanto alle foglie del bouquet?


la Duchessa

mercoledì 21 maggio 2008

La grande onda





Ecco: le 18.09 e anche oggi non ho concluso niente. Presa dal cercare di galleggiare in mezzo alla grande onda non trovo la concentrazione per concretizzare ciò che devo. E nel frattempo la giornata se n'è andata con me persa dentro i miei stessi pensieri, incapace di abbandonarmi all'onda, troppo paurosa per convincermi che so nuotare e che andrà tutto bene.
Voglio un remo, voglio un appiglio.
Mi accontento dei braccioli.

sabato 17 maggio 2008

C'era una volta...

...Una ragazza che era stata invitata ad una festa. La festa era per i 18 anni della nipote preferita del suo fidanzato, a 50 km dalla città. La mattina dopo la ragazza doveva andare al lavoro, prendendo servizio alle 7.
Questa ragazza aveva dei seri problemi ad alzarsi al mattino, al punto che aveva imparato una tecnica efficace per sfuggire al torpore: dormiva con la tapparella aperta per sfruttare l'aggressione al sonno della luce del mattino, e programmava dopo la prima sveglia, che partiva contemporaneamente al primo giornale radio, altre quattro sveglie a distanza di 5 minuti l'una dall'altra per non correre il rischio di far tardi. Dopo questa baraonda prendeva un caffè lungo almeno 15 minuti, seguito da: doccia, cosa-mi-metto-che-tempo-farà-oggi, trucco leggero, rimedio al capello per non uscire di casa in versione Cynar, dove-devo-andare-oggi-ho-messo-tutto-nella-borsa-?, e in un'ora e un quarto dopo aver messo piede a terra entra in macchina, si accende una sigaretta e la giornata incomincia.
La domanda è: cosa dovrebbe fare il fidanzato della nostra ragazza, quando lei, dopo una giornata di lavoro intensa incominciata alle 7 si accorge che l'orologio segna le 23.54, gli antipasti sono appena stati serviti e il DJ sta attaccando a mettere i primi balli di gruppo, e va nel panico rendendosi conto che la serata va per le lunghe, si siede a tavola preoccupata di non riuscire a svegliarsi la mattina dopo, echi-glielo-spiega-al-maledetto-colonnello, fa una faccia da cane bastonato?
La Duchessa