lunedì 31 marzo 2008

Alice and ...


the Crazyland... ecco come mi sento in alcuni momenti.
Oggi, in particolare, sono circondata da folli. E io non mi tengo, non ci sto dentro per nulla. Fatemi scendereeeeeeeeeee... Voglio emigrare! Oggi no...In realtà oggi la mia testa è così svaporata che starei bene solo lontano dalle persone, magari sotto ad un albero a riposare... sarebbe bello. Crisi da lunedì??! mha...
Questo weekend ho conosciuto un sacco di persone nuove e sono stata molto bene.
C'è da dire che ho anche rischiato di farmi ritirare la patente per le mie bevute in amicizia: ero dannatamente sobria ma in corpo c'era dalla grappa al nebbiolo, passando attraverso il liquore alla ciliegia...
Tante tantissime emozioni, vissute a fondo, respirate più che si può...
Mancano gli amici di sempre, ma non mancano gli stimoli.
Oggi era il compleanno di nonna Eugenia, eravamo solite andarle a raccogliere un bel mazzettino di bucaneve... esisteranno ancora? si troveranno ancora in quel praticello umido in riva al ruscello dietro casa sua? sono secoli che non ci vado, dovrei rimediare..
Domani entriamo nel mese di aprile e tra qualche giorno compirò un anno in più... 31... argh! il empo passa e io non me ne accorgo..
Ho bisogno di dormire, come mio solito, ma oggi di più.
Sono davvero.. serena, a tratti sento una gioia immensa pervadermi... ma sono anche stanchissima. Necessito di un po' di sano riposo.
In vista del prossimo weekend di intensa vita.
IL CAPPELLAIO MATTO

Castaneda ed i Voladores

Cosa sono i voladores secondo Carlos Castaneda:

"Gli antichi stregoni si accorsero per primi che qualcosa non andava per il verso giusto. Essi videro che nei bambini, le emanazioni luminose – tenute insieme da una forza agglutinante nella forma di un uovo – erano anche ricoperte da una patina di straordinario splendore.Videro che alla crescita del bambino questa patina, anziché svilupparsi anch’essa di conseguenza, diminuiva drammaticamente. Videro che questo involucro di luce era direttamente correlato alla consapevolezza dell’individuo e lo chiamarono lo splendore della consapevolezza.La consapevolezza non si sviluppava come sarebbe stato naturale. Inquietati da questa incongruenza estesero le loro indagini e scoprirono la presenza di esseri oscuri posti direttamente sullo sfondo del campo energetico umano e per questo difficilmente individuabili.Gli stregoni videro che questi esseri oscuri si cibavano della lucentezza della consapevolezza di ogni individuo, riducendone sempre di più la patina luminosa.Le entità oscure sono particolari esseri inorganici, coscienti e molto evoluti e poiché si muovono saltellando o volando come spaventose ombre vampire furono chiamati los voladores, ovvero quelli che volano".
Don Juan: «Sei arrivato, e con le tue sole forze, a ciò che per gli sciamani dell’antico Messico era la questione suprema. Per tutto questo tempo non ho fatto che menare il can per l’aia, insinuando in te l’idea di un qualcosa che ci tiene prigionieri. Ed è davvero così!»Carlos: «Perché questo predatore ci avrebbe sottomessi nel modo che stai descrivendo, don Juan? Dev’esserci una spiegazione logica.»Don Juan: «Una spiegazione c’è ed è la più semplice che si possa immaginare. I predatori hanno preso il sopravvento perché siamo il loro cibo, la loro fonte di sostentamento. Ecco perché ci spremono senza pietà. Proprio come noi alleviamo i polli nelle stie…» I voladores si nutrono solo di un determinato tipo di energia e, come vedremo, noi produciamo molta di quella energia. Questo ci fa essere le prede ideali da mungere quotidianamente.Il danno energetico che questa azione predatrice ci arreca è immenso. Siamo esseri magici dotati di possibilità infinite condannati a brandelli di consapevolezza: i voladores consumano regolarmente la patina luminosa – che torna a crescere per sua natura – e come impeccabili giardinieri tengono l’erba rasa sempre allo stesso (misero) livello. Gli sciamani vedono che la patina di luminosità rimastaci è una piccola pozzanghera di luce sotto i piedi, che non arriva nemmeno agli alluci.Questa consapevolezza rimastaci è davvero poca cosa e ci permette giusto di interagire nel mondo quotidiano fissato dalla socializzazione, ma certo non ci dà modo di comprendere la nostra reale situazione o di riconoscere che condividiamo lo stesso destino degli animali che alleviamo.Come inconsapevoli schiavi ci identifichiamo nei nostri predatori e riproponiamo i loro nefandi comportamenti con la natura in generale inquinando, disboscando, distruggendo e «sfruttiamo noi stessi senza ritegno i nostri animali: li mungiamo, li tosiamo, prendiamo loro le uova e poi li macelliamo o li rendiamo in diversi modi sottomessi e mansueti. Li leghiamo, li mettiamo in gabbia, tagliamo loro le ali, le corna, gli artigli ed i becchi, li ammaestriamo rendendoli dipendenti e gli togliamo poco a poco l’aggressività e l’istinto naturale per la libertà.» Ci manca l’energia, non possiamo fare altro che specchiarci, nella pozzanghera di consapevolezza, in un limitato e illusorio riflesso di sé, una falsa personalità. «La coscienza delle suole rispecchia la nostra immagine, la nostra superbia e il nostro ego, i quali alla fine non sono altro che la nostra vera gabbia.» (3)L’esigua pozzanghera di consapevolezza è l’epicentro dell’egocentrismo in cui l’uomo è irrimediabilmente intrappolato.Ci hanno tolto tutta l’energia, ma ci hanno lasciato proprio quella che ruota intorno all’Ego!E proprio facendo leva sul nostro egocentrismo i voladores creano fiammate di consapevolezza che poi voracemente consumano.I predatori alimentano l’avidità, il desiderio smodato, la codardia, l’aggressività, l’importanza personale, la violenza, le emozioni forti, l’autocompiacimento ma anche l’autocommiserazione. Le fiamme energetiche generate da queste qualità “negative” sono il loro cibo prediletto.I voladores non amano invece la qualità vibrazionale della consapevolezza, dell’amore puro, dell’armonia, dell’equilibrio, della pace, della sobrietà… in una parola aborriscono la qualità energetica della crescita evolutiva, e hanno ogni vantaggio nel boicottare ogni nostro incremento di coscienza.«La nostra mentalità da schiavi, che nella cultura giudeo-cristiana ci promette consolazione nell’aldilà, non porta alcuna vantaggio a noi stessi, bensì ad una forza estranea, che in cambio della nostra energia ci fornisce credenze, fedi e modi di vedere che limitano le nostre possibilità e ci fanno cadere nella dipendenza.»
Secondo don Juan sono stati proprio i voladores a instillarci stupidi sistemi di credenza, le abitudini, le consuetudini sociali, e sono loro a definire le nostre paure, le nostre speranze, sono loro ad alimentare in continuazione e senza ritegno il nostro Ego. Carlos: «Ma come ci riescono, don Juan? Ci sussurrano queste cose all’orecchio mentre dormiamo?»Don Juan: «Certamente no. Sarebbe idiota! Sono infinitamente più efficienti e organizzati. Per mantenerci obbedienti, deboli e mansueti, i predatori si sono impegnati in un’operazione stupenda, naturalmente dal punto di vista dello stratega.Orrenda nell’ottica di chi la subisce.Ci hanno dato la loro mente!Mi ascolti? I predatori ci hanno dato la loro mente che è la nostra. La mente dei predatori è barocca, contraddittoria, tetra, ossessionata dal timore di essere smascherata. Benché tu non abbia mai sofferto la fame, sei ugualmente vittima dell’ansia da cibo e la tua altro non è che l’ansia del predatore, sempre timoroso che il suo stratagemma venga scoperto e il nutrimento gli sia negato. Tramite la mente che, dopotutto, è la loro, i predatori instillano nella vita degli uomini ciò che più gli conviene…Le nostre meschinità e le nostre contraddizioni sono il risultato di un conflitto trascendentale che affligge tutti noi, ma di cui solo gli sciamani sono dolorosamente e disperatamente consapevoli: si tratta del conflitto delle nostre due menti.Una è la nostra vera mente, il prodotto delle nostre esperienze di vita, quella che parla di rado perché è stata sconfitta e relegata nell’oscurità. L’altra, quella che usiamo ogni giorno per qualunque attività quotidiana, è una installazione estranea.»Carlos: «Ma se gli sciamani dell’antico Messico e quelli attuali vedono i predatori, perché non fanno nulla?»Don Juan: «Non c’è nulla che tu e io possiamo fare se non esercitare l’autodisciplina fino a renderci inaccessibili.Ma pensi forse di poter convincere i tuoi simili ad affrontare tali rigori? Si metterebbero a ridere e si farebbero beffe di te, e i più aggressivi ti picchierebbero a morte. Non perché non ti credano. Nel profondo di ogni essere umano c’è una consapevolezza ancestrale, viscerale, dell’esistenza dei predatori.» (1)Non c’è da meravigliarsi dunque del fatto che i bambini hanno spesso paura di demoni, mostri, spiriti o strane ombre (l’Uomo Nero) che secondo loro si nasconderebbero sotto il letto, dietro le porte, negli armadi, etc.I bambini piccoli vedono e solo quando hanno raggiunto una certa quota di socializzazione smettono di vedere, e ciò che prima era visibile si manifesta come inconscia presenza, come inquietudine, paura, disperazione, depressione…«La mente di quello che vola non ha rivali. Quando si propone qualcosa non può che concordare con se stessa e indurti a credere di aver fatto qualcosa di meritevole. La mente di quello che vola ti dirà che qualsiasi cosa dica Juan Matus è solo un mucchio di sciocchezze e quindi essa stessa concorderà con la sua affermazione, “ma certo, sono sciocchezze” dirai tu.È così che ci sconfiggono.»
I pensieri che attraversano la nostra mente sono certamente “nostri”, ma la mente, attraverso la socializzazione, ne dirige il percorso in modo tale che essi sono “liberi” non più di quanto lo sia un treno su delle rotaie. I dati sensoriali sono i nostri, ma il software che guida il pensiero è estraneo. Il pensiero ricrea costantemente il mondo così come lo vediamo (o meglio, così come ci è stato insegnato a vederlo. Fermare il pensiero per gli sciamani toltechi significa “fermare il mondo” e vedere le cose come sono veramente: pura energia. La disciplina e la sobrietà sono qualità della consapevolezza che rendono la patina di splendore dell’uovo luminoso sgradevole al gusto del volador. Ogni volta che si interrompe il dialogo interiore e si entra nel silenzio interiore si affatica la mente del predatore in modo così insostenibile che l’installazione estranea fugge.Successivamente essa ritorna, ma indebolita.Attraverso ripetuti stati di silenzio interiore l’installazione estranea prima o poi viene sconfitta e non torna.Ogni volta che si interrompe il dialogo interiore, il mondo così come lo conosciamo collassa e affiorano aspetti di noi del tutto straordinari, come se fino a quel momento fossero stati sorvegliati a vista dalle nostre parole.Don Juan sostiene che il giorno in cui la mente estranea ci abbandona è il giorno più triste e difficile, poiché siamo costretti a contare solo sulle nostre forze e non c’è più nessuno a dirci cosa dobbiamo fare. Dopo un’esistenza di schiavitù, la nostra vera mente è molto debole e insicura e deve ritrovare la sua identità.

No U Turn

Per conoscere
me e le mie verità
io ho combattuto fantasmi di angosce con perdite di io.
Per distruggere
vecchie realtà
ho galleggiato su mari di irrazionalità.
Ho dormito per non morire buttando i miei miti di carta
su cieli di schizofrenia...

F. Battiato

venerdì 28 marzo 2008

SERATA YOGA


Ieri sera ho chiuso il telefono, staccato la spina e sono stata con Chiara ed Alessia a fare una serata di sano yoga.
Chiara faceva le veci dell'insegnante e mi sono chiesta come facesse a respirare così lentamente, muovendosi altrettanto lentamente e parlando... Io e Alessia dopo i primi momenti di casino (sembravamo le scolarette rompi balle) ci siam applicate.. Risultato: un'ora intensa di rilassamento e di lavoro muscolare. Ho mosso muscoli che non sapevo di avere. Ho repirato a fondo come da un po' non facevo. Ho sbloccato decisamente le tensioni della pancia.
Finita la lezione una frugale cenetta a base di finocchi crudi e formaggio di capra.
Bella serata. Peccato che verso la fine abbiam "swaccato" e quindi 2 cosmopolitan a testa e qualche sigaretta è volata...
Non ce la faremo mai ad essere persone serie e costanti!!!


IL CAPPELLAIO MATTO

IO SONO VASCO...

oggi per me è un giorno speciale, segnato sul calendarietto in ufficio con una bella stella rossa, esce il mio cd, esce il suo cd, esce il cd di tutti...
stamattina niente sveglia, ho aperto gli occhi alle 6 e mezza e non stavo più nella pelle, e canticchiavo nella mia testa...
Vasco sono io, mi sta vicino sempre, la sua voce sa darmi il consiglio giusto, è dolce e duro allo stesso tempo, sognatore e realista, ti manda in alto e un attimo dopo ti riporta a terra, riesce a farti volare ma non ti dà un paracadute
Lui è così, lui è la prima persona a cui chiedo aiuto quando sono triste, è la prima persona che mi fa ridere, è la prima persona che mi fa agitare, è la prima persona che mi fa SFOGARE!
E al concerto....quando con i suoi occhi blu ci guarda stupito, lui SA!
lui sa cosa stiamo provando perchè è quello che prova lui, lui sa cosa ho dentro, perchè è quello che ha lui, e lui sa come tirarmelo fuori...
Vasco è dentro di me, gli appartengo....
da quando a 12 anni ho trovato per caso una "cassetta" di mio papà e ho ascoltato per caso "non l'hai mica capito", da allora sono stata SUA, mi ha rapito...
quando a 15 anni la domenica stavo a casa da sola e mettevo la videocassetta del suo concerto e a squarciagola, in piedi sul divano, cantavo con lui, Vasco ero io, Vasco siamo noi.
grazie


lepre

giovedì 27 marzo 2008

Da duchessa a cantantessa...

Sai benissimo che una goccia inonda il cielo
è così piccolo il mondo che ci osserva
sai benissimo che non chiedo tanto adesso
è così piccolo il mare che ci ascolta
che ci addormenta
Vorrei tentare
vorrei offrirti le mie mani
vorrei tentare
vorrei difendere questo momento
E penso di sentirmi confusa e felicee penso di sentirmi confusa e felice
e penso di sentirmi…
Sai benissimo che sto tremando e non c'è freddo
e sono vittima di questa gioia immensa
sai benissimo che nulla può scalfirci adesso
è così fragile il mondo che ci aspetta,
che ci spaventa
Vorrei tentare
vorrei offrirti le mie mani
vorrei tentare
vorrei difendere questo momento
io vorrei tentare ancora
vorrei difendere questo momento
E penso di sentirmi confusa e felice
e penso di sentirmi confusa e felice
e penso di sentirmi…
Confusa e felice,
confusa e felice,
confusa e felice...
Sai benissimo che una goccia inonda il cielo
è così piccolo il mondo che ci osserva...

Poco tempo...

... e tanta pazienza. Uff, al solito un connubio che con me ha poco a che fare..
E io faccio la trottola. E mi agito. E mi sale il mio di moto perpetuo che mi brucia e mi consuma. E' un periodo duro, forse difficile per certi versi, cadono una ad una tutte le mie convinzioni e le mie idee fisse. Cadono le sicurezze. Ma è anche un periodo bellissimo e ricco di luce e colore. Non avevo idea che la mia vita avrebbe preso questa piega.
L'elemento destabilizzante è stato destabilizzato per l'ennesima volta dalla vita.
Non che sia una novità... a parte la tipologia dell'intervento del destino.
Vedremo cosa succederà. Vedremo se sarò in grado di gestirmi e gestire questa incredibile novità. Vedremo se saprò bere dalla brocca della gioia senza che mi vada di traverso per la mia inettitudine... Vedremo... Bella sfida, soprattutto ora che avevo deciso la mia linea guida e l'avevo accettata... beffardo di un destino matto!
:-)
IL CAPPELLAIO MATTO


Ebbene, sono il Matto.

Dritto per la mia strada. Allegramente, caparbiamente, insensatamente.

Ma come si fa quando hai male ai piedi e senti gli artigli del cane che ti feriscono?

Come fai quando ti accorgi che il tuo fagotto è troppo piccolo per andare lontano e senti una vocina, flebile...lontana...eppure la senti...che ti chiede se sei davvero certo di aver intrapreso la strada giusta?

La duchessa

ALLORA?????

SI BATTE LA FIACCA????

CAPPELLAIO, EMBHE', DUCHESSA .... FORZA SCRIVETE QUALCOSA!

RICORDATEVI CHE L'UCCEL DI BOSCO SONO IO!!!!


lepre

martedì 25 marzo 2008

Amici


Mai come in questo periodo sono contenta di averli vicini. Tutti quanti...
Mai come adesso so che è stato un bene non lasciarli e rimanere vicino a loro.
Potrei fare l'elenco di tutte le persone che amo e che mi sono vicine, ma non è necessario, le ho nel cuore e sempre vicine a me.

Pensavo ieri sera con malinconia che non ho più tempo per un bel po' di cose: per i weekend in roulotte, per i viaggi dove parti ma non sai dove vai e ti ritrovi a dormire su una spiaggia dove capita... Per le camminate in montagna con tanto di levataccia. Ogni weekend ormai è impegnato e non lo passo a casa mia: lo so che non è il caso di farne una tragedia o di lamentarmi... ma mi manca terribilmente la mia routine e il mio tran tran... vogliamo poi parlare di CASA mia? del MIO letto, delle MIE cose... e invece no.
Passerà, e allora li costringerò tutti a fare una mega uscita da qualche parte, tanto per far casino, con chitarre e spartiti annessi... So già dove finiremo in cascina da Jimmy a grigliare qualcosa! Ma non è il posto che conta: è stare insieme!!
(p.s. nella foto il famoso Zio Jimmy gestore del locale "La Cascina" di Santena)

IL CAPPELLAIO MATTO

venerdì 21 marzo 2008

Primavera




Nadìa passò tutto l’autunno seminando e preparando il suo giardino. In primavera, i fiori sbocciarono - e Nadìa notò alcune piantine di dente di leone che non aveva piantato.
Nadìa le strappò. Ma il polline ormai si era sparso, e così ne crebbero altre. Lui allora cercò un veleno che colpisse soltanto i denti di leone. Uno specialista gli disse che qualsiasi veleno avrebbe finito per uccidere anche gli altri fiori. Disperato, chiese aiuto a un giardiniere.
- È tale e quale al matrimonio – commentò il giardiniere. – Insieme alle cose buone, alla fine vengono sempre anche alcuni inconvenienti.
- Che faccio?
- Niente. Anche se sono dei fiori che non hai programmato di avere, essi fanno parte del giardino.
Paulo Cohelo
Oggi è Primavera, la natura si risveglia e il cuore canta...
domenica ho seminato dei girasoli e dei fiorellini...
stamattina sono nate le piantine!!!
Rimango sempre stupita da questo miracolo, a bocca aperta davanti a dei piccoli germogli...
Buona primavera a tutti
Lepre

giovedì 20 marzo 2008

Riflessi Notturni


Nell'acqua il riflesso della città magica. La Gran Madre, il Monte dei Cappuccini, Superga... e la Luna.
La luna che si specchia in tutta la sua bellezza nelle dolci acque del Po ricordandoci che ci guarda benevola e ci accompagna. La notte quieta che ci avvolge ed i rumori e le luci della città che, ovattate, ci fanno da contorno.
Il lento scorrere ammorbidisce e attutisce il mio moto perpetuo e non posso che sentirmi bene. C'è solo il racconto dell'esistenza, la forza della vita che ti spinge avanti, oltre i muri, le paure, i limiti. C'è il sole nel cuore in una notte liquida dentro la città materna e mistica che amo tanto.
C'è pace nel cuore e apertura nell'anima.
C'è fuoco liquido che scorre.
C'è aria frizzante che tira.
IL CAPPELLAIO MATTO
OGGI SPLENDE IL SOLE DENTRO DI NOI.
SONO FELICE.
LEPRE

martedì 18 marzo 2008

tra virgolette



"Non contare sul fatto che il nemico non venga. Conta sul fatto che ti aspetti. Non pensare che non ti attacchi, pensa a come puoi essere inattaccabile"
(Sun Tzu, L'arte della guerra. IV secolo a.C.)
-la Duchessa-

Lorenzo Jovanotti - TEMPORALE

Lorenzo Jovanotti - TEMPORALE

Gli occhi non sanno vedere quello che il cuore vede
La mente non può sapere quello che il cuore sa
L'orecchio non può sentire quello che il cuore sente
Le mani non sanno dare quello che il cuore da
C'è un temporale in arrivo
C'è un temporale in arrivo
senti l'elettricità
C'è un temporale in arrivo sulla mia città
Porta novità porta novità I
l lupo perde il pelo io perdo le occasioni
Ma non so perdere il vizio delle emozioni
La vita è più interessante delle definizioni
E tutto quello che arriva da qualche parte va
Gerusalemme è divisa sotto ad un solo cielo
E la mia mente è divisa dentro ad un corpo solo
Un meridiano per forza incrocia un parallelo
Determinando la sorte di molta umanità
E tutto quello che sappiamo non è vero
E tutto quello che sappiamo non è vero
Si perdono le origini nel buco del tempo
Ma tutto si conserva nelle profondità
Sia l'elefante che il topo non avranno scampo
La legge della savana li governerà
Non si può scegliere un sogno non si può scegliere
Quando ti arriva ti arriva non c'è niente da fare
Le previsioni del tempo si posson prevedere
Ma un temporale che arriva non lo puoi fermare
Si danza per invocare la fertilità
Si danza prima del sesso o di un combattimento
Si danza per riscaldarsi dal freddo che fa
Si danza per imitare il lavoro del vento
Quando non so dove sono io mi sento a casa
Quando non so con chi sono mi sento in compagnia
La cura è spesso nascosta dentro alla malattia
C'è un temporale in arrivo
C'è un temporale in arrivo senti l'elettricità
C'è un temporale in arrivo sulla mia città
Porta novità porta novità
Quando tu hai fame nessuno può mangiare per te
Quando io ho sete nessuno può bere al posto mio
Anche gli automi hanno un cuore di alluminio puro
Pronto per farci passare l'amore del futuro
Abramo lascia la casa senza sapere niente
Si mette in strada lasciando quel che sapeva già
E il trapezista si gioca tutto continuamente
Per pochi soldi ed per un brivido di libertà
L'autista di scuolabus ha in mano la nazione
Più di un ministro di un Papa o di un'autorità
E c'è una terra di mezzo tra il torto e la ragione
La maggior parte del mondo la puoi trovare là
Lavori in corso ci dispiace per l'inconveniente
Hanno scoperto una casa dell'antichità
Due scheletri abbracciati qualche osso poco o niente
Ma il loro bacio va avanti per l'eternità
C'è un temporale in arrivo
C'è un temporale in arrivo
senti l'elettricità
C'è un temporale in arrivo sulla mia città
Porta novità porta novità
L'antico impero cinese accolse Marco Polo
Perché era un giovane mercante di immaginazione
Non servono grandi ali per spiccare il volo
La vita è molto più vasta di una definizione
E stanno tutti aspettando che succeda qualcosa
Che tolga il velo di polvere dalla realtà
E stanno tutti aspettando che arrivi la sposa
Coi fiori in mano e una promessa di felicità
Problemi di digestione ispirano romanzi
Rivelazioni che nascono nell'acidità
Un pò di bicarbonato dopo certi pranzi
Si eviterebbe lo scontro delle civiltà
Gli uccelli volano bassi e sfiorano l'asfalto
E i cani stanno in silenzio con aria d'attesa
La foto sulla parete mi segue con lo sguardo
Nessun allarme per ora nessuna sorpresa
C'è un temporale in arrivo
C'è un temporale in arrivo senti l'elettricità
C'è un temporale in arrivo sulla mia città
Porta novità porta novità
E l'invincibile non è quello che vince sempre
Ma quello che anche se perde non è vinto mai
L'intelligenza è nel corpo il sapere nel cuore
Se pensi sempre ad un muro un muro troverai
Mi son trovato memorie che non sono mie
Ho un solo nome ma almeno cento identità
E' naturale preferire le belle bugie
Alla durezza di ghiaccio di certe verità
Viviamo comodi dentro alle nostre virgolette
Ma il mondo è molto più grande più grande di così
Se uno ha imparato a contare fino a sette
Vuol mica dire che l'otto non possa esserci
Senti l'elettricità senti l'elettricità
C'è un temporale in arrivo
Porta novità porta novità



Complimenti Lorenzo come al solito con i testi ci sai fare alla grande ed il ritmo incalzante crea la giusta tensione!
Ogni senso è usato spesso singolarmente quando ci si concentra su qualcosa, ognuno ha la sua valenza ed è difficile combinarne tanti insieme nei più disparati momenti di vita. Ma Lorenzo sembra dirci che il cuore possa fare la differenza ed erigersi a senso dei sensi. Attraverso l’emozione riusciamo ad immaginare di essere il paesaggio su cui un temporale scarica tutta la sua elettricità. Sta arrivando dunque qualcosa di grande, maestoso ed incontrollabile che porterà novità nel nostro scenario.
E prosegue facendoci notare che “La vita è più interessante delle definizioni. E tutto quello che arriva da qualche parte va “. A volte è bello dare un senso a ciò che ci capita, ma la cosa migliore sarebbe farci travolgere per goderne appieno. Un po’ come quando si rimane estasiati dal lume del fulmine durante un temporale e non si ha il tempo di chiedersi nulla.
Poi ci spiega come non siamo noi a scegliere le emozioni ma qualcuno che le governa “Non si può scegliere un sogno non si può scegliere quando ti arriva ti arriva non c'è niente da fare. Le previsioni del tempo si posson prevedere , ma un temporale che arriva non lo puoi fermare “, diventiamo perciò attori di un copione che qualcuno ha scelto per noi o che noi stessi abbiamo scelto come piano vitale. Un temporale è qualcosa che non si può controllare, arriva all’improvviso e se sei per strada, nel nostro caso in cammino, lo devi affrontare.
Mi colpisce la frase “Non servono grandi ali per spiccare il volo La vita è molto più vasta di una definizione “ spesso si tenta infatti di dare e darsi troppe spiegazioni invece di viversi ciò che la vita è realmente: un dono d’amore in cui sono le piccole cose a far la differenza, andiamo spesso alla ricerca di grandi cose per tentare di volare quando invece ciò che ci è di fronte e che spesso non riusciamo a captare ci farebbe librare sopra ogni cosa.
Ma non finisce qui, con il verso “Mi son trovato memorie che non sono mie Ho un solo nome ma almeno cento identità “ si riesce a cogliere una profonda ricerca di sé arrivata al punto di dichiarare che le memorie che sente riaffiorare non riesce a sentirle sue in questa vita perché probabilmente sembrano non appartenere a questa esistenza. Ma sa che fanno parte della storia della sua anima, infatti poi afferma di averne vissuto almeno altre cento.
E conclude esortandoci con semplicità a non chiudere la nostra mente “Viviamo comodi dentro alle nostre virgolette Ma il mondo è molto più grande più grande di così Se uno ha imparato a contare fino a sette Vuol mica dire che l'otto non possa esserci”.
Grazie Lorenzo per l bombardamento di emozione e grazie perché anche grazie alla tua musica il mio cuore è tornato a picchiare forte come un tuono e ad illuminarsi come un fulmine.
Gran cosa l’elettricità!

Embhè

lunedì 17 marzo 2008

L'amico ritrovato

E' doveroso. Voglio festeggiare. L'accaduto mi riempie di gioia e voglio condividere questa gioia. E' accaduta una cosa anni fa: Avevo un amico caro, una persona con la quale mi tovavo molto bene, alla quale volevo bene. Era il mio vicino di banco. Passavamo le giornate a scriverci lettere per non farci pinzare dai professori e non interrompere i nostri discorsi. Ci parlavo davvero di tutto. Mi faceva morire dal ridere. Poi, improvvisa, una mia chiusura e l'allontanamento.
Venerdì sera ho ritrovato questo amico, certo un pochino cambiato, più vecchio e più saggio... ma fondamentalmente lo stesso di sempre.
Sono proprio contenta.
IL CAPPELLAIO MATTO

domenica 16 marzo 2008

Manuale per scalare le montagne da "Sono come il fiume che scorre" di Pauolo Coelho

Tratto da "Sono come il fiume che scorre" di Paulo Coelho

MANUALE PER SCALARE LE MONTAGNE



1. Scegli la montagna che desideri scalare. Non lasciarti trascinare dai commenti degli altri, di coloro che dicono: "Quella è più bella", oppure: "Questa è più facile." Giacché raggiungere l'obiettivo ti costerà molte energie e tanto entusiasmo, dovrai essere l'unico responsabile della scelta, perfettamente convinto delle tue azioni.
2. Impara come arrivare ai piedi della montagna. Sovente si vede la montagna da lontano: è bella, interessante, piena di sfide. Ma che cosa succede allorché si cerca di avvicinarsi a essa? Le strade sembrano girarle intorno; alcune foreste si interpongono fra te e la tua meta; ciò che sulla mappa appare lampante, nella vita reale risulta assai difficile. Ecco perché devi essere pronto a imboccare tutte le strade e tutti i sentieri, finché un giorno ti ritroverai ai piedi della vetta che intendi scalare.
3. Apprendi da chi ha già compiuto quel percorso. Per quanto tu ritenga di essere unico, c'è sempre qualcuno che ha inseguito il medesimo sogno prima di te e ha lasciato alcuni segnali che possono rendere più facile il tuo percorso: punti dove fissare la corda, sentieri che abbreviano il tragitto, rami spezzati che consentono una marcia più spedita. Il cammino appartiene a te, al pari di ogni responsabilità, ma non dimenticare che l'esperienza altrui è di grande aiuto.
4. Da vicino, i pericoli risultano controllabili. Quando cominci a inerpicarti sul monte dei tuoi sogni, presta attenzione all'ambiente circostante. Com'è ovvio, ci sono dei precipizi, delle spaccature quasi impercettibili, delle rocce talmente levigate dalle tempeste che, con il gelo, diventano scivolose. Tuttavia, se ti premurerai sempre di verificare dove posi il piede, ti accorgerai delle varie trappole e saprai evitarle.
5. Il paesaggio cambia, quindi goditelo. Pur muovendosi con un preciso obiettivo nella mente - raggiungere la vetta -, durante la salita si possono ammirare altre cose: non ti costa nulla fare alcune soste e goderti il panorama circostante. A ogni metro conquistato, puoi vedere più lontano: approfittane dunque per scoprire particolari di cui non ti eri nemmeno accorto.
6. Rispetta il tuo corpo. Soltanto chi riserva al proprio corpo le giuste attenzioni riesce a scalare una montagna. Poiché disponi di tutto il tempo che la vita ti offre, cammina senza pretendere ciò che non può esserti dato. Se procederai troppo in fretta, ti stancherai e desisterai a metà dell'impresa. Se avanzerai troppo lentamente, potresti essere sorpreso dalla notte — e allora sarai perduto. Goditi il paesaggio, approfitta dell'acqua delle sorgenti e dei frutti che la natura ti offre generosamente, ma continua a camminare.
7. Rispetta la tua anima. Non continuare a ripeterti: "Ce la farò." La tua anima lo sa perfettamente: le occorre soltanto quella lunga camminata per crescere, per estendersi fino all'orizzonte e raggiungere il cielo. Un'ossessione non fornisce alcun aiuto per il perseguimento dell'obiettivo: anzi, finisce per annullare il piacere della scalata. Attenzione, però: non continuare neppure a ripeterti: "È più difficile di quanto pensassi", perché un simile comportamento ti farebbe perdere la forza interiore.
8. Preparati a percorrere un chilometro in più. Il percorso per raggiungere la vetta della montagna è sempre più lungo di quanto si pensa. Non ingannarti: arriva sempre il momento in cui ciò che sembrava vicino risulta ancora molto lontano. Tuttavia, se sarai preparato ad affrontare una simile evenienza, ad andare oltre, questo non rappresenterà un problema.
9. Gioisci, quando raggiungi la vetta. Piangi, batti le mani, urla ai quattro venti che ce l'hai fatta. Lascia che il vento, lassù in cima — è sempre ventosa, la vetta! -, ti purifichi la mente, rinfreschi i tuoi piedi stanchi e sudati, ti apra gli occhi e ripulisca il tuo cuore dalla polvere. Che bello: ciò che prima era soltanto un sogno, un panorama lontano, adesso appartiene alla tua vita. Sì, ce l'hai fatta!
10. Fai una promessa. Approfitta del fatto di avere scoperto una forza di cui ignoravi l'esistenza per dire a te stesso che, d'ora in poi, la utilizzerai sempre, ogni giorno che ti resta da vivere. Sforzati per promettere di scoprire un'altra montagna e di partire per una nuova avventura.
11. Racconta la tua storia. Sì, racconta la tua storia. Porta il tuo esempio. Di' a tutti che è possibile, dimodoché altri individui abbiano il coraggio di affrontare le proprie montagne.




"Essere come il fiume che scorre
Silenzioso nel cuore della notte.
Non temere le tenebre della notte.
Se nel cielo ci sono le stelle, rifletterle.
E se i Cieli si coprono di nuvole,
Come il fiume, le nuvole sono acqua;
Rifletterle anch'esse senza pena
Nelle profondità tranquille".



Manoel Bandeira





EMBHE'

Le cose che ho imparato nella vita (di Paulo Coelho)

Le cose che ho imparato nella vita (di Paulo Coelho)

"Ecco alcune delle cose che ho imparato nella vita:
Che non importa quanto buona sia una persona, ogni tanto ti ferirà. E per questo bisognerà che tu la perdoni.
Che ci vogliono anni per costruire la fiducia e solo pochi secondi per distruggerla.
Che non dobbiamo cambiare amici, se comprendiamo che gli amici cambiano.
Che le circostanze e l'ambiente hanno influenza su di noi, ma noi siamo responsabili di noi stessi.
Che o sarai tu a controllare i tuoi atti, o essi controlleranno te.
Ho imparato che gli eroi sono persone che hanno fatto ciò che era necessario fare, affrontandone le conseguenze.
Che la pazienza richiede molta pratica.
Che ci sono persone che ci amano, ma che semplicemente non sanno come dimostrarlo.
Che a volte la persona che tu pensi ti sferrerà il colpo mortale quando cadrai, è invece una di quelle poche che ti aiuteranno a rialzarti.
Che, solo perché qualcuno non ti ama come tu vorresti, non significa che non ti ami con tutto se stesso.
Che non si deve mai dire a un bambino che i sogni sono sciocchezze: sarebbe una tragedia se lo credesse.
Che non sempre è sufficiente essere perdonato da qualcuno. Nella maggior parte dei casi sei tu a dover perdonare te stesso.
Che non importa in quanti pezzi il tuo cuore si è spezzato; il mondo non si ferma, aspettando che tu lo ripari.
Forse Dio vuole che incontriamo un po' di gente sbagliata prima di incontrare quella giusta, così, quando finalmente la incontriamo, sapremo come essere riconoscenti per quel regalo.
Quando la porta della felicità si chiude, un'altra si apre, ma tante volte guardiamo così a lungo a quella chiusa, che non vediamo quella che è stata aperta per noi.
La miglior specie d'amico è quel tipo con cui puoi stare seduto in un portico e camminarci insieme, senza dire una parola, e quando vai via senti come se sia stata la miglior conversazione mai avuta.
È vero che non conosciamo ciò che abbiamo prima di perderlo, ma è anche vero che non sappiamo ciò che ci è mancato prima che arrivi.
Ci vuole solo un minuto per offendere qualcuno, un'ora per piacergli, e un giorno per amarlo, ma ci vuole una vita per dimenticarlo.
Non cercare le apparenze: possono ingannare. Non cercare la salute, anche quella può affievolirsi.Cerca qualcuno che ti faccia sorridere, perché ci vuole solo un sorriso per far sembrare brillante una giornataccia.
Trova quello che fa sorridere il tuo cuore.
Ci sono momenti nella vita in cui qualcuno ti manca così tanto che vorresti proprio tirarlo fuori dai tuoi sogni x abbracciarlo davvero!
Sogna ciò che ti va, vai dove vuoi, sii ciò che vuoi essere, perché hai solo una vita e una possibilità di fare le cose che vuoi fare.
Puoi avere abbastanza felicità da renderti dolce, difficoltà a sufficienza da renderti forte, dolore abbastanza da renderti umano, speranza sufficiente a renderti felice.
Mettiti sempre nei panni degli altri. Se ti senti stretto, probabilmente anche loro si sentono così.
Le più felici delle persone non necessariamente hanno il meglio di ogni cosa; soltanto traggono il meglio da ogni cosa che capita sul loro cammino.
L'amore comincia con un sorriso, cresce con un bacio e finisce con un the.
Il miglior futuro è basato sul passato dimenticato, non puoi bene nella vita prima di lasciare andare i tuoi fallimenti passati e i tuoi dolori.
Quando sei nato, stavi piangendo e tutti intorno a te sorridevano. Vivi la tua vita in modo che quando morirai, tu sia l'unico che sorride e ognuno intorno a te piange."

EMBHE'

Una serata carica di allegria

Eccomi al rientro da una serata carica di allegria, simpatia ed ironia. E tutto grazie al gruppo Emily La Chatte (http://www.emilylachatte.com/). Se volete fare 2 salti cantare, ballare su basi ska e raggae canzoni di oggi e di ieri rivisitate in chiave "artistica" sulle note di questo gruppo non rimarrete delusi e sicuramente un sorriso ve lo strapperanno. Li ho visti due volte e il divertimento è assicurato, hanno voglia di far festa e suonano per piacere. Mi andava di condividerlo e sfruttare lo spazio concessomi da Cappelaio Matto e Lepre Marzolina per allietarvi una serata. Se vi capiterà di imbattervi in questi ceffi fatemi sapere se non ho ragione...
EMBHE'

venerdì 14 marzo 2008

i bigné della duchessa

Ingredienti:

per i bigné: burro gr. 150 - acqua gr. 300 - farina gr. 200 - uova q.b. (approssimativamente 4 grandi) - sale 1 pizzico

per la crema: uova 3 - zucchero 3 cucchiai colmi - farina 3 cucchiai - latte 1/2 litro - scorza di 1 limone - crema di latte (o panna da montare) 250 gr - zucchero a velo 2 cucchiai più quello per la decorazione.

Procedimento per i bigné:

Accendi il forno a 180°.

Porta a bollore l'acqua con il burro e il sale.

1) Togli il tegame dal fuoco e aggiungi la farina, tutta in una volta, mescolando molto energicamente: otterrai un impasto piuttosto consistente. Quando l'impasto sarà diventato omogeneo e compatto, rimetti il tegame sulla fiamma.

N.B: La fiamma non deve essere molto alta, altrimenti si attacca tutto!

2) Continua sempre a mescolare fino a che non sentirai che la pasta incomincia a sfrigolare. A questo punto togli dal fuoco e lascia raffreddare un pò il composto.

3) Prendi a incorporare le uova, uno alla volta:

N.B: Non aggiungere un altro uovo fino a che non si è ben amalgamato il primo (o il secondo, e così via)! L'impasto sarà pronto quando assumerà una consistenza un pò collosa, morbida ma soda (non liquida e non troppo dura): per raggiungere questo risultato dovrebbero volerci più o meno 4 uova, ma dal momento che non tutte le uova sono uguali, ci si deve regolare per il numero in base alla consistenza raggiunta.

4) Metti qualche cucchiaiata di impasto in una tasca da pasticceria e forma dei ciuffetti sulla placca del forno (o in una teglia rivestita di carta da forno). Inforna i tuoi bignè per circa 20 minuti, poi lasciali raffreddare per un pò prima di praticare con la punta di un coltellino, sul fondo, la fessura attraverso la quale li farcirai.

Procedimento per la crema:

Ricava la scorza del limone facendo attenzione ad evitare la parte bianca. Tuffala nel latte che metterai a scaldare a fiamma bassa.

N.B: Deve essere caldo ma non bollire.

Metti i tuorli delle uova in un tegame capiente e montali con le fruste insieme allo zucchero. Quando avrai ottenuto un composto morbido e molto spumoso, e vedrai che non senti più i granellini dello zucchero, aggiungi la farina, un cucchiaio per volta.

Filtra il latte e prendi a versarlo a filo sul composto di uova, zucchero e farina, molto piano e mescolando bene perchè non si formino grumi.

N.B: MESCOLA SEMPRE NELLO STESSO VERSO!!!

Metti il tegame sul fuoco (fiamma bassa) e riprendi a mescolare (SEMPRE NELLO STESSO VERSO, altrimenti la crema impazzisce) finchè non comincia a bollire dolcemente. Fai bollire, sempre mescolando e senza alzare la fiamma, per circa 3 minuti, poi spegni il fuoco, trasferisci la crema in un altro contenitore e lasciala raffreddare per bene.

Monta bene la crema di latte con lo zucchero a velo, poi amalgala alla crema ben fredda.

Adesso sei pronta per farcire i tuoi bigné con una siringa da pasticceria. Decorali con una spruzzata di zucchero a velo prima di metterli in frigo per una mezz'ora a rassodare.

Bon apétit!

giovedì 13 marzo 2008

Dire, Fare, Baciare, Lettera... o Testamento??


Ve lo ricordate? Era uno dei giochi che si facevano nei cortili quando eravamo bambini... L’età dei partecipanti si aggirava dai 6 anni in su, il numero giocatori era imprecisato, il bello era che non serviva null’altro e si poteva giocare ovunque. Le regole e svolgimento del gioco erano basate sulla penitenza che il malcapitato, suo malgrado, sceglieva. Si toccava le dita della mano di un compagno ad occhi chiusi , scegliendone uno: le cinque dita della mano corrispondevano, appunto, a dire, fare, baciare, lettera, testamento.
Dire: bisognava trovare qualcosa da dire che non avremmo voluto svelare ad alcuno... e vi assicuro che a 6 anni, neanche per una faccia da culo come me era facile.
Fare: bisognava fare qualche cosa su richiesta dei compagni (tipo suonare ai citofoni e scappare)
Baciare: questa era la penitenza più temuta nelle elementari, perché le solite amichette terribili, ti obbligavano a baciare il bambino che più ti piaceva... e allora che vergogna... se invece capitava il più antipatico ti saresti sotterrata volentieri per lo schifo...
Lettera: Qualche compagno fetente scriveva con il dito una lettera sulla schiena di chi pagava il pegno, e il malcapitato doveva decifrare il messaggio. Fallendo l’impresa si veniva affrancatai e spediti con un bel calcio nel culo...
Testamento: Terribile! bisognava subire i dispetti dei compagni, e in genere erano botte o torture varie per ben dieci volte. Chi pagava il pegno doveva voltare la schiena ai compagni che nel frattempo decidevano dieci penitenze fisiche. Uno di loro chiedeva: «Quanti ne vuoi di questi?» era necessario rispondere con un numero da 1 a 10 ma non si poteva mai ripetere lo stesso numero...

Do quindi il via ad un nuovo meme: Dire, Fare, Baciare, Lettera o Testamento?

La vita è piena di pentitenze dunque mi espongo per prima. I primi cinque che arriveranno sul blog sceglieranno di farmi dire, fare, baciare, lettera o testamento a loro discrezione... Ovviamente dovranno a loro volta esporsi con questo meme sul proprio blog oppure sui commenti di questo se non ne possiedono uno...
Vediamo un po' che succede..



IL CAPPELLAIO MATTO

mercoledì 12 marzo 2008

Con che occhi vedete il mondo?


Ne ho parlato ieri con un'amica e oggi ho reperito su internet il test.

Quali immagini riuscite a scorgere nella Fotografia?

Una è l'immagine che ogni adulto riconosce... L'altra è la sola immagine che i bambini possono percepire perchè nel loro subconscio è l'unica di cui hanno traccia...

Dunque? Cosa vedete voi??


IL CAPPELLAIO MATTO

martedì 11 marzo 2008

LA BACCHETTA MAGICA


Il caro PxArcobaleno ha dato il via ad un meme che trasmetto e compilo a modo mio...
Se trovaste la bacchetta magica a casa vostra, la sera rientrando a casa, che fareste?
Lui parla di 3 desideri da esaudire... Immaginate: avete tre desideri tutti per voi..
Lo dico subito: mi allerterei, o meglio ANDREI LETTERALMENTE IN CRISI. Esiste lo sconto da pagare per tutto in questa vita, non posso ottenere quello che desidero senza lavorarci su e metterci del mio... Qui gatta ci cova. qualcuno sta cercando di fregarmi. Questo sarebbe la prima reazione...
Una volta constatato che è tutto vero, che è proprio toccato a me, che non c'è trucco non c'è inganno... già mi vedo con la faccia sempre più perfida e infima lottare contro me stessa, contro quello che POTREI fare e quello che DOVREI fare... a quel punto mi piace pensare che la parte buona di me spaccherebbe il culo ai passeri: la bacchetta magica sarebbe data in mano ad un bambino. Ed esaudirebbe gli unici desideri puri che esistono e sono garantibili come sani.
IL CAPPELLAIO MATTO

Uguale ma Diversa...


Da tempo ormai uso il blog per i momenti di sfogo, a volte può sembrare che io scriva cose molto personali (criptandole magari), ma lo scrigno dei miei pensieri più intimi e reconditi è il taccuino vicino al mio letto. Lui è il vero custode di emozioni che pudicamente nascondo al resto del mondo, un po' perchè disarmanti, un po' perchè grette e cattive, un po' perchè rappresentanti le mie fragilità o i miei punti deboli... a quel mondo accedono solo le persone che mi stanno veramente nel cuore.Ma oggi questo pensiero da taccuino ho deciso di metterlo sul blog: è una sorta di prova del nove che mi impongo.Mi guardo indietro, esamino quello che è stato il mio percorso e mi scopro profondamente diversa e sostanzialmente uguale d'anima rispetto a prima.Dove "PRIMA" significa: ante crollo del mio mondo, delle mie certezze, del mio Amore, della mia fanciullezza.Dove "DOPO" significa: solitudine nell'affrontare le difficoltà e la vita; consapevolezza della mancanza dei rassicuranti punti d'appoggio nella propria famiglia; responsabilità nel sorreggere da soli tutto quanto nella propria vita quotidiana (la famiglia d'origine per prima); lotta contro i mulini a vento nella maniera più castanediana del termine.Guardo la vita con passione ed entusiasmo ma con estrema disillusione, non credo più in molte cose che per anni hanno rappresentato la mia legge. Ho riportato le persone che amo a dimensione umana. E cerco di accettarle con i loro pregi e con i loro difetti lasciandole libere di essere se stesse e di sbagliare, cercando di non crearmi aspettative su di loro e pretendendo da loro la medesima cosa... Ma...Nella mia vita c'erano due persone che mi hanno lasciata sola e che non sono ancora riuscita a "ridimensionare", immagino che siano le due persone che ho amato più visceralmente...
Con queste due persone ho avuto dei momenti emotivamente molto diversi tra loro, ma l'attaccamento era in qualche modo molto simile.Una era mia madre. L'ho detestata, l'ho amata dal profondo, ho cercato di parlarle, di chiarire, di aiutarla, di capirla, di comunicare con lei, ho cercato di dirle che in qualche modo l'amavo: avrei voluto comprensione ed aiuto da parte sua. E mi sono sempre sentita respinta e non capita. Ho respinto e ferito a mia volta più o meno consapevolmente. Poi è arrivata Madama Morte e mi ha insegnato la differenza di colori e forme in certi frangenti della vita, in cui smetti di usare il cervello e usi solamente la pancia per sentire. E' un sentimento d'amore puro ed incondizionato per l'essere che hai di fronte a te, che sta soffrendo, che se ne sta andando, essere col quale non avrai mai più la possibilità di rapportarti. I colori, dicevo, cambiano, come pure le forme e la prospettiva della vita prende una piega quasi magica: si apre una connessione di amore da cuore a cuore e tutto il passato/presente/futuro non può esistere più... c'è solo il momento sospeso in cui ami. E tutto il resto si cancella. Almeno finchè Madama Morte non se la prende per mano e la porta in altro posto... A quel punto si rimane soli a pensare all'accaduto. Si ha un mutamento profondo. Si ha confusione. Si lavora per capire e trarne un insegnamento. Ma bisogna aspettare che arrivi il tempo giusto perchè sia insegnamento... e questo non lo è del tutto, anche se si sta muovendo qualcosa.L'altra persona è stato il mio TUTTO per anni. La bambina in me l'ha fatto diventare dio. Non solo per il sentimento che provava verso di lui, ma per una sorta di meccanismo inconscio che un sogno recente mi ha fatto capire. Era diventato una sorta di surrogato di mia madre. Senza di lui la bambina che era in me sarebbe morta. Letteralmente morta. Il sentirmi rifiutata per la seconda, terribile volta è stato devastante. Una bomba nucleare avrebbe creato meno scompiglio nel mio mondo. Sono stata un albero capitozzato di netto. La mia reazione è stata spesso esagerata anche per questo motivo. Nonostante questo stupido meccanismo quello che provavo per lui non valeva di meno. Quanto tempo ho speso per cercare di capire e di salvare il salvabile... Quante volte ho sperato che le sue parole non fossero solo fiato ma i fatti che avrei desiderato io... Poi è successo qualcosa. E quella persona ha preso a diventare un uomo normale, con pregi e difetti. E lo smarrimento mi ha colto alla sprovvista. La diffidenza mi ha portato ad allontanarmi. Perchè l'uomo quando ti ferisce e ti delude è meno luminoso di dio. Ma più comprensibile. Essere il dio di qualcuno deve essere bellissimo, estremamente gratificante... Ma è anche estremamente difficile. Dio per antonomasia è colui che deve stare al di sopra della massa, colui che non sbaglia mai, colui che è all'altezza.. E un semplice uomo non può reggere questa situazione. Un uomo deve essere libero da questi schemi, deve sbagliare, vivere, imparare, sentire chi è e modificarsi, correggersi, ESSERE FELICE, o almeno provarci.. Dio è già imparato. Io non so più chi è questa persona, non so davvero quasi più nulla di lui, della sua vita, mi sto disintossicando e voglio continuare così. Se mai - almeno per il bene che ci siamo voluti - chiariremo voglio essere libera da quel meccanismo perverso che mi ha portato a vederlo in quel modo. E adesso so che non è ancora così. E allora congelo tutto e lo affosso nella parte più profonda di me. E ritorno al discorso che non è tempo e se il tempo arriverà la vita darà la sua lezione.Guardo indietro e vedo un'altra vita. Un'altra persona. Eppure sono sempre io, sarò cresciuta, avrò imparato delle cose, avrò fatto esperienze, forse addirittura acquisito un po' di pazienza... ma davvero mi sento sempre più un'altra persona con l'anima della stessa bambina di un tempo. Che adesso (come mi ha fatto notare un caro amico) ha preso a definirsi donna. Perchè donna si sente.Uguale nell'anima ma diversa nell'approccio alla vita.


IL CAPPELLAIO MATTO

About Lepre


La lepre corre come un' ossessa in mezzo al bosco e improvvisamente incontra il cerbiatto sbracato sotto un albero che si fa una canna.'Che fai, sei matto?! Qua in mezzo alla natura, all'aria pulita, ti fai le canne?? Dai, alzati e corri con me che ci alleniamo!''Hai ragione' fa il cerbiatto. Lascia il mozzicone e si mette a correre con la lepre.Mentre corrono, incontrano la volpe, strafatta di cocaina.'Eddai!' dice il cerbiatto 'siamo qua in mezzo alla natura e sniffi la coca?! Vieni a correre con noi, che ti ossigeni i polmoni!''Avete proprio ragione' risponde la volpe e si mette a correre con loro.Più in giù incontrano il lupo, che sta tagliando un po' di eroina con la siringa pronta.'Ma non ti vergogni,siamo qua in mezzzo alla natura e ti buchi?!' gli fa la volpe 'Vieni a correre con noi, che ti ossigeni i polmoni!''Ma vedete un po' di andare a fanculo!' risponde il lupo 'Possibile che ogni volta che la lepre prende l'ecstasy ci dobbiamo mettere a correre come stronzi nel bosco???!!!'
PER GENTILE CONCESSIONE DEL VICINO VICINO...
:-)
IL CAPPELLAIO MATTO

lunedì 10 marzo 2008

SANSALVARIO CONNECTION

Pubblico il quadro virtuale che Martinez mi ha mandato.

E colgo l'occasione per dire a tutti quanti quelli che passano di qui che un amico neo-blogger "per caso" ha aperto uno spazio tutto suo (che trovate linkato alla vostra destra) nel quale settimanalmente pubblicherà il suo racconto ("San Salvario Connection").

Ambientazione totalmente torinese ed un tocco di demenzialità sono il suo segreto e tutta Torino aspetta con impazienza la seconda puntata (soprattutto noi coinvolti a tradimento in questa storia..)

Nego sin d'ora ogni responsabilità... e chissà che il corto proposto dalla Spagnola durante le "Olimpiadi" non venga realizzato sulla base di questa storia dell'assurdo..

E Cloruro che scrive libri e Boooob che pubblica racconti online... insomma che cosa dobbiamo fare per stare al passo noi poveri mortali??! Leggiamo gente, leggiamo...

IL CAPPELLAIO MATTO

Quattro Chiacchere ed un Vaso di Calle

Weekend fruttuoso.
Dopo un sabato fatto di chiacchere con le solite "streghe" ecco che domenica, finalmente, ho passato un po' di tempo con il mio amico Teo.
Era davvero da un bel po' che non ci si vedeva. Quattro chiacchere intra nos, un bellissimo mazzo di calle che da bravo giardiniere ha saputo procurarsi per l'occasione e un pranzetto improvvisato stante il frigorifero vuoto...
Una bottiglia di dolcetto e via ad aggiornarci sulla nostra vita, sugli accadimenti passati, presenti e - chissà - futuri...
Quanto mi è mancato!!
Poi la casa si è rimpinguata con gli amici di sempre che, estromessi dal pranzo per carenza di viveri, sono passati per il caffè ed i biscotti... (Evvia sempre a lamentarsi che il mio caffè fa schifo ingrati!!).. da troppo tempo mi mancava una giornata così...
Piacevole serata grazie ad un film che non avevo mai visto e che mi è piaciuto un sacco: "Dead Man" con J. Deep... A proposito...
"Avete del Tabacco!??" No? Pazienza ma dovreste provvedere...
IL CAPPELLAIO MATTO

venerdì 7 marzo 2008

Me la canto e me la suono..

Qualcuno ultimamente me l'ha fatto notare. Faccio le domande e mi do le risposte. Sbaglio e mi sgrido da sola (ma sbaglio lo stesso perchè VOGLIO sbagliare...)
Sono proprio montata al contrario... Oggi soprattutto.
Ma non fateci caso, non ne vale la pena...
:-)
IL CAPPELLAIO MATTO

Quegli occhi...


.. hanno un effetto strano su di me.

Mi affascinano, mi trasmettono cose che non so ancora decifrare. Mi lasciano interdetta ma mai imbarazzata. A volte ho l'impressione di leggere ben più di quello che lasci intendere, quasi la tua anima carpisse un pensiero immenso che è troppo per te e per la tua emotività. Ecco che allora arriva una sorta di corto circuito ad interrompere la trasmissione del mio sentire...
Quegli occhi hanno davvero un effetto strano su di me, ma non lo ammetterò manco morta davanti a te.
Che mi facciano un effetto strano è una cosa. Che in effetti ci sia dell'altro è ben diverso...
Quegli occhi da gatto sornione sono davvero belli.
Li guarderei più spesso volentieri, magari senza essere scorta mentre lo faccio.
Mi affascinano.

Diserbante per l'anima

Mi sono stufata di vedere come gira il mondo a volte. Sono esasperata da quelle persone che dicono di essere qualcosa che non sono, da quelli che sostengono di provare qualcosa che esiste solo nelle loro parole ma non nel loro cuore o nel loro sentire. Sono schifata da chi confonde l'amore con il sesso, con l'amorevolezza o, peggio ancora con la paura di stare da solo.
Che schifo.
Potrei vomitare subito, qui ed ora.
E allora presto terrò una conferenza sull'argomento. Le mie parole saranno buttate al vento, lo so, perchè di norma finisce sempre così. Bla bla bla. Stupidità dell'essere umano che crede di risolvere qualcosa parlando con il cuore a chi ama. Cazzate! Tutte Cazzate!
E poi io "spacco i maroni, rovino tutto e non mi so comportare nelle relazioni". Detesto i finti rapporti. Odio tutto ciò che è di facciata. Rifuggo ciò che è pura demagogia: diserbante per l'anima delle persone come me.
Faccio tabula rasa di tutto ciò che mi nasce dento. Tengo solo me e quello che sono. Ed osservo questa immensa rabbia che non mi fa onore, che mi ferisce, che mi devasta da troppo tempo. E la guardo e prima o poi qualcosa riuscirò a fare per estirparla.
Sesso per puro sport non mi è ancora capitato di farlo.
Stare da sola non mi ha mai spaventata, forse perchè da tempo ho colto il nesso nelle parole "siamo tutti soli" e non ho bisogno di qualcuno vicino a me che mi distragga da me stessa, dai miei pensieri, dalla mia solitudine.
L'Amore l'ho fatto con una sola persona nella mia vita e non me ne pento: ma oggi non sarebbe "fare l'amore" sarebbe farsi prendere in giro...
Sesso amorevole è quello che mi appartiene di più in questo frangente della mia vita... e ritengo che sia un qualcosa che si dona a chi è li a condividere l'esperienza con noi... poi può essere colto o meno. Ma non è un problema. Mi va bene così.
Il problema è che non ne posso più di sentire che "certe persone" mi stanno gettando diserbante sull'anima.
Non lo tollero e prima o poi la mia reazione sarà spropositata.
IL CAPPELLAIO MATTO

Lo Specchio


Guardami. Ma Guardami negli occhi...
Fissa bene quel punto oltre la pupilla...
Vai oltre quella barriera e Coglimi dietro allo sguardo.
Eccomi, mi hai scorta. Bene. Adesso posso parlare...
Devi smetterla. Che cosa diavolo ti è saltato in testa?!! Cos'hai le pigne nel cervello??? Era ovvio che stavi facendo una gran cazzata e adesso subiscine le conseguenze. Stupida. Quante volte te lo devo dire? Sono anni, forse secoli che ti vuoi ostinare a vederlo per quello che lui non è. Svegliati una volta per tutte. Le futili parole senza senso non sostenute dai fatti non ti devono nemmeno scalfire. Tutte cazzate. Svegliati e guardami oltre quello specchio. Rimboccati le maniche e non perdere più tempo. Vai avanti per la tua strada ed occupati di cose serie...
Osserva lo specchio e agisci di conseguenza.


IL CAPPELLAIO MATTO

Fuori di testa come... Jodorowsky...


Trascrivo un'intervista che lessi tempo fa. Mi irritò constatare che Alejandro Jodorowsky, nella sua presunzione si atteggiava ad eletto ma additava Castaneda come presuntuoso.
Ah Ah Ah... che ridere.
Personalmente ritengo che Castaneda avesse qualcosa che manca del tutto a Jodorowsky: l'umiltà. Basta leggere alcune delle relative opere e lo si riscontra subito: esperienze diverse, caratteri opposti, spiriti del tutto dissimili... è lampante.
Ho anche partecipato ad una conferenza (a maggio dell'anno scorso) del regista/scrittore cileno, e l'ho trovato interessante ma fuori di testa: fuori come solo lui credo sia in grado di essere. Dal teatro panico alla psicomagia... una bella dose di presunzione che non ho colto nemmeno per un attimo nei libri di Castaneda.
E' un personaggio da prendere con le pinze, con intuizioni geniali ma con una dose di autocelebrazione che non mi permette di apprezzarlo a fondo... I suoi film, densi di simbolismi e carichi di phatos, sono interessanti... peccato che abbia necessità di esagerare, in tutto.
Nonostante questo la sua creatività è a tratti geniale, peccato che lui lo sappia e la ostenti.
Alejandro Jodorowsky (AJ): Ho studiato Filosofia e Psicologia all’università. Cercavo la verità. Mio padre era un ateo comunista. Fisicamente somigliava molto a Stalin, era vestito come Stalin e da quando avevo quattro anni mi diceva: ‘muori, ti putrefai e poi non c’è niente’. Io quindi sono cresciuto senza alcuna aspirina metafisica. Cercavo la verità. Un giorno scoprii le marionette e lasciai la filosofia per le marionette, per l’arte, perché mi resi conto che la verità è impossibile da raggiungere e il massimo a cui possiamo arrivare è la bellezza. Quando ero giovane come i miei figli mi dedicai alla bellezza fisica: facevo pantomime, ballo, danza. Poi venne la bellezza creativa che si trova nel centro sessuale. A quel punto iniziai a fare teatro e tutte le altre cose artistiche che feci: quindi anche i figli, che sono una creazione molto artistica, tutti creati nel bel mezzo del piacere, con madri molto forti. E poi la bellezza delle emozioni, per cui mi sono dedicato alla terapia, ho fatto psicomagia e altre cose. Poi ancora viene la bellezza mentale, quella bellezza che bisogna incontrare nelle parole, senza ricercare la verità, ma al contrario una espressione estetica molto forte: così è nata la poesia. I miei figli sono cresciuti in un ambiente artistico. Pensavo che la creatività e l’immaginazione fossero l’educazione migliore, e ognuno di loro si formò per quello che era, non per quello che ero io, ma proprio per quello che era ognuno di loro. Anche loro fecero teatro, ma non so perché (perché non li ho spinti io). Hanno fatto cinema e, come me, si dedicarono all’arte e alla scrittura di poesie. Ognuno qui ha il suo libro di poesie, ma sono tre poeti differenti, non sono uguali, ognuno va per la propria strada, con il proprio carattere e la propria forma. Devo dire che non so cos’è un recital di poesie: abbiamo provato una sola volta, questa è la verità, questa è la vera prima volta.
Domanda: Cos’è la metafisica per Alejandro Jodorowsky?
AJ:
C’è una risposta molto bella di Wittgenstein, che disse: ‘Di ciò di cui non si può discutere, di ciò si deve tacere’
D: Cos’è l’inconscio per Alejandro Jodorowsky?
AJ: Ognuno dei miei figli risponderà diversamente a questa domanda. Io credo che l’inconscio sia un mio amico, credo che tutti i miei sogni siano ordinati e quindi nella creazione non ricerco l’ordine, perché questo viene da solo, in un’altra forma, anche se non è un ordine razionale. Se nella creazione si vuole mettere un ordine razionale, allora si uccide la creazione. Si deve permettere che l’ordine cresca all’interno della creazione come un fiore. Non stiamo parlando di politica, stiamo parlando di ciò che è la creazione…
D: Quali correlazioni ci sono tra razionalità e creatività?
AJ:
La creatività e la razionalità possono andare d’accordo. Come? Io rimasi molto impressionato quando all’università studiai filosofia della matematica, la creazione di mondi immaginari. Euclide ha postulato che per un punto che si trova a una qualsiasi distanza da una linea può passare una e una sola parallela a questa linea. Lobacevskij ha detto che per quello stesso punto possono passare infinite parallele. Riemann ha asserito che per quel punto non può passare nessuna parallela... Questi non erano certo poeti, ma matematici. E crearono dei mondi che non servirono poi nella vita reale, ma furono utili per il mondo microscopico e per il mondo cosmico. Questo vuol dire che la scienza può avere immaginazione. Quindi dico che possiamo mettere la creatività nel campo del razionale, lo dobbiamo fare. Per esempio, tutti stiamo aspettando l’avvento di una grande rivoluzione politica, ma la vera rivoluzione verrà da un cambio di energia: siamo passati dal vapore al petrolio e poi all’atomo. Ma provate a immaginare come diverrà il mondo con l’energia antigravitazionale, quando ci saranno i calzini volanti, quando le case fluttueranno, quando tutta una città, ad esempio Trieste, se ne andrà in visita a Parigi. Ci sarà un cambiamento totale perché si sarà scoperta una nuova energia e questo sarà l’immaginazione nella scienza.
D: Qual è il significato delle "api" per Alejandro Jodorowsky?
R:
Per me le api sono sempre state molto importanti perché sono gli animali che producono il miele, simbolo della Parola Divina. L’ape ha sei zampe, sei come nel doppio triangolo che chiama "scudo di Davide", dove il cielo si unisce alla terra: è l’animale che unisce il cielo con la terra, che trasforma e rende più dolce. Durante la mia esperienza con la psicomagia ho incontrato persone molto aggressive verbalmente che non potevano trattenersi dall'esserlo perché i loro genitori furono a loro volta parimenti aggressivi. Ho fatto in modo che una persona che amano facesse loro un massaggio con il miele all’interno della bocca e poi con la bocca piena di miele dicesse loro di parlare. A quel punto quelle persone hanno pianto, perché il nostro linguaggio è un linguaggio fatto per l’amore, per la comunicazione, ma la civilizzazione ci obbliga a usarlo come un’arma. Ogni volta che siamo aggressivi danneggiamo il nostro sistema nervoso, produciamo tensione interna; quando invece parliamo con parole dolci, ci rilassiamo. Conobbi una persona che aveva un tumore. L’unica cosa che gli raccomandai era di mettersi ogni mattina del miele in bocca e di dire parole dolci alle prime dieci persone che avrebbe incontrato. E il tumore scomparve. La bontà è una la più grande cura.
AJ: Quali sono i rapporti con la letteratura di Carlos Castañeda?
R: Castañeda è stato un fenomeno degli anni ’70. Tutti, quando leggemmo Castañeda negli anni ’70, ci meravigliammo, perché c’era una serie di concetti incredibili come il Nagual, il Tonal, il Guerriero. Ma via via che proseguiva a scrivere libri, ci rendemmo conto che ci stava parlando di cose per noi impossibili da realizzare. L’autore diceva: ‘Io mi getto in un abisso, tu no!’, ‘Io sono un mago, tu no!’, ‘Io passo la vita senza lasciare tracce, tu no!’, ‘Io faccio milioni pubblicando libri, tu no!’, ‘Io mi trasformo in un cane se voglio, tu no!’, Io mi trasformo in una stellina e me ne vado col Maestro, tu no!’… pura fantasia! Pura fantasia che non mi è mai servita a nulla. Mi servì per sognare. Dei bei sogni, ma solo sogni. Perché la vita è un sogno e i sogni sono sogni.L’importante è arrivare a una magia che si possa praticare, vera. Mi incontrai con Castañeda a Città del Messico e dovevamo parlare di cose molto profonde, ma gli venne la diarrea e dovetti accompagnarlo a cagare al suo albergo. Mago com’era, non poteva evitare di dover cagare!? Questa è la mia opinione sincera. Neruda disse una frase molto carina: ‘Dio mi liberi dall’inventare cose quando canto’, e noi qui stiamo cantando, non possiamo mentire. Io vedo la poesia dei miei figli, ognuno dei quali esprime la propria verità, non c’è falsità, ma solo verità diverse: Brontis è un poeta concentrato, che ricerca la concentrazione, vuole dire il massimo con il minimo delle parole, posizione inversa a quella di Cristobal, che è un poeta esplosivo, che non ha limiti, metaforico, pazzo, delirante, ma meraviglioso; Adan, il più giovane, è il poeta lirico, che arriva alle profondità del cuore, descrive sentimenti di una purezza incredibile. Ognuno d'essi rappresenta tre aspetti veri nel linguaggio della poesia. La poesia ha sempre poco pubblico perché è un linguaggio occulto, ci deve essere del mistero in ciò che si dice... ma se si riesce a capirla immediatamente è una canzone rock, non una poesia. Questo è quello che penso, alla domanda su Castañeda sono obbligato a rispondere con la verità. Non mi domandate troppe cose, perché sennò mi obbligate a dire la verità.
D: Come ha diretto il suo spettacolo teatrale?
AJ: Non l’ho diretto come un regista normale, l’abbiamo fatto assieme. Io non ho fatto altro che dire: ‘questo mi piace, questo anche’. Questo è tutto. O magari: ‘più veloce qui, più lento lì’… E con loro, uomini e donne, perché non c'erano solo i miei figli, ma anche le loro mogli e la mia, abbiamo lavorato uniti, senza conflitti, ed è stata una terapia: si trattava di vedere se una famiglia riusciva a produrre qualcosa insieme, senza competizioni, senza gelosie, una collaborazione totale. Ci siamo riusciti. Una famiglia unita. Non ci sono buoni e mediocri. Si potrebbe pensare, per esempio, che Cristobal abbia obbligato la moglie a lavorare con lui solo perché è sua moglie… no, perché è un'attrice formidabile!E i miei figli non si sono formati con me: Brontis ha lavorato molto con il Teatro del Soleil di Parigi, facendo il Tartufo, opere greche eccetera; Cristobal ha lavorato molto con il teatro del silenzio; Adan, a parte la musica, ha frequentato scuole di teatro realista, e così anche le loro mogli. Ognuno di loro ha lavorato in cose differenti. E una volta al Teatro del Soleil, la Mnouchkine, la direttrice, ha messo in scena uno spettacolo indiano in cui i mendicanti di strada erano veri mendicanti; c’erano acrobati, prestigiatori, cantanti, ballerini, ma ciò che ci sorprese era vedere che ogni compagnia era formata da una famiglia, dal nonno al nipotino. La famiglia si trasmetteva le conoscenze e io per questo provai una profonda commozione, perché nel mondo occidentale ciò non esiste. C’era la tradizione della commedia dell’arte, ma poi scomparve. Perché non tentare quest’avventura, dunque? E ci siamo lanciati tutti insieme.
D: Cos’è il movimento panico?
Marianne Costa (compagna di A. Jodorowsky, ndr): Una delle peculiarità del movimento panico era che l’artista panico si metteva lui stesso nella sua opera. Nei dipinti di Arrabal, ad esempio, c’e sempre la faccia del pittore stesso da qualche parte. In un modo o nell’altro l’opera panica continua questa tradizione, in un modo o nell’altro è un'opera Jodorowsky. E’ una cosa che è cresciuta, da due anni a questa parte, in un modo molto organico. Non è sempre tutto rosa e fiori, tutto facile, ci sono momenti di dubbio, ma è una cosa cresciuta organicamente, senza domandarsi se andava bene, se si era d’accordo... le cose si sono aggiunte le une alle altre, è quasi un miracolo. Anche Antonio Bertoli (l'editore italiano delle opere di Jodorowsky, ndr), che ha tradotto l’opera, si è ritrovato, lui editore, sul palco a fare l’attore. Non è quindi solo una questione di famiglia, ma anche di amicizia molto forte ed è cresciuta veramente come una bella pianta.
AJ: Il panico era un movimento fondato da me, Arrabal e Topor perché eravamo stufi del vecchio surrealismo, che stava terminando il suo percorso... Breton stava per morire, non gli piaceva la fantascienza, il rock, la musica, tutte le manifestazioni, insomma, dell’arte contemporanea. Noi inventammo qualcosa che ancora non esisteva: ‘chiameremo panico tutto ciò che faremo’, ci siamo detti, ‘Panico non è inteso come terrore, ma come totalità, l’unica cosa che accomuna noi tre è il fatto di essere artisti polivalenti, facciamo cinema, facciamo teatro, facciamo poesie, facciamo romanzi, facciamo tutto quello che vogliamo, non solo una cosa, ma tutto ciò che vogliamo’. Questo è il panico. Non c’è mai stato un corpo teorico, non è una teoria né un movimento: è un’azione.

giovedì 6 marzo 2008

Persepolis: alcuni buoni motivi per vedere il film


1. Almeno 4 anni fa (ma forse di più) la mia amica Alessia mi regalò questo bellissimo libro/fumetto che mi entusiasmò.
2. Persepolis è la trasposizione cinematografica dell’omonima graphic novel, il primo fumetto iraniano a essere mai stato pubblicato.
3. Tra i doppiatori di Persepolis figurano Paola Cortellesi e Sergio Castellitto.
4. I registi di Persepolis sono Marjane Satrapi e Vincent Paronnaud.
5. Persepolis è un film d’animazione molto complesso: ogni scena ha potuto contare su una media di 1.400 inquadrature.
6. La figura della nonna di Marjane è divertentissima.
7. La colonna sonora di Persepolis, curata da Olivier Bernet, è emotivamente strepitosa.
8. Persepolis è costato 7 milioni di dollari e ne ha incassati già più di 16.
9. La crescita fisica e caratteriale della protagonista, Marjane, da bambina a donna, è curata deliziosamente.
10. Persepolis è stato candidato agli Oscar 2008 come miglior film d’animazione dell’anno.

Mi sembra abbastanza.. voglio vederlo!



IL CAPPELLAIO MATTO

E tu ... sei felice?


Che cos'è la felicità per me?
In effetti è una domanda un tanticchio impegnativa, ma chi di noi non se l'è mai posta...
Dopo gli eventi di quest'ultimo anno sono solita meditare su questo argomento e la risposta per quanto mi riguarda è sempre la stessa: si, mi ritengo nel complesso felice. Certo mi mancano un sacco di cose per poter dire di essere "completamente felice", ma esiste un essere completamente felice? ne dubito.
Ho recuperato una parte di me che non avevo più, forse sarebbe più corretto dire "che non avevo mai avuto". Ho recuperato me stessa. Ho visto che da sola sono capace di farcela. Ho realizzato che la via da percorrere (per quanto mi riguarda) passa attraverso il guardarmi dentro costantemente. Ho spiegato a me stessa cos'è che voglio da me, quali sono i punti fermi del mio vivere quotidiano, cosa mi fa stare bene e cosa invece mi destabilizza e mi tormenta. Ho smesso di lamentarmi per quello che non ho, godendo di quello che invece ho. Ho capito che non sempre le cose vanno come vorrei ma che - nonostante questo - ho la possibilità di avere molto dall'imprevisto che si chiama vita. Molto spesso dalle cose non preventivate ci arrivano doni stupendi.
E tendo ad essere felice per le piccole cose di tutti i giorni... ma proprio le stronzate, quelle cose che ti capitano addosso e che ti fanno venire voglia di sorridere, nonostante tutto. Quelle cose che ti permettono di vedere il rovescio positivo della medaglia... Quelle cose che ci sono costantemente vicino a noi. La vita è buffa.
La felicità non dipende da un'altra persona, dal lavoro, dai soldi... la felicità è una predisposizione mentale ed un modo di vivere...
Detto questo... Un tocco di acida ilarità permette di essere felici al massimo delle possibilità... ne sono certa!


IL CAPPELLAIO MATTO