
lunedì 31 marzo 2008
Alice and ...

Castaneda ed i Voladores
No U Turn
me e le mie verità
io ho combattuto fantasmi di angosce con perdite di io.
Per distruggere
vecchie realtà
ho galleggiato su mari di irrazionalità.
Ho dormito per non morire buttando i miei miti di carta
su cieli di schizofrenia...
F. Battiato
venerdì 28 marzo 2008
SERATA YOGA

IO SONO VASCO...
oggi per me è un giorno speciale, segnato sul calendarietto in ufficio con una bella stella rossa, esce il mio cd, esce il suo cd, esce il cd di tutti...stamattina niente sveglia, ho aperto gli occhi alle 6 e mezza e non stavo più nella pelle, e canticchiavo nella mia testa...
Vasco sono io, mi sta vicino sempre, la sua voce sa darmi il consiglio giusto, è dolce e duro allo stesso tempo, sognatore e realista, ti manda in alto e un attimo dopo ti riporta a terra, riesce a farti volare ma non ti dà un paracadute
Lui è così, lui è la prima persona a cui chiedo aiuto quando sono triste, è la prima persona che mi fa ridere, è la prima persona che mi fa agitare, è la prima persona che mi fa SFOGARE!
E al concerto....quando con i suoi occhi blu ci guarda stupito, lui SA!
lui sa cosa stiamo provando perchè è quello che prova lui, lui sa cosa ho dentro, perchè è quello che ha lui, e lui sa come tirarmelo fuori...
Vasco è dentro di me, gli appartengo....
da quando a 12 anni ho trovato per caso una "cassetta" di mio papà e ho ascoltato per caso "non l'hai mica capito", da allora sono stata SUA, mi ha rapito...
quando a 15 anni la domenica stavo a casa da sola e mettevo la videocassetta del suo concerto e a squarciagola, in piedi sul divano, cantavo con lui, Vasco ero io, Vasco siamo noi.
grazie
lepre
giovedì 27 marzo 2008
Da duchessa a cantantessa...
è così piccolo il mondo che ci osserva
sai benissimo che non chiedo tanto adesso
è così piccolo il mare che ci ascolta
che ci addormenta
Vorrei tentare
vorrei offrirti le mie mani
vorrei tentare
vorrei difendere questo momento
E penso di sentirmi confusa e felicee penso di sentirmi confusa e felice
e penso di sentirmi…
Sai benissimo che sto tremando e non c'è freddo
e sono vittima di questa gioia immensa
sai benissimo che nulla può scalfirci adesso
è così fragile il mondo che ci aspetta,
che ci spaventa
Vorrei tentare
vorrei offrirti le mie mani
vorrei tentare
vorrei difendere questo momento
io vorrei tentare ancora
vorrei difendere questo momento
E penso di sentirmi confusa e felice
e penso di sentirmi confusa e felice
e penso di sentirmi…
Confusa e felice,
confusa e felice,
confusa e felice...
Sai benissimo che una goccia inonda il cielo
è così piccolo il mondo che ci osserva...
Poco tempo...

Ebbene, sono il Matto.
Dritto per la mia strada. Allegramente, caparbiamente, insensatamente.
Ma come si fa quando hai male ai piedi e senti gli artigli del cane che ti feriscono?
Come fai quando ti accorgi che il tuo fagotto è troppo piccolo per andare lontano e senti una vocina, flebile...lontana...eppure la senti...che ti chiede se sei davvero certo di aver intrapreso la strada giusta?
La duchessa
ALLORA?????
CAPPELLAIO, EMBHE', DUCHESSA .... FORZA SCRIVETE QUALCOSA!
RICORDATEVI CHE L'UCCEL DI BOSCO SONO IO!!!!
lepre
martedì 25 marzo 2008
Amici

venerdì 21 marzo 2008
Primavera

Nadìa le strappò. Ma il polline ormai si era sparso, e così ne crebbero altre. Lui allora cercò un veleno che colpisse soltanto i denti di leone. Uno specialista gli disse che qualsiasi veleno avrebbe finito per uccidere anche gli altri fiori. Disperato, chiese aiuto a un giardiniere.
- È tale e quale al matrimonio – commentò il giardiniere. – Insieme alle cose buone, alla fine vengono sempre anche alcuni inconvenienti.
- Che faccio?
- Niente. Anche se sono dei fiori che non hai programmato di avere, essi fanno parte del giardino.
giovedì 20 marzo 2008
Riflessi Notturni

martedì 18 marzo 2008
tra virgolette

"Non contare sul fatto che il nemico non venga. Conta sul fatto che ti aspetti. Non pensare che non ti attacchi, pensa a come puoi essere inattaccabile"
(Sun Tzu, L'arte della guerra. IV secolo a.C.)
Lorenzo Jovanotti - TEMPORALE
Gli occhi non sanno vedere quello che il cuore vede
Complimenti Lorenzo come al solito con i testi ci sai fare alla grande ed il ritmo incalzante crea la giusta tensione!
Ogni senso è usato spesso singolarmente quando ci si concentra su qualcosa, ognuno ha la sua valenza ed è difficile combinarne tanti insieme nei più disparati momenti di vita. Ma Lorenzo sembra dirci che il cuore possa fare la differenza ed erigersi a senso dei sensi. Attraverso l’emozione riusciamo ad immaginare di essere il paesaggio su cui un temporale scarica tutta la sua elettricità. Sta arrivando dunque qualcosa di grande, maestoso ed incontrollabile che porterà novità nel nostro scenario.
Embhè
lunedì 17 marzo 2008
L'amico ritrovato
domenica 16 marzo 2008
Manuale per scalare le montagne da "Sono come il fiume che scorre" di Pauolo Coelho
MANUALE PER SCALARE LE MONTAGNE

2. Impara come arrivare ai piedi della montagna. Sovente si vede la montagna da lontano: è bella, interessante, piena di sfide. Ma che cosa succede allorché si cerca di avvicinarsi a essa? Le strade sembrano girarle intorno; alcune foreste si interpongono fra te e la tua meta; ciò che sulla mappa appare lampante, nella vita reale risulta assai difficile. Ecco perché devi essere pronto a imboccare tutte le strade e tutti i sentieri, finché un giorno ti ritroverai ai piedi della vetta che intendi scalare.
3. Apprendi da chi ha già compiuto quel percorso. Per quanto tu ritenga di essere unico, c'è sempre qualcuno che ha inseguito il medesimo sogno prima di te e ha lasciato alcuni segnali che possono rendere più facile il tuo percorso: punti dove fissare la corda, sentieri che abbreviano il tragitto, rami spezzati che consentono una marcia più spedita. Il cammino appartiene a te, al pari di ogni responsabilità, ma non dimenticare che l'esperienza altrui è di grande aiuto.
4. Da vicino, i pericoli risultano controllabili. Quando cominci a inerpicarti sul monte dei tuoi sogni, presta attenzione all'ambiente circostante. Com'è ovvio, ci sono dei precipizi, delle spaccature quasi impercettibili, delle rocce talmente levigate dalle tempeste che, con il gelo, diventano scivolose. Tuttavia, se ti premurerai sempre di verificare dove posi il piede, ti accorgerai delle varie trappole e saprai evitarle.
5. Il paesaggio cambia, quindi goditelo. Pur muovendosi con un preciso obiettivo nella mente - raggiungere la vetta -, durante la salita si possono ammirare altre cose: non ti costa nulla fare alcune soste e goderti il panorama circostante. A ogni metro conquistato, puoi vedere più lontano: approfittane dunque per scoprire particolari di cui non ti eri nemmeno accorto.
6. Rispetta il tuo corpo. Soltanto chi riserva al proprio corpo le giuste attenzioni riesce a scalare una montagna. Poiché disponi di tutto il tempo che la vita ti offre, cammina senza pretendere ciò che non può esserti dato. Se procederai troppo in fretta, ti stancherai e desisterai a metà dell'impresa. Se avanzerai troppo lentamente, potresti essere sorpreso dalla notte — e allora sarai perduto. Goditi il paesaggio, approfitta dell'acqua delle sorgenti e dei frutti che la natura ti offre generosamente, ma continua a camminare.
7. Rispetta la tua anima. Non continuare a ripeterti: "Ce la farò." La tua anima lo sa perfettamente: le occorre soltanto quella lunga camminata per crescere, per estendersi fino all'orizzonte e raggiungere il cielo. Un'ossessione non fornisce alcun aiuto per il perseguimento dell'obiettivo: anzi, finisce per annullare il piacere della scalata. Attenzione, però: non continuare neppure a ripeterti: "È più difficile di quanto pensassi", perché un simile comportamento ti farebbe perdere la forza interiore.
8. Preparati a percorrere un chilometro in più. Il percorso per raggiungere la vetta della montagna è sempre più lungo di quanto si pensa. Non ingannarti: arriva sempre il momento in cui ciò che sembrava vicino risulta ancora molto lontano. Tuttavia, se sarai preparato ad affrontare una simile evenienza, ad andare oltre, questo non rappresenterà un problema.
9. Gioisci, quando raggiungi la vetta. Piangi, batti le mani, urla ai quattro venti che ce l'hai fatta. Lascia che il vento, lassù in cima — è sempre ventosa, la vetta! -, ti purifichi la mente, rinfreschi i tuoi piedi stanchi e sudati, ti apra gli occhi e ripulisca il tuo cuore dalla polvere. Che bello: ciò che prima era soltanto un sogno, un panorama lontano, adesso appartiene alla tua vita. Sì, ce l'hai fatta!
10. Fai una promessa. Approfitta del fatto di avere scoperto una forza di cui ignoravi l'esistenza per dire a te stesso che, d'ora in poi, la utilizzerai sempre, ogni giorno che ti resta da vivere. Sforzati per promettere di scoprire un'altra montagna e di partire per una nuova avventura.
11. Racconta la tua storia. Sì, racconta la tua storia. Porta il tuo esempio. Di' a tutti che è possibile, dimodoché altri individui abbiano il coraggio di affrontare le proprie montagne.
Silenzioso nel cuore della notte.
Non temere le tenebre della notte.
Se nel cielo ci sono le stelle, rifletterle.
E se i Cieli si coprono di nuvole,
Come il fiume, le nuvole sono acqua;
Rifletterle anch'esse senza pena
Nelle profondità tranquille".
EMBHE'
Le cose che ho imparato nella vita (di Paulo Coelho)
"Ecco alcune delle cose che ho imparato nella vita:
Che non importa quanto buona sia una persona, ogni tanto ti ferirà. E per questo bisognerà che tu la perdoni.
Che ci vogliono anni per costruire la fiducia e solo pochi secondi per distruggerla.
Che non dobbiamo cambiare amici, se comprendiamo che gli amici cambiano.
Che le circostanze e l'ambiente hanno influenza su di noi, ma noi siamo responsabili di noi stessi.
Che o sarai tu a controllare i tuoi atti, o essi controlleranno te.
Ho imparato che gli eroi sono persone che hanno fatto ciò che era necessario fare, affrontandone le conseguenze.
Che la pazienza richiede molta pratica.
Che ci sono persone che ci amano, ma che semplicemente non sanno come dimostrarlo.
Che a volte la persona che tu pensi ti sferrerà il colpo mortale quando cadrai, è invece una di quelle poche che ti aiuteranno a rialzarti.
Che, solo perché qualcuno non ti ama come tu vorresti, non significa che non ti ami con tutto se stesso.
Che non si deve mai dire a un bambino che i sogni sono sciocchezze: sarebbe una tragedia se lo credesse.
Che non sempre è sufficiente essere perdonato da qualcuno. Nella maggior parte dei casi sei tu a dover perdonare te stesso.
Che non importa in quanti pezzi il tuo cuore si è spezzato; il mondo non si ferma, aspettando che tu lo ripari.
Forse Dio vuole che incontriamo un po' di gente sbagliata prima di incontrare quella giusta, così, quando finalmente la incontriamo, sapremo come essere riconoscenti per quel regalo.
Quando la porta della felicità si chiude, un'altra si apre, ma tante volte guardiamo così a lungo a quella chiusa, che non vediamo quella che è stata aperta per noi.
La miglior specie d'amico è quel tipo con cui puoi stare seduto in un portico e camminarci insieme, senza dire una parola, e quando vai via senti come se sia stata la miglior conversazione mai avuta.
È vero che non conosciamo ciò che abbiamo prima di perderlo, ma è anche vero che non sappiamo ciò che ci è mancato prima che arrivi.
Ci vuole solo un minuto per offendere qualcuno, un'ora per piacergli, e un giorno per amarlo, ma ci vuole una vita per dimenticarlo.
Non cercare le apparenze: possono ingannare. Non cercare la salute, anche quella può affievolirsi.Cerca qualcuno che ti faccia sorridere, perché ci vuole solo un sorriso per far sembrare brillante una giornataccia.
Trova quello che fa sorridere il tuo cuore.
Ci sono momenti nella vita in cui qualcuno ti manca così tanto che vorresti proprio tirarlo fuori dai tuoi sogni x abbracciarlo davvero!
Sogna ciò che ti va, vai dove vuoi, sii ciò che vuoi essere, perché hai solo una vita e una possibilità di fare le cose che vuoi fare.
Puoi avere abbastanza felicità da renderti dolce, difficoltà a sufficienza da renderti forte, dolore abbastanza da renderti umano, speranza sufficiente a renderti felice.
Mettiti sempre nei panni degli altri. Se ti senti stretto, probabilmente anche loro si sentono così.
Le più felici delle persone non necessariamente hanno il meglio di ogni cosa; soltanto traggono il meglio da ogni cosa che capita sul loro cammino.
L'amore comincia con un sorriso, cresce con un bacio e finisce con un the.
Il miglior futuro è basato sul passato dimenticato, non puoi bene nella vita prima di lasciare andare i tuoi fallimenti passati e i tuoi dolori.
Quando sei nato, stavi piangendo e tutti intorno a te sorridevano. Vivi la tua vita in modo che quando morirai, tu sia l'unico che sorride e ognuno intorno a te piange."
EMBHE'
Una serata carica di allegria
Eccomi al rientro da una serata carica di allegria, simpatia ed ironia. E tutto grazie al gruppo Emily La Chatte (http://www.emilylachatte.com/). Se volete fare 2 salti cantare, ballare su basi ska e raggae canzoni di oggi e di ieri rivisitate in chiave "artistica" sulle note di questo gruppo non rimarrete delusi e sicuramente un sorriso ve lo strapperanno. Li ho visti due volte e il divertimento è assicurato, hanno voglia di far festa e suonano per piacere. Mi andava di condividerlo e sfruttare lo spazio concessomi da Cappelaio Matto e Lepre Marzolina per allietarvi una serata. Se vi capiterà di imbattervi in questi ceffi fatemi sapere se non ho ragione... EMBHE'
venerdì 14 marzo 2008
i bigné della duchessa
Ingredienti: per i bigné: burro gr. 150 - acqua gr. 300 - farina gr. 200 - uova q.b. (approssimativamente 4 grandi) - sale 1 pizzico
per la crema: uova 3 - zucchero 3 cucchiai colmi - farina 3 cucchiai - latte 1/2 litro - scorza di 1 limone - crema di latte (o panna da montare) 250 gr - zucchero a velo 2 cucchiai più quello per la decorazione.
Procedimento per i bigné:
Accendi il forno a 180°.
Porta a bollore l'acqua con il burro e il sale.
1) Togli il tegame dal fuoco e aggiungi la farina, tutta in una volta, mescolando molto energicamente: otterrai un impasto piuttosto consistente. Quando l'impasto sarà diventato omogeneo e compatto, rimetti il tegame sulla fiamma.
N.B: La fiamma non deve essere molto alta, altrimenti si attacca tutto!
2) Continua sempre a mescolare fino a che non sentirai che la pasta incomincia a sfrigolare. A questo punto togli dal fuoco e lascia raffreddare un pò il composto.
3) Prendi a incorporare le uova, uno alla volta:
N.B: Non aggiungere un altro uovo fino a che non si è ben amalgamato il primo (o il secondo, e così via)! L'impasto sarà pronto quando assumerà una consistenza un pò collosa, morbida ma soda (non liquida e non troppo dura): per raggiungere questo risultato dovrebbero volerci più o meno 4 uova, ma dal momento che non tutte le uova sono uguali, ci si deve regolare per il numero in base alla consistenza raggiunta.
4) Metti qualche cucchiaiata di impasto in una tasca da pasticceria e forma dei ciuffetti sulla placca del forno (o in una teglia rivestita di carta da forno). Inforna i tuoi bignè per circa 20 minuti, poi lasciali raffreddare per un pò prima di praticare con la punta di un coltellino, sul fondo, la fessura attraverso la quale li farcirai.
Procedimento per la crema:
Ricava la scorza del limone facendo attenzione ad evitare la parte bianca. Tuffala nel latte che metterai a scaldare a fiamma bassa.
N.B: Deve essere caldo ma non bollire.
Metti i tuorli delle uova in un tegame capiente e montali con le fruste insieme allo zucchero. Quando avrai ottenuto un composto morbido e molto spumoso, e vedrai che non senti più i granellini dello zucchero, aggiungi la farina, un cucchiaio per volta.
Filtra il latte e prendi a versarlo a filo sul composto di uova, zucchero e farina, molto piano e mescolando bene perchè non si formino grumi.
N.B: MESCOLA SEMPRE NELLO STESSO VERSO!!!
Metti il tegame sul fuoco (fiamma bassa) e riprendi a mescolare (SEMPRE NELLO STESSO VERSO, altrimenti la crema impazzisce) finchè non comincia a bollire dolcemente. Fai bollire, sempre mescolando e senza alzare la fiamma, per circa 3 minuti, poi spegni il fuoco, trasferisci la crema in un altro contenitore e lasciala raffreddare per bene.
Monta bene la crema di latte con lo zucchero a velo, poi amalgala alla crema ben fredda.
Adesso sei pronta per farcire i tuoi bigné con una siringa da pasticceria. Decorali con una spruzzata di zucchero a velo prima di metterli in frigo per una mezz'ora a rassodare.
giovedì 13 marzo 2008
Dire, Fare, Baciare, Lettera... o Testamento??

Dire: bisognava trovare qualcosa da dire che non avremmo voluto svelare ad alcuno... e vi assicuro che a 6 anni, neanche per una faccia da culo come me era facile.
La vita è piena di pentitenze dunque mi espongo per prima. I primi cinque che arriveranno sul blog sceglieranno di farmi dire, fare, baciare, lettera o testamento a loro discrezione... Ovviamente dovranno a loro volta esporsi con questo meme sul proprio blog oppure sui commenti di questo se non ne possiedono uno...
Vediamo un po' che succede..
mercoledì 12 marzo 2008
Con che occhi vedete il mondo?

martedì 11 marzo 2008
LA BACCHETTA MAGICA

Uguale ma Diversa...

Con queste due persone ho avuto dei momenti emotivamente molto diversi tra loro, ma l'attaccamento era in qualche modo molto simile.Una era mia madre. L'ho detestata, l'ho amata dal profondo, ho cercato di parlarle, di chiarire, di aiutarla, di capirla, di comunicare con lei, ho cercato di dirle che in qualche modo l'amavo: avrei voluto comprensione ed aiuto da parte sua. E mi sono sempre sentita respinta e non capita. Ho respinto e ferito a mia volta più o meno consapevolmente. Poi è arrivata Madama Morte e mi ha insegnato la differenza di colori e forme in certi frangenti della vita, in cui smetti di usare il cervello e usi solamente la pancia per sentire. E' un sentimento d'amore puro ed incondizionato per l'essere che hai di fronte a te, che sta soffrendo, che se ne sta andando, essere col quale non avrai mai più la possibilità di rapportarti. I colori, dicevo, cambiano, come pure le forme e la prospettiva della vita prende una piega quasi magica: si apre una connessione di amore da cuore a cuore e tutto il passato/presente/futuro non può esistere più... c'è solo il momento sospeso in cui ami. E tutto il resto si cancella. Almeno finchè Madama Morte non se la prende per mano e la porta in altro posto... A quel punto si rimane soli a pensare all'accaduto. Si ha un mutamento profondo. Si ha confusione. Si lavora per capire e trarne un insegnamento. Ma bisogna aspettare che arrivi il tempo giusto perchè sia insegnamento... e questo non lo è del tutto, anche se si sta muovendo qualcosa.L'altra persona è stato il mio TUTTO per anni. La bambina in me l'ha fatto diventare dio. Non solo per il sentimento che provava verso di lui, ma per una sorta di meccanismo inconscio che un sogno recente mi ha fatto capire. Era diventato una sorta di surrogato di mia madre. Senza di lui la bambina che era in me sarebbe morta. Letteralmente morta. Il sentirmi rifiutata per la seconda, terribile volta è stato devastante. Una bomba nucleare avrebbe creato meno scompiglio nel mio mondo. Sono stata un albero capitozzato di netto. La mia reazione è stata spesso esagerata anche per questo motivo. Nonostante questo stupido meccanismo quello che provavo per lui non valeva di meno. Quanto tempo ho speso per cercare di capire e di salvare il salvabile... Quante volte ho sperato che le sue parole non fossero solo fiato ma i fatti che avrei desiderato io... Poi è successo qualcosa. E quella persona ha preso a diventare un uomo normale, con pregi e difetti. E lo smarrimento mi ha colto alla sprovvista. La diffidenza mi ha portato ad allontanarmi. Perchè l'uomo quando ti ferisce e ti delude è meno luminoso di dio. Ma più comprensibile. Essere il dio di qualcuno deve essere bellissimo, estremamente gratificante... Ma è anche estremamente difficile. Dio per antonomasia è colui che deve stare al di sopra della massa, colui che non sbaglia mai, colui che è all'altezza.. E un semplice uomo non può reggere questa situazione. Un uomo deve essere libero da questi schemi, deve sbagliare, vivere, imparare, sentire chi è e modificarsi, correggersi, ESSERE FELICE, o almeno provarci.. Dio è già imparato. Io non so più chi è questa persona, non so davvero quasi più nulla di lui, della sua vita, mi sto disintossicando e voglio continuare così. Se mai - almeno per il bene che ci siamo voluti - chiariremo voglio essere libera da quel meccanismo perverso che mi ha portato a vederlo in quel modo. E adesso so che non è ancora così. E allora congelo tutto e lo affosso nella parte più profonda di me. E ritorno al discorso che non è tempo e se il tempo arriverà la vita darà la sua lezione.Guardo indietro e vedo un'altra vita. Un'altra persona. Eppure sono sempre io, sarò cresciuta, avrò imparato delle cose, avrò fatto esperienze, forse addirittura acquisito un po' di pazienza... ma davvero mi sento sempre più un'altra persona con l'anima della stessa bambina di un tempo. Che adesso (come mi ha fatto notare un caro amico) ha preso a definirsi donna. Perchè donna si sente.Uguale nell'anima ma diversa nell'approccio alla vita.
About Lepre

lunedì 10 marzo 2008
SANSALVARIO CONNECTION
Quattro Chiacchere ed un Vaso di Calle
venerdì 7 marzo 2008
Me la canto e me la suono..
Quegli occhi...

Diserbante per l'anima
Lo Specchio

Fuori di testa come... Jodorowsky...

Domanda: Cos’è la metafisica per Alejandro Jodorowsky?
AJ: C’è una risposta molto bella di Wittgenstein, che disse: ‘Di ciò di cui non si può discutere, di ciò si deve tacere’
D: Cos’è l’inconscio per Alejandro Jodorowsky?
AJ: Ognuno dei miei figli risponderà diversamente a questa domanda. Io credo che l’inconscio sia un mio amico, credo che tutti i miei sogni siano ordinati e quindi nella creazione non ricerco l’ordine, perché questo viene da solo, in un’altra forma, anche se non è un ordine razionale. Se nella creazione si vuole mettere un ordine razionale, allora si uccide la creazione. Si deve permettere che l’ordine cresca all’interno della creazione come un fiore. Non stiamo parlando di politica, stiamo parlando di ciò che è la creazione…
D: Quali correlazioni ci sono tra razionalità e creatività?
AJ: La creatività e la razionalità possono andare d’accordo. Come? Io rimasi molto impressionato quando all’università studiai filosofia della matematica, la creazione di mondi immaginari. Euclide ha postulato che per un punto che si trova a una qualsiasi distanza da una linea può passare una e una sola parallela a questa linea. Lobacevskij ha detto che per quello stesso punto possono passare infinite parallele. Riemann ha asserito che per quel punto non può passare nessuna parallela... Questi non erano certo poeti, ma matematici. E crearono dei mondi che non servirono poi nella vita reale, ma furono utili per il mondo microscopico e per il mondo cosmico. Questo vuol dire che la scienza può avere immaginazione. Quindi dico che possiamo mettere la creatività nel campo del razionale, lo dobbiamo fare. Per esempio, tutti stiamo aspettando l’avvento di una grande rivoluzione politica, ma la vera rivoluzione verrà da un cambio di energia: siamo passati dal vapore al petrolio e poi all’atomo. Ma provate a immaginare come diverrà il mondo con l’energia antigravitazionale, quando ci saranno i calzini volanti, quando le case fluttueranno, quando tutta una città, ad esempio Trieste, se ne andrà in visita a Parigi. Ci sarà un cambiamento totale perché si sarà scoperta una nuova energia e questo sarà l’immaginazione nella scienza.
D: Qual è il significato delle "api" per Alejandro Jodorowsky?
R: Per me le api sono sempre state molto importanti perché sono gli animali che producono il miele, simbolo della Parola Divina. L’ape ha sei zampe, sei come nel doppio triangolo che chiama "scudo di Davide", dove il cielo si unisce alla terra: è l’animale che unisce il cielo con la terra, che trasforma e rende più dolce. Durante la mia esperienza con la psicomagia ho incontrato persone molto aggressive verbalmente che non potevano trattenersi dall'esserlo perché i loro genitori furono a loro volta parimenti aggressivi. Ho fatto in modo che una persona che amano facesse loro un massaggio con il miele all’interno della bocca e poi con la bocca piena di miele dicesse loro di parlare. A quel punto quelle persone hanno pianto, perché il nostro linguaggio è un linguaggio fatto per l’amore, per la comunicazione, ma la civilizzazione ci obbliga a usarlo come un’arma. Ogni volta che siamo aggressivi danneggiamo il nostro sistema nervoso, produciamo tensione interna; quando invece parliamo con parole dolci, ci rilassiamo. Conobbi una persona che aveva un tumore. L’unica cosa che gli raccomandai era di mettersi ogni mattina del miele in bocca e di dire parole dolci alle prime dieci persone che avrebbe incontrato. E il tumore scomparve. La bontà è una la più grande cura.
AJ: Quali sono i rapporti con la letteratura di Carlos Castañeda?
R: Castañeda è stato un fenomeno degli anni ’70. Tutti, quando leggemmo Castañeda negli anni ’70, ci meravigliammo, perché c’era una serie di concetti incredibili come il Nagual, il Tonal, il Guerriero. Ma via via che proseguiva a scrivere libri, ci rendemmo conto che ci stava parlando di cose per noi impossibili da realizzare. L’autore diceva: ‘Io mi getto in un abisso, tu no!’, ‘Io sono un mago, tu no!’, ‘Io passo la vita senza lasciare tracce, tu no!’, ‘Io faccio milioni pubblicando libri, tu no!’, ‘Io mi trasformo in un cane se voglio, tu no!’, Io mi trasformo in una stellina e me ne vado col Maestro, tu no!’… pura fantasia! Pura fantasia che non mi è mai servita a nulla. Mi servì per sognare. Dei bei sogni, ma solo sogni. Perché la vita è un sogno e i sogni sono sogni.L’importante è arrivare a una magia che si possa praticare, vera. Mi incontrai con Castañeda a Città del Messico e dovevamo parlare di cose molto profonde, ma gli venne la diarrea e dovetti accompagnarlo a cagare al suo albergo. Mago com’era, non poteva evitare di dover cagare!? Questa è la mia opinione sincera. Neruda disse una frase molto carina: ‘Dio mi liberi dall’inventare cose quando canto’, e noi qui stiamo cantando, non possiamo mentire. Io vedo la poesia dei miei figli, ognuno dei quali esprime la propria verità, non c’è falsità, ma solo verità diverse: Brontis è un poeta concentrato, che ricerca la concentrazione, vuole dire il massimo con il minimo delle parole, posizione inversa a quella di Cristobal, che è un poeta esplosivo, che non ha limiti, metaforico, pazzo, delirante, ma meraviglioso; Adan, il più giovane, è il poeta lirico, che arriva alle profondità del cuore, descrive sentimenti di una purezza incredibile. Ognuno d'essi rappresenta tre aspetti veri nel linguaggio della poesia. La poesia ha sempre poco pubblico perché è un linguaggio occulto, ci deve essere del mistero in ciò che si dice... ma se si riesce a capirla immediatamente è una canzone rock, non una poesia. Questo è quello che penso, alla domanda su Castañeda sono obbligato a rispondere con la verità. Non mi domandate troppe cose, perché sennò mi obbligate a dire la verità.
D: Come ha diretto il suo spettacolo teatrale?
AJ: Non l’ho diretto come un regista normale, l’abbiamo fatto assieme. Io non ho fatto altro che dire: ‘questo mi piace, questo anche’. Questo è tutto. O magari: ‘più veloce qui, più lento lì’… E con loro, uomini e donne, perché non c'erano solo i miei figli, ma anche le loro mogli e la mia, abbiamo lavorato uniti, senza conflitti, ed è stata una terapia: si trattava di vedere se una famiglia riusciva a produrre qualcosa insieme, senza competizioni, senza gelosie, una collaborazione totale. Ci siamo riusciti. Una famiglia unita. Non ci sono buoni e mediocri. Si potrebbe pensare, per esempio, che Cristobal abbia obbligato la moglie a lavorare con lui solo perché è sua moglie… no, perché è un'attrice formidabile!E i miei figli non si sono formati con me: Brontis ha lavorato molto con il Teatro del Soleil di Parigi, facendo il Tartufo, opere greche eccetera; Cristobal ha lavorato molto con il teatro del silenzio; Adan, a parte la musica, ha frequentato scuole di teatro realista, e così anche le loro mogli. Ognuno di loro ha lavorato in cose differenti. E una volta al Teatro del Soleil, la Mnouchkine, la direttrice, ha messo in scena uno spettacolo indiano in cui i mendicanti di strada erano veri mendicanti; c’erano acrobati, prestigiatori, cantanti, ballerini, ma ciò che ci sorprese era vedere che ogni compagnia era formata da una famiglia, dal nonno al nipotino. La famiglia si trasmetteva le conoscenze e io per questo provai una profonda commozione, perché nel mondo occidentale ciò non esiste. C’era la tradizione della commedia dell’arte, ma poi scomparve. Perché non tentare quest’avventura, dunque? E ci siamo lanciati tutti insieme.
D: Cos’è il movimento panico?
Marianne Costa (compagna di A. Jodorowsky, ndr): Una delle peculiarità del movimento panico era che l’artista panico si metteva lui stesso nella sua opera. Nei dipinti di Arrabal, ad esempio, c’e sempre la faccia del pittore stesso da qualche parte. In un modo o nell’altro l’opera panica continua questa tradizione, in un modo o nell’altro è un'opera Jodorowsky. E’ una cosa che è cresciuta, da due anni a questa parte, in un modo molto organico. Non è sempre tutto rosa e fiori, tutto facile, ci sono momenti di dubbio, ma è una cosa cresciuta organicamente, senza domandarsi se andava bene, se si era d’accordo... le cose si sono aggiunte le une alle altre, è quasi un miracolo. Anche Antonio Bertoli (l'editore italiano delle opere di Jodorowsky, ndr), che ha tradotto l’opera, si è ritrovato, lui editore, sul palco a fare l’attore. Non è quindi solo una questione di famiglia, ma anche di amicizia molto forte ed è cresciuta veramente come una bella pianta.
AJ: Il panico era un movimento fondato da me, Arrabal e Topor perché eravamo stufi del vecchio surrealismo, che stava terminando il suo percorso... Breton stava per morire, non gli piaceva la fantascienza, il rock, la musica, tutte le manifestazioni, insomma, dell’arte contemporanea. Noi inventammo qualcosa che ancora non esisteva: ‘chiameremo panico tutto ciò che faremo’, ci siamo detti, ‘Panico non è inteso come terrore, ma come totalità, l’unica cosa che accomuna noi tre è il fatto di essere artisti polivalenti, facciamo cinema, facciamo teatro, facciamo poesie, facciamo romanzi, facciamo tutto quello che vogliamo, non solo una cosa, ma tutto ciò che vogliamo’. Questo è il panico. Non c’è mai stato un corpo teorico, non è una teoria né un movimento: è un’azione.
giovedì 6 marzo 2008
Persepolis: alcuni buoni motivi per vedere il film

3. Tra i doppiatori di Persepolis figurano Paola Cortellesi e Sergio Castellitto.
4. I registi di Persepolis sono Marjane Satrapi e Vincent Paronnaud.
5. Persepolis è un film d’animazione molto complesso: ogni scena ha potuto contare su una media di 1.400 inquadrature.
6. La figura della nonna di Marjane è divertentissima.
7. La colonna sonora di Persepolis, curata da Olivier Bernet, è emotivamente strepitosa.
8. Persepolis è costato 7 milioni di dollari e ne ha incassati già più di 16.
9. La crescita fisica e caratteriale della protagonista, Marjane, da bambina a donna, è curata deliziosamente.
10. Persepolis è stato candidato agli Oscar 2008 come miglior film d’animazione dell’anno.
Mi sembra abbastanza.. voglio vederlo!
IL CAPPELLAIO MATTO


