venerdì 28 dicembre 2007

Addio 2007...


Questo è di sicuro l'ultimo post dell'anno 2007.... Sto tirando le somme per quanto riguarda la mia vita, quello che in questi anni mi è successo, gli avvenimenti belli e brutti, le persone che mi sono state vicine e quelle che mi hanno allontanata: faccio i conti (forse anche con un po' di ritardo) con quello che mai avrei pensato potesse capitare e con quello che non avrei voluto che capitasse. Ma mi ritrovo anche a capire che nonostante tutto una parte di me l'ho ritrovata proprio grazie "all'imprevedibilità del caso".. è pazzesco. La vita è pazzesca.
Ti spinge a vivere ed a camminare fino a quando ti ritrovi a guardarti indietro pensando "ma quella era davvero la mia vita!!? ero davvero io quella persona!!? Mi sembra sia una vita passata o il vissuto di qualcun altro"(questo ovviamente nel bene e nel male). Ti pungola e non ti lascia in pace finchè non hai imboccato la strada e anche allora non ti molla.
Detto questo so anche che in atto nel mio cuore c'è questo grande cambiamento, molto difficile e rivoluzionario da accettare. Mandar giù le "pillole amare" non è che sia proprio la mia specialità... ma quando ci vuole bisogna saperlo fare senza perder tempo.. giusto!!?
Quindi ufficialmente "Addio 2007. Addio a tutti i rami secchi tagliati (con piacere o con dolore). Addio all'idea del futuro che mi ero costruita in testa. Addio ai progetti impossibili e al temporeggiare. Benvenuto 2008. Un caldo benvenuto a te e a tutte le novità, le prove, le esperienze che mi vorrai portare..."
IL CAPPELLAIO MATTO

giovedì 27 dicembre 2007

"Musikanten"


Ho deciso, il prossimo film che mi procurerò sarà proprio questo: "Musikanten". Hanno lavorato insieme Battiato e Jodorowsky... insomma qualcosa da cogliere ci sarà di sicuro. Se non altro mi toglierò finalmente la curiosità a riguardo...


04 Settembre 2005 - Conferenza stampa"Musikanten"
Intervista al cast ed al regista.
di Mauro Corso
Alla conferenza stampa per il nuovo film di Franco Battiato sono presenti oltre allo stesso regista e al cosceneggiatore Manlio Sgalambro, Alexandro Jodorowsky e gli attori Fabrizio Gifuni e Sonia Bergamasco. Quest'ultima è evidentemente in dolce attesa. Il musicista siciliano non sembra minimamente abbattuto dallo scarso entusiasmo dimostrato dal pubblico durante la prima proiezione stampa, anzi ha dimostrato sicurezza dichiarando di rivolgersi al suo "pubblico d'élite".
In una tua canzone, "Bandiera bianca" avevi detto "a Beethoven e Sinatra preferisco l'insalata" è cambiato qualcosa rispetto al passato rispetto alla stima che provi per il compositore oppure era solo una canzone?
Battiato: Berio diceva che i cantautori ucciderebbero anche la madre per una rima. Diciamo che allora ero in una fase più consumistica, da juke-box. Poi c'erano impressioni che facevano pensare all'Alex di Arancia Meccanica. La mia stima ed il mio rispetto nei confronti di Beethoven non sono mai cambiati nel tempo.
Jodorowsky, come ha dovuto convincerla Battiato a partecipare al film?
Jodorowsky: è semplice: mi ha detto: non dovrai usare una pistola, nè lanciarti nel vuoto o fare altre cose da supereroe né farti esplodere un alieno dalla testa o innamorarti di una puttana romantica. E io gli ho detto: allora va bene.
E del film cosa ne pensa?
Jodorowsky: credo che sia un film importante. I film possono essere categorizzati come i corpi astrali. Ci sono i pianeti e gli asteroidi, che gravitano, stazionano e sono in un certo senso immutabili. Poi ci sono le comete, che si infrangono nella polvere senza lasciare nulla. E il cinema americano sono tutte comete.
La recitazione degli attori non sembrava del tutto naturale, e questo è sembrato piuttosto strano...
Battiato: quando si fanno le cose, non si fanno senza sapere quale sarà il risultato finale. Evidentemente non ricercavamo un tipo di recitazione che fosse "naturalistico" o peggio: un'idea astratta di una recitazione naturalistica.
Ha avuto dei modelli, nei cineasti del passato che si sono occupati di biografie di grandi compositori?
Battiato: preferisco non rispondere a questa domanda.
Almeno ci può dire perché fare adesso un film su Beethoven?
Battiato: perché c'è bisogno di vedere come sono i grandi uomini. Ora più che mai.
Quale rapporto ha con il cinema?
Battiato: Il cinema mi ha permesso di cominciare da capo. Avevo iniziato a fare musica all'inizio per soldi, ma poi con il passare del tempo ho trovato altre cose. Ed il cinema mi ha dato la possibilità di avere un nuovo esordio, delle nuove sfide.
Ha rimpianti riguardo a questo film?
Battiato: No, a pensarci bene sono proprio contento di averlo fatto.
In Perduto Amor si occupava di musica popolare, invece con questo film si torna all'ultimo Beethoven, quello più ostico e complesso. Qual'è l'aspetto che le è più congeniale?
Battiato: Tra l'altro ed il basso scelgo l'alto, tra il bello e il brutto scelgo il bello, tra l'onesto e il disonesto scelgo l'onesto.
Così termina una conferenza stampa piuttosto tesa, segnata soprattutto dall'imbarazzo per la domanda a cui Battiato ha preferito non rispondere. Ma indubbiamente il Maestro ha mostrato di voler procedere per la propria strada incurante delle critiche e della cattiva ricezione del suo ultimo film. Potrà piacere o no, ma suscita un certo rispetto.
IL CAPPELLAIO MATTO

venerdì 21 dicembre 2007

Standby...

Il cervello è meglio se lo metto in standby in questi giorni... Mi sa che per un po' non scriverò (per ovvi motivi visto che non sarò in ufficio).. Tante belle cose a tutti e buone feste.
A presto

IL CAPPELLAIO MATTO

giovedì 20 dicembre 2007

Quante cose...



Basta poco... Un amico che ti abbraccia e ti consola. Un'amica stordita e paranoica come te che ti dice "ti voglio bene". Un sorriso di un bambino. Una fotografia che contiene la tua allegria. Una canzone che ti riporta a momenti solari tuoi soltanto... Davvero basta così poco per ritovare il sorriso e la serenità! Basta ricordarsi. Basta fermarsi. Basta lasciare entrare il dolore e non rifiutarlo, basta viverlo e poi... qualcosa scatta e ti ricorda... chi sei, dove stai andando e quali sono le tue priorità.
Oggi la molla che è scattata è dovuta ad una canzone che mi ha catapultata a questa primavera/estate, ho ricordato i profumi della collina, superga, la natura che mi abbracciava dopo una giornata di lavoro... I viaggi a Bussana, a Savona, sul Lago... Ed ho ricordato solo le cose belle che mi hanno riempita, arricchita. Le persone a cui voglio bene. Gli animali che mi hanno accompagnata nelle mie passeggiate.
Un amico da poco si è ritirato sotto la neve a riflettere, a mettere a posto le sue cose... Buona idea. Per me invece è successo che sotto la "coperta della terra" ci ho messo altre cose. Chissà, magari in primavera, col sole e il germogliare salterà fuori qualcosa di buono. Saprò far fiorire tutto.
Speriamo!
IL CAPPELLAIO MATTO

Posso sopravvivere a tutto...

ma a causa di questo clima natalizio sto rischiando grosso!
Sopravvivere all'acquisto dei doni, alla solitudine del momento, alle giornate di merda (come quella di ieri), al fatto che mi paghino "forse si, magari anche no", alla sfiga che mi fa compagnia... ma la cena dell'ufficio di ieri sera mi ha provata malamente. Un'orda di bambini urlanti e di genitori menefreghisti, i titolari che mi hanno voluta vicina vicina, uno degli operai della ditta che ha portato un karaoke professionale... e via tutti a cantare e ballare. Di per se poteva essere una cosa carina... io volevo MORIRE. Sorvolo sul fatto che mi hanno anche costretta a cantare e poi a ballare il valzer col capo.. sorvolo sul fatto che mi sono offerta di accompagnare a casa la mia collega imbranata che ha paura di girar sola in S. Salvario (così potevo andrmene prima)... ma la conclusione è stata pessima. L'architetto che mi tappina e che mi vuole far vedere la sua nuova casa... se se, aspetta e spera. Troppo tardi, sono stanca, ho anche io il mal di testa...
e ciccia!!
IL CAPPELLAIO MATTO

mercoledì 19 dicembre 2007

Il Buongiorno si vede dal mattino...

Mi sono svegliata tutta contenta perchè Pilar mi aveva detto ieri che lei, il piccolo Diego e Daniele sarebbero stati a Torino da venerdì... la prima cosa che mi capita una volta alzata dal letto tutta felice è tirare una testata nell'armadio aperto! (e dire che odio le ante aperte e le chiudo sempre)
Passo in posta a vedere come mai la mia carta ieri risultava non valida: mi dicono che si è smagnetizzata e che ci vorranno un po' di giorni senza poter prelevare/versare (io pensavo che ste robe succedessero solo alla mia amica barese...)
Chiamo immediatamente Pili e scopro che Diego si è ammalato e quindi non verranno... sigh! peccato io ero già su di giri... sarà per la prossima volta...
Mi avvio verso l'ufficio di buon passo perchè ho il tempo contato (e io odio arrivare in ritardo!) e pesto un'enorme merda che paciosa se ne stava bellamente adagiata sul marciapiede.
Ok. Mantengo la calma e proseguo dopo aver cercato di salvare il salvabile della scarpa.
Adesso sono in ufficio, con l'umore che, rispetto al risveglio, è notevolmente calato e non so quanto resisterò con il bulldog dell'ufficio abbracciato alla mia caviglia che annusa beatamente la scarpa!!
IL CAPPELLAIO MATTO

martedì 18 dicembre 2007

Ma... dov'è finita la Lepre Marzolina?

ogni tanto mi giro e non c'è più. Prima il film. Poi il matrimonio.
Adesso speriamo che non l'abbiano bollita in pentola per qualche sgarro fatto a qualche marmotta chiatta...
Lepre dammi tue notizie che mi preoccupo...
IL CAPPELLAIO MATTO

Un po' di demenza...


...ci sta bene. Non sono capace di essere troppo in crisi, per troppo tempo. Ho bisogno di "altalenare" tra lo spessore e la leggerezza, tra la pesantezza e l'essere demenziale. Sarà che non mi prendo più troppo sul serio. Sarà che ho bisogno di respirare...
Ma essere demente così a fondo mi fa proprio bene.. (e devo dire che tra il Vicino con le sue mail, La Lepre con il suo modo d'essere, Chiara con le sue uscite, etc etc ho i "Tele-spalla" adatti!)
IL CAPPELLAIO MATTO

... Pensieri Natalizi


Ero il Piccolo Aiutante di Babbo Natale fino a qualche anno fa. Non vedevo l'ora che arrivasse il periodo natalizio per iniziare a decorare la casa, l'albero, ed organizzare ogni weekend le merende con il mio moroso ed il vicino (senza dimenticare gli amici): preparavo tonnellate di biscotti alla cannella, al cioccolato, allo zenzero che mangiavamo e coi quali decoravamo l'albero in comune. Sfornavo dolci, vin brulè, zabaione... Mi aggiravo per la città come un elfo per trovare i regali per tutti quanti e lo facevo in pieno spirito natalizio... E la sera del 24 gli facevo trovare i doni proprio come se fosse passato Babbo Natale in carne ed ossa.
.....
Da quando è bruciata la casa è cambiato qualcosa. In realtà era già in atto questo processo di disillusione e disincanto. Ho perso una grossa fetta di me e adesso il natale ha valenze molto diverse.
E per forza di cosa è cambiato anche il mio approccio verso questa "tradizione"... Il giorno di Natale infatti in casa mia è previsto un ritrovo per chi vuole girare in pigiama, fumare il fumabile, mangiare schifezze e vedersi una maratona di film incredibile. Il tutto a cellulare spento onde evitare chiamate inopportune... Il tutto in buona compagnia di qualcuno come te... NATALE SWACCO... Pensateci, è una valida alternativa...
IL CAPPELLAIO MATTO

La cascata


La norma è che una cascata di pensieri mi investe e io rimango sotterrata da una quantità indefinita di cose che mi resettano il sentire. Dopo la neve di ieri sono riuscita a congelare tutto questo. Ho messo in standby. Ho deciso che "chi è causa del suo mal pianga se stesso" ... io non ci entro in questo giro, nemmeno se mi trascinano. Non lo faccio più, troppe volte ho sbagliato facendomi tirar dentro dalle cose, dalle persone, dai sensi di colpa e dai dubbi. Troppe volte non ho voluto guardare quello che la vita mi metteva davanti e ho pensato di scappare, in qualche modo: la cosa paradossale è che ero diventata così brava a "non vedere" che sapevo scappare senza muovermi di un millimetro.
La cascata continua a scendere. Ma io cambio posizione. La guardo dal di fronte, la osservo e la studio. Quando ho finito mi giro e continuo a camminare su quel sentiero dove mi sono trovata in solitudine, perchè adesso non ne ho più paura, così cammino e vivo (e sento) altre cose.
Fino alla prossima cascata...
IL CAPPELLAIO MATTO

La Semplicità

"Capita che tutto non basta/ Perdere tutto ciò che resta/Capita che qualcosa resta/E non sai cosa voglia dire/La semplicità, la semplicità/Nelle cose che ami/Per le cose che ami/La semplicità, la semplicità/Nelle cose che ami/Per le cose che ami/Mille strade, cieli aperti sopra la realtà/Capita quando sei vestito/Credere di spogliare il mondo/[...].e non sai cosa voglia dire/La semplicità, la semplicità/Per me ..."
C. Consoli

lunedì 17 dicembre 2007

Pensa tu che ci penso io...



Oggi pensa che ti ripensa... tanto ho detto e tanto ho fatto che ho portato la neve a coprire tutto quello che va congelato....
Così nell'ordine sono riemerse una serie di cose da fare obbligatoriamente, che mi ero bellamente dimenticata:

1° togliere i punti sotto l'ascella. Dovevo andare una settimana fa e mi è letteralmente passato di testa.. no comment
2° comprare la carta per i regali di natale (avrei potuto usare la carta igienica per quanto mi riguarda, ma non sarebbe stato ecologico)
3° prendere le misure per le tende della credenza e comprare le cerniere per il mobile della camera che è da finire da almeno 2 mesi!
4° ricordarmi che sono una donna ed in quanto tale necessito di certe attenzioni e cure verso me stessa per sentirmi davvero bene... quindi..mi sono comprata un bel vestito nuovo.
La bilancia ormai non è più sul piede di guerra e velocemente sto riprendendo la forma perduta (nonostante gli aperitivi del venerdì sera...) quindi ho deciso che ne vale la pena.
Insomma sotto la neve lascio per un po' le cose congelate, nel frattempo mi occupo di me e mi coccolo per bene.
IL CAPPELLAIO MATTO

Sonetto n. 73


La mia immagine associ al duro inverno
quando più non resiste alcuna foglia
sui rami secchi, freddi al loro interno
su cui cantarono uccelli con voglia.
In me tu vedi l’alba di un bel giorno
che al tramonto svanisce ad occidente,
quando la notte poi gli cala intorno
divide l’area dove l’odio è assente.
In me tu vedi spegnere quel fuoco
tra i miei ricordi della giovinezza,
come in un letto in cui diventa fioco
consunto dall’antica contentezza.
In me tu vedi questo e l’amor cresce
così amerai chi dalla tua vita esce.

W. Shakespeare

IL CAPPELLAIO MATTO

Voglia di Neve


Stamattina il freddo pungente mi batte addosso e mi ricorda che non amo i pensieri gelidi che mi tartassano mio malgrado... Penso che vorrei una bella nevicata che copra tutto quello che per il momento non riesco bene a vedere, a capire e ad affrontare... una nevicata che alzi la temperatura e che mi faccia concentrare su un'altra dimensione... proprio come quand'ero bambina.. Un attimo di respiro dal resto del mondo e la dimensione sospesa carica di meraviglia ed aspettativa...
Alzo gli occhi dallo schermo e guardo al di la della finestra.. Nevica.
A Torino è arrivata la neve.
IL CAPPELLAIO MATTO

venerdì 14 dicembre 2007

IL DALAI LAMA...


"Non è inserito nei programmi" del papa Ratzinger... Questo omino il cui nome significa "Maestro Oceano" e che ha ricevuto il nobel per la pace viene snobbato dalla massima autorità religiosa italiana(/mondiale).
Bhè lo capisco anche, insomma tra TUTTO quello che deve fare il nostro caro papa: tipo concedere l'indulgenza plenaria, firmare gli annullamenti della sacra rota, per non contare comprare i regali di natale!!! Non c'è proprio tempo... NO.
Però il 10 giugno 2007 è riuscito a ricevere George W. Bush...
Però se stiamo a vedere il 22 settembre di quest'anno si è lanciato verso "il Sol Levante" (Osservatore Romano) promovendo il nuovo corso per cattolici nel paese della Cina... allora, mi dico io, i passi avanti incontro a chi vuol lui li fa...
Ma forse son maligna io e sta lavorando come un pazzo per tacconare i danni causati dai preti molestatori di bambini. Nella mia ignoranza non ho idea di quanti grattacapi si becchi un papa...
So solo che sono cresciuta come una normale bambina cattolica, poi ho iniziato a vedere una serie di cose che non mi piacevano mica tanto... E allora il Cattolicesimo lo lascio a chi lo vuole. E allora la Chiesa, come istituzione, la disconosco. Tutte queste cose per me non hanno niente a che fare con spiritualità e guida interiore: non hanno nemmeno niente a che fare con quel ragazzo giovane, quello capellone, quello che girava a piedi predicando fra la Giudea e la Palestina moltiplicando pani e pesci, resuscitando i vivi e pure i morti, quello che diceva che siamo tutti uguali e trattava i suoi simili con amore non so se avete presente... Quello che è finito crocifisso... mi pare che la sua morte sia avvenuta grazie all'autorità religiosa di allora ipocrita esattamente come quella odierna.
Detto questo: Dalai Lama, se leggi il blog, anche se non approvi i gay, dai! per stavolta se nessuno ti vuole ti ospito io a casa mia e ci facciamo quattro chiacchere e una bagna cauda. Fammi sapere...

IL CAPPELLAIO MATTO

giovedì 13 dicembre 2007

PINTO SMALTO..


Era la fiaba che in assoluto mi piaceva di più da bambina (insieme a quella di Adelina)!! Nonna Eugenia era obbligata a raccontarmela perchè la mettevo letteralmente sotto tortura... L'ho ritrovata in rete e detto fatto: ecco a voi "Pinto Smalto" (o "Smalto Splendente" è uguale...)!!!


Betta, che rifiuta di prendere marito, alla fine se ne impasta uno con le sue mani ed, essendole rubato da una regina, lo ritrova dopo mille travagli e, con grande arte recuperatolo, se lo riporta a casa.

C'era una volta un mercante che aveva una figlia unica e sola, che desiderava vedere maritata, ma, per quanto suonasse questo liuto, la trovava lontana cento miglia dai desideri suoi, perché questa testa sventata come fosse una scimmia tra le femmine odiava la coda e, come zona proibita e caccia riservata, negava il passaggio a ogni uomo e voleva sempre festa al tribunale suo, sempre vacanza nelle sue scuole, sempre feste di corte nella sua banca, tanto che il padre se ne stava come l’uomo più afflitto e disperato del mondo.
Un giorno, dovendo andare a una fiera, chiese alla figlia, che si chiamava Betta, cosa desiderasse al suo ritorno, e lei disse: "Tata mio, se mi vuoi bene, portami mezzo vaso di zucchero di Palermo e mezzo vaso di mandorle ambrosine, con quattro o sei boccette d’acqua di rose e un po’ di muschio e d’ambra. E dovresti anche portarmi una quarantina di perle, due zaffiri, un po’ di granatine e di rubini, un po’ di filo d’oro e, assieme a tutte queste cose, una madia e un rasoio d'argento". Il padre si meravigliò di queste richieste stravaganti e, tuttavia, per non contraddire la figlia, andò alla fiera e tornò portandole puntualmente tutto quello che aveva chiesto. La quale, avute queste cose, si chiuse in una camera e cominciò a fare un grande impasto di mandorle e zucchero, mescolato con acqua di rose e profumo. Poi cominciò a modellare un bellissimo giovane, a cui fece i capelli di fili d’oro, gli occhi di zaffiro, i denti di perle, le labbra di rubini, e gli dette tenta grazia che gli mancava solo la parola.
Fatto ciò, avendo sentito raccontare che un’altra statua era diventata viva per le preghiere di un certo re di Cipro, tanto pregò la dea dell’amore che la statua cominciò ad aprire gli occhi e, insistendo con le preghiere, si mise a respirare e, dopo il respiro, uscirono le parole e, alla fine, sciogliendo tutte le membra, cominciò a camminare. Con una gioia maggiore di chi ha conquistato un regno, Betta l’abbracciò e lo baciò e, presolo per mano, lo portò dinanzi al padre dicendogli: "Tata, signor mio, avete sempre detto che eravate desideroso di vedermi maritata e io, per contentarvi, mi sono fatto un marito secondo il mio cuore". Il padre, che aveva visto uscire dalla camera della figlia quel bellissimo giovane, che non aveva veduto entrare, rimase a bocca aperta e, vedendo tanta bellezza, che si poteva pagare un grano a testa per poterla ammirare, fu contento che si facesse questo matrimonio.
Si preparò una festa grande e, tra gli altri che ci vennero, ci capitò anche una regina sconosciuta che, alla vista della bellezza di Pinto Smalto – così lo aveva chiamato Betta – se ne incapricciò altro che per scherzo. E poiché Pinto Smalto, che aveva aperto gli occhi sulle malizie del mondo solo da tre ore e non sapeva intorbidare l’acqua, accompagnò fino alle scale le forestiere venute a onorare le nozze, ché così gli aveva detto la sposa, e, facendo lo stesso con quella signora, essa lo prese per mano e lo portò, piano piano, fino alla carrozza a sei cavalli che teneva in cortile, dove, tiratolo dentro, fece partire la carrozza verso le sue terre; e quell’ingenuo di Pinto Smalto, non sapendo cosa gli fosse successo, le diventò marito. Betta, dopo averlo aspettato per un pezzo e non vedendolo comparire, mandò a vedere se stava chiacchierando con qualcuno giù in cortile; mandò a guardare sull’astrico se fosse andato a prendere un poco d’aria; s’affacciò in stanzini e in ripostigli e, non trovandolo, capì che gli era stato rubato, bello com’era!
E, fatti pubblicare i soliti bandi e, dopo che nessuno si era presentato a riportarglielo, decise di andarselo a cercare per tutto il mondo, travestita da pezzente. E, incamminatasi così travestita, dopo qualche mese arrivò alla casa di una buona vecchia, che l’accolse con grande affetto; e, sentita la disgrazia di Betta e accorgendosi che era incinta, ne ebbe tanta compassione che le insegnò tre formule magiche: la prima, tricche varlacche, ca la casa chiove; la seconda, anola tranola, pizze fontanola; la terza, tafar’e tammurro, pizze ’ngongole e cemmino, raccomandandole di usarle solo quando ne avesse avuto un gran bisogno, perché ne avrebbe tratto un grande beneficio. Betta, anche se si meravigliò per questo regalo di crusca, disse tra sé: ' Chi raccoglie non perde, ogni briciola è utile. Chi sa quale buona fortuna è racchiusa in queste formule? '. E così dicendo, ringraziata la vecchia, si mise in cammino.
Dopo un lungo viaggio, arrivata in una bella città chiamata Monterotondo, se ne andò dritta dritta al palazzo reale, dove chiese, per amore del cielo, un po’ di ricovero nella stalla, perché era vicina al parto. Sentendo ciò, le damigelle di corte le fecero dare una cameretta in mezzo alle scale, dove stando la poveretta vide passare Pinto Smalto, per la qual cosa ebbe tanta gioia, che fu in punto in punto di scivolare dall’albero della vita. Ma, poiché si trovava in così grande necessità, volle fare la prova con la prima formula datale dalla vecchia. E, dicendo tricche valcarre, ca la casa chiove, si vide comparire davanti un carrettino tutto d’oro, tempestato di pietre preziose, che si muoveva da solo per la stanza: che era una meraviglia a vedersi! Vista la qual cosa, le damigelle lo dissero alla regina che, senza perdere tempo, corse nella camera di Betta e, veduta questa magnifica cosa, le chiese se glielo voleva vendere, che l’avrebbe pagato quanto avrebbe chiesto. La quale rispose che, anche se pezzente, teneva più al suo piacere che a tutto l’oro del mondo e, perciò, se voleva il carrettino, avrebbe dovuto farla dormire una notte con il marito. La regina restò meravigliata della follia di questa poveretta che, sebbene pezzente, rinunciava alla ricchezza per un capriccio, e decise di papparsi quel bel boccone e, drogando Pinto Smalto, lasciare la poveretta contenta e malpagata.
E – venuta la Notte, quando le stelle del cielo e le lucciole della terra escono a farsi vedere – la regina, dato un sonnifero a Pinto Smalto , lo fece coricare accanto a Betta; il quale tanto faceva quanto gli dicevano di fare, non s’era ancora gettato sul materasso che già dormiva come un ghiro.
La povera Betta, che quella notte credeva di rifarsi di tutti gli affanni passati, accorgendosi che nessuno l’ascoltava, cominciò a lamentarsi forte, rimproverandogli tutto quello che aveva fatto per lui. E l’addolorata non chiuse mai bocca e l’addormentato non aprì mai gli occhi, finché il Sole usci con l’acquaforte a separare le ombre dalla luce, quando la Regina scese giù e si prese per mano Pinto Smalto, dicendo a Betta: "E, allora, sei contenta?". ' Che tu possa tenerti questa contentezza per tutta la tua vita ' rispose tra sé Betta, ' perché io ho passato una notte così brutta, che me ne ricorderò per qualche giorno. '
Rimasta sola, e non potendo più resistere, la poveretta volle fare la seconda prova con la seconda formula e, dicendo anola tranola, pizze fontanola, vide comparire una gabbia d’oro con un bellissimo uccello di pietre preziose e d’oro, che cantava come un usignolo. La qual cosa fu vista dalle damigelle, e riferita alla Regina, che volle vederlo; e, avendo fatto la stessa richiesta che aveva fatto per il carrettino e avendo Betta risposto lo stesso della prima volta, la regina, che aveva previsto e sperimentato l’inganno, promise di farla dormire col marito. E, presasi la gabbia con l’uccello e venuta la notte, diede il solito sonnifero a Pinto Smalto e lo mandò a dormire con Betta nella stessa camera dove aveva fatto preparare un bel letto. La quale, vedendo che dormiva come uno scannato, cominciò a fare lo stesso lamento, dicendo cose che avrebbero mosso a compassione una pietra e, piangendo e graffiandosi tutta, passò un’altra notte piena di tormenti. Appena fu giorno, la regina scese a riprendersi il marito, lasciando la povera Betta fredda e gelata, a morsicarsi le mani per lo scherzo che le era stato fatto. Ma, uscendo il mattino Pinto Smalto per andare a cogliere quattro fichi in un giardino fuori la porta della città, gli si avvicinò un robivecchi, che abitava muro a muro con la camera di Betta e che non aveva perduto una parola di quello che lei aveva detto, e che riferì punto per punto il tormento, i pianti e i lamenti della sfortunata pezzente. La quale cosa sentita il re, che già cominciava a cambiare senno, s’immaginò come potesse essere andata la cosa e pensò che, se gli capitava un’altra volta d’essere mandato dormire con la poveretta, non avrebbe bevuto quello che le faceva dare la Regina.
Ora, volendo Betta fare la terza prova e, dicendo la terza formula magica: tafaro e tammurro, pizze e ‘ngolgole e cemmine, comparvero una quantità di stoffe di seta e d’oro e di cinture ricamate con una conchiglia d’oro, che neanche la regina stessa avrebbe potuto mettere insieme così belle galanterie. Le quali cose avvistate dalle damigelle, avvisarono la padrona, che pensò di prendersele come aveva fatto con il resto e, avuta la stessa risposta da Betta, che, se le voleva, lasciasse dormire il marito con lei, la regina, dicendo tra sé: ' Che ci perdo a contentare questa contadina per portarle via queste belle cose? ' e, pigliatesi tutte queste ricchezze che le offrì Betta – quando sul tardi venne la Notte, perché doveva rispettare gli obblighi contratti con il sonno e con il riposo – dette il sonnifero a Pinto Smalto. E lui, trattenendolo in bocca e fingendo d’andare a scaricare la vescica, lo sputò in una camera e, coricatosi accanto a Betta, essa cominciò a cantare la stessa canzone, raccontando come l’aveva impastato con le sue mani con lo zucchero e con le mandorle, come gli aveva fatto i capelli d’oro e gli occhi e la bocca di perle e di pietre preziose, come lui le era debitore della vita, datagli dagli dei per le sue preghiere, e, alla fine, come le era stato rubato e essa, incinta e prossima a partorire, l’era andato cercando con tanti patimenti, che il cielo risparmi a ogni carne battezzata. E, in più, come aveva dormito altre due notti con lui, e dato in cambio due tesori, e non aveva potuto avere neanche una parola, al punto che questa era l’ultima notte di speranza e l’ultimo termine della vita. Pinto Smalto, che era sveglio, sentite queste parole e ricordando come in sogno quello che era accaduto, l’abbracciò e la consolò come meglio seppe. E – poiché la Notte era uscita con la maschera nera a guidare il ballo delle stelle – si alzò piano piano ed, entrato nella camera della regina, si riprese tutto quello che aveva rubato a Betta e tutti i gioielli e i denari che erano nello scrittoio, come risarcimento per le sofferenze patite. E, tornato dalla moglie, se ne partirono subito e tanto camminarono finché uscirono dai confini di quel regno, dove si fermarono in un buon albergo, dove Betta dette alla luce un bel maschio. E, quando si fu alzata dal letto, si avviarono verso la casa del padre, dove lo trovarono sano e vivo e, per il piacere di rivedere la figlia, divenne allegro come un ragazzo di quindici anni; e la regina, non trovando né il marito, né la pezzente, né i gioielli, si graffiò tutta e non mancò chi le disse:
"chi imbroglia, non si dolga s’è imbrogliato."


IL CAPPELLAIO MATTO

Le viole


Erano il fiore preferito di nonna Caterina. Ne aveva cespugli giganteschi nel suo giardino che crescevano rigogliosi e spontanei...
E lei era proprio come una viola selvatica, resistente, forte, profumata e genuina...
Quante viole ci sono tra le persone che amo! Tantissime. Son felice. Mi piace quando le persone accettano con semplicità il loro modo di essere. Forse perchè troppo spesso in passato non l'ho saputo fare io... Forse perchè sono portati nella stessa maniera ad accettare quello degli altri.. Mi piace trovarmi a chiaccherare semplicemente con due amici, come è successo ieri col Vicino e Bea, così, senza veli e filtri, senza pretese... ma con la stessa amorevolezza che ci unisce l'uno all'altro nella nostra ESTREMA diversità. Un bel mazzo di viole!!
Soffro invece immensamente quando vedo le "viole" appassire, la loro bellezza che si spegne mi rattrista...
Ma forse non ho tenuto conto che al mondo ci sono diversi tipi di fiori... magari quelle non erano viole ma "tromboni"!!
IL CAPPELLAIO MATTO

mercoledì 12 dicembre 2007

Incontri


Quando penso a tutti quelli che ho incontrato sino ad ora nella mia vita vedo un disegno molto complesso ma anche molto bello seppure a tratti doloroso...
Un disegno che definirei "divino" se non fosse altro perchè mi sta accompagnando verso me stessa e il mio compimento...
Una serie di incontri: una serie segni che vengono messi sul mio cammino.
Non parlo delle persone a me care: loro sono parte integrante della mia vita e mi insegnano direttamente con il rapporto che instaurano con me: parlo delle meteore che passano e se ne vanno...
Penso a loro e valuto ciò che mi hanno insegnato o che col loro comportamento, mio malgrado, mi hanno costretta a valutare:
Per esempio mi ricordo Piero, il barbone che mi immobilizzò con ciò che gli aleggiava al di la degli occhi; con lui chiaccherai offrendogli la colazione e parlando di metafisica;
mi torna alla mente Elisa, una ragazza con il fegato malato che si avvicinò a me e che all'inizio mi incuteva una sensazione per nulla positiva... ma mi ricordava me con tutti quei problemi di salute e con quella rabbia verso i genitori e così la presi sotto la mia ala protettrice: mi ferì del tutto gratuitamente tradendomi nel profondo;
E poi una ragazza incontrata sul tram: bellissima per quel che emanava. La ricordo ancora intrisa di una luce magica, calda e accogliente. Con lei non parlai nemmeno ma mi trasmise quella luce che l'animava nel profondo: lei e il bambino che portava in grembo...
Sono infiniti gli incontri che mi hanno segnato e che mi segneranno con un'impressione scritta direttamente dentro al cuore nonostante occasionali o fugaci... l'importante è coglierli.

IL CAPPELLAIO MATTO

LA RIVOLUZIONE NEL CORPETTO...


Siamo stanche delle invisibili e scomode bretelline in lattice dei reggiseni di penultima generazione, siamo stufe di fare prove e prove davanti allo specchio cercando un sistema per indossare la maglia preferita e scollata senza che del reggiseno si notino tracce visibili, siamo troppo pigre per spalmarci ogni sera una crema cosmetica per la bellezza del decolléte... Quindi???!! No problem... Arriva la soluzione a tutti i problemi di look. Il reggiseno che si sostiene da sé e in più idrata la pelle. La rivoluzione arriva da casa Christies il marchio di lingerie elegante e pratica che ha ideato lo spettacolare Cosmetic Touch Up®, il reggiseno invisibile e idratante. Via libera alle scollature più vertiginose, alle schiene più nude, alle spalle più scoperte. Ma anche via libera ad un trattamento cosmetico idratante e rassodante per il seno. Non c’è trucco, non c’è inganno... scusate se è poco!!
Ammesso che funzioni mi sovvien testè una domanda... MA PERCHE'??!! Chi è che l'ha inventato? E, soprattutto, non è che ci potrebbero anche inserire, un'automassaggio?? già che ci siamo... Hai fatto trenta facciamo pure trentuno...
IL CAPPELLAIO MATTO

martedì 11 dicembre 2007

Il senso di Smilla...


... Ancora una volta ce l'ha fatta. E' riuscita ad infilarsi nel letto mentre stavo dormendo.
Questa notte ho dormito "senza sogni" ad intralciare il mio riposo.. fantastico! Poi verso le cinque e mezza voltandomi nel letto, ho toccato un "robo peloso"... ebbene si! anche stavolta ci è riuscita. Ma almeno niente prurito o starnuti... E via di fusa..
Amo gli animali. Preferisco i cani, lo sanno tutti, perchè rispecchiano una parte di me.. ma pensandoci bene anche nel gatto c'è quel qualcosa che entra in risonanza col mio modo di essere... quella indipendenza forte contrapposta alla dolcezza infinita quando decido che è il caso...
(avanti con i commenti.... >:-P)
IL CAPPELLAIO MATTO (miaoooooooo)

lunedì 10 dicembre 2007

e se fosse...

.. che abbiamo bisogno di essere innamorati ed amare per sentirci appagati? E se fosse che per farlo dobbiamo mettere da parte la nostra crescita e la nostra ricerca interiore? E se fosse che le due cose non possono coesistere assolutamente perchè una esclude l'altra? E se fossero due delle strade possibili che portano in due direzioni opposte?? Quale sceglieresti?

IL CAPPELLAIO MATTO

Divieto di usare...


il clacson (si scrive così???)

Ne ho abbastanza. Mi sveglio a Superga nella quiete e nella natura alle 06.00, mi occupo degli animali, rassetto la casa di Ale, sono contenta.. si sta bene.. Il sole sorge ed è una bellissima giornata invernale. Prendo l'auto e scendo in città. Nebbia. Delirio. Pazienza per le macchine, che sono troppe per i miei gusti, la cosa che non tollero è che molti, troppi, esauriti si attacchino al clacson e inizino a suonare come degli invasati... Insomma è verde si è vero, ma ci sono duemila cristiani che stanno in fila prima di te e non è che se suoni cambia qualcosa. O forse si. Si.. forse scendo dalla macchina e ti insulto dopo averti staccato a morsi il clacson. Io ho iniziato la mattina in maniera "bucolica" e voglio proseguire la giornata così. Sto ascoltando Allievi al Pianoforte, sto pensando ai cazzi miei mentre sto attenta alla strada... Da oggi vorrei vigesse il divieto di usare il clacson per gli isterici. BBBBBBBBBippppppp lo suonano e si stacca, esplode, non so: qualsiasi cosa.


IL CAPPELLAIO MATTO

venerdì 7 dicembre 2007

Il pranzo delle AMABILI...


Oggi è venuta a pranzo da me Manu. E, come al solito, mi ha portato una ventata di buon umore e "pseudoaccidamabilità..."
Dopo "la cena dei cretini" (famoso film francese del 1998) ecco "Il pranzo delle amabili"!!
Tutto perchè durante la conversazione sono riuscita a dire di essere stata AMABILE in non so quale occasione... ovviamente lei mi ha subito smentita dicendo che no, non era proprio possibile, io sono tante cose ma amabile non mi si addice... forse lei... SEEEEEEEEEEEEE...
Valutando attentamente tante opzioni non è applicabile a nessuna delle due, nemmeno sforzandoci, però è stato un'ottimo "non compleanno" per lei e io, al solito, ho dovuto inchinarmi alla sua saggezza: lei vede davvero oltre e sa capirmi e vedermi, proprio per come sono... proprio come "un pisello nel suo baccello".


IL CAPPELLAIO MATTO (amabile)

sono seriamente preoccupata

STO PERDENDO LA MEMORIA...
il mio cervello non registra piu' alcune (molte) cose...
sono sempre stata un po' svampita, nel mio mondo...
ma ora la situazione sta diventando preoccupante!
va bè che il mio cervello essendo intelligente farà una sua selezione e terrà in considerazione solo le cose che gli interessano di più, senza tenere conto di quello che potrebbe interessare a me, se non per altro almeno per evitarmi figuracce, sembro sempre caduta dal pero....
LEPRE

RIFLESSIONI

Stamattina ho già avuto modo di valutare un paio di cose nel tragitto che da casa mi porta in ufficio. Ho incontrato diverse coetanee (e qualcuna anche più "giovane" di me) che accompagnavano i bambini all'asilo... le ho viste, le ho guardate, e mi sono sembrate terribilmente diverse da me... Soprattutto isteriche con i figli e spente con se stesse... Urlavano contro i bambini come delle pazze, parevano arrabbiatissime per qualcosa di in-imputabile ad un bambino: insomma se è un bambino dovrà pur muoversi altrimenti sarebbe una mummia... Amo i bambini e loro adorano me. Ammetto che con loro ci so fare. Ieri ho accompagnato la moglie del mio titolare a far la spesa (con seguito di cane e bambino) e mi sono ritrovata a gestire il piccolo monello che fa SEMPRE i capricci in maniera esemplare. "Stai seduto dentro il carrello, sorridente, fai quello che dico io e mi aiuti pure a fare la spesa? ok??!" Al supermercato si sono detti illuminati dal fatto che adesso che stava con la mamma (io) era così buono ed ubbidiente... ah ah... si si... hanno capito tutto!
Detto questo le mie riflessioni son le seguenti:

1. ma anche io sembro così VECCHIA? non per via del bambino ma vecchia dentro, spenta... più che vecchia direi logorata...

2. per me l'idea di un bambino è strettamente collegata al mio compagno di vita (inesistente dal momento in cui mi è crollato il mondo di memole sul groppone..) ma quando vedo un bambino mi dispiace pensare che magari non ne avrò...ma non è che questa è la crisi dei trentanni !!?
IL CAPPELLAIO MATTO

giovedì 6 dicembre 2007

Cazzo, Cazzo, Cazzo


Stamattina non me ne va dritta una.
Sono incazzata perchè:

1.mi sono accorta che i ladri mi hanno staccato un pezzo di armadio interno e dovrò smanettarci per almeno mezza giornata per rimetterlo a posto;
2. mi sono accorta (con moooooooolta calma) di quanto in questi anni non ho voluto vedere la realtà dei fatti (..."mi dispiace non gli piaci abbastanza!" tanto per citare un libro)
3. mia madre continua a telefonarmi per invitarmi al pranzo di natale e non registra la mia risposta ("sono impegnata, me ne parto per qualche posto ancora non so dove... ci vediamo la domenica prima!")
4. in ufficio il cane continua a scorreggiare e sembra una camera a gas!
5. mi tocca continuamente rispondere bene a persone a cui direi "non mi rompere i coglioni vaffanculo!"
6. la mia collega continua a spruzzare roba chimica con la scusa di pulire con quello spruzzino stupido che tra un po'... (non posso dire dove glielo infilo...)
7. NON MI HANNO ANCORA PAGATO LO STIPENDIO E SIAMO AL SECONDO ARRETRATO!!

Basta, adesso non mi tengo più. capiti quel che deve capitare.

IL CAPPELLAIO MATTO

LA DONNA SCHELETRO


Sto leggendo un Libro molto bello "Donne che corrono coi Lupi". Questa è una delle tante storie narrate che mi ha profondamente colpita... Perdonerete la lunghezza del post e il fatto che io abbia riassunto il commento della novella... Per ovvi motivi! Una cosa soltando va ancora detta: nonstante il titolo questo è davvero un libro per tutti DONNE e soprattutto UOMINI!

LA DONNA SCHELETRO Aveva fatto qualcosa che suo padre aveva disapprovato, sebbene nessuno più rammentasse cosa. Il padre l'aveva trascinata sulla scogliera e gettata in mare. I pesci ne mangiarono la carne e le strapparono gli occhi. Sul fondo del mare, il suo scheletro era voltato e rivoltato dalle correnti.Un giorno arrivò in quella baia, dove un tempo andavano in tanti, un pescatore. L'amo del pescatore scese nell'acqua e si impigliò nelle costole della Donna Scheletro. Pensò il pescatore: "Ne ho preso uno proprio grosso!" Intanto pensava a quanta gente quel grosso pesce avrebbe potuto nutrire, a quanto sarebbe durato, per quanto tempo avrebbe potuto restarsene a casa tranquillo. E mentre stava cercando di tirare su quel gran peso attaccato all'amo, il mare prese a ribollire, perché colei che stava sotto stava cercando di liberarsi. Ma più lottava e più restava impigliata. Inesorabilmente veniva trascinata verso la superficie, con le costole agganciate all'amo.Il pescatore si era girato per raccogliere la rete e non vide la testa calva affiorare dalle onde, non vide le piccole creature di corallo che guardavano dalle orbite del teschio, non vide i crostacei sui vecchi denti d'avorio.
Quando si volse, l'intero corpo era salito in superficie e pendeva dalla punta del kayak."Ah!", urlò l'uomo, e il cuore gli cadde fino alle ginocchia, gli occhi per il terrore si nascosero in fondo alla testa, e le orecchie diventarono rosso fuoco. La gettò giù dalla prua con il remo, e prese a remare come un demonio verso la riva. Non rendendosi conto che era aggrovigliata nella lenza, era sempre più terrorizzato perché essa pareva stare in piedi e seguirlo a riva. Per quanto andasse a zig zag restava lì dietro ritta in piedi e il suo respiro rovesciava sulle acque nuvole di vapore, e le braccia si lanciavano in acqua come per afferrarlo.Alla fine l'uomo raggiunse il suo igloo, si lanciò nella galleria, e a quattro zampe penetrò all'interno. Ansimando e singhiozzando giacque nell'oscurità, con il cuore che batteva come un tamburo. Finalmente al sicuro.Ma quando accese la lampada all'olio di balena, eccola, lei era lì, ed egli cadde sul pavimento di neve con un tallone sulla sua spalla, un piede sul suo gomito. Non seppe poi dire come fu, forse la luce del fuoco ne ammorbidiva i lineamenti, o forse perché era un uomo solo. Fatto sta che sentì nascere come un sentimento di tenerezza, e lentamente allungò le mani sudicie e prese a liberarla dalla lenza. "Ecco, ecco", prima liberò le dita dei piedi, poi le caviglie. E continuò nella notte, e la coprì di pellicce per tenerla al caldo. Cercò la pietra focaia e accese il fuoco. Lei non diceva una parola - non osava - perché altrimenti quel cacciatore l'avrebbe presa e gettata agli scogli.All'uomo venne sonno, scivolò sotto le pelli e cominciò ben presto a sognare. Talvolta, durante il sonno, una lacrima scivola giù dall'occhio di chi sogna, quando c'è un sogno di tristezza o di struggimento. E questo accadde all'uomo. La Donna Scheletro vide la lacrima brillare nella luce del fuoco, e d'improvviso sentì un'immensa sete. Si trascinò accanto all'uomo addormentato e posò la bocca su quella lacrima. Quell'unica lacrima era come un fiume, e lei bevve e bevve finchè la sua sete di anni non fu placata.Frugò nell'uomo addormentato e gli prese il cuore, il tamburo possente. Si mise a sedere e si mise a picchiare sui due lati del cuore. Mentre suonava si mise a cantare: "Carne, carne, carne!". E più cantava più si ricopriva di carne. Cantò per i capelli e per buoni occhi e per mani piene. Cantò la linea tra le gambe, e il seno, abbastanza grande da trovarvi calore, e tutte le cose di cui una donna ha bisogno. E poi cantò i vestiti, che si togliessero dal dormiente, e scivolò nel letto con lui, pelle a pelle. Rimise il suo cuore nel suo corpo, e così si risvegliarono stretti uno nelle braccia dell'altra, aggrovigliati dalla loro notte, in un altro mondo, bello e duraturo.
L'incapacità di affrontare e sbrogliare la donna scheletro fa sì che molte relazioni falliscano. Per amare bisogna essere non solo forti, ma anche saggi. La forza viene dallo spirito. La saggezza viene dalla Donna Scheletro. La Donna Scheletro dimostra che vivere insieme accrescimenti e decrescimenti, conclusioni e inizi, crea un amore impareggiabile fatto di devozione.
Il ritrovamento accidentale del tesoro: In questo racconto il pescatore trova molto più di quello che si sarebbe aspettato. Non si rende conto di sollevare il tesoro più allarmante che gli sarà dato di conoscere, più di quanto egli possa governare. Non sa di dover venire a patti, che tutti i suoi poteri saranno messi alla prova. Restare inerti e limitarsi a sognare l'amore perfetto è facile. Fingiamo di poter amare senza che muoiano le nostre illusioni sull'amore, fingiamo di poter andare avanti senza che muoiano le nostre aspettative superficiali, fingiamo che le nostre ebrezze e i nostri impeti preferiti non moriranno mai. Muore l'illusione, muoiono le aspettative, la bramosia di avere tutto, il desiderio di prendere solo il bello, tutto questo muore.Non appena scopriamo con chi abbiamo a che fare, il primo impulso è gettarlo via. Le relazioni spesso vacillano quando passano dalla fase dell'anticipazione a quella in cui bisogna affrontare quello che in realtà è preso all'amo. Amore significa restare quando ogni cellula dice: "Scappa". Paradossalmente, quando uno dei due innamorati tenta la fuga, la relazione è investita da più vita. E più si crea vita, più il pescatore è spaventato. E più corre, più si crea vita. La fase della corsa e del nascondimento è quella in cui gli amanti tentano di razionalizzare la loro paura dei cicli Vita/Morte/Vita. Dicono: "Può andare meglio con un altro", oppure "Non voglio rinunciare a..", o "non voglio cambiare la mia vita", "affrontare le mie e le altrui ferite", "non sono ancora pronta"; "non voglio essere trasformato". Si cerca disperatamente un riparo e il cuore batte, non perché si ama e si è amati, ma per vigliacca paura. Abbiamo trovato un tesoro, e cerchiamo di fuggire. Ma alla fine tutti dobbiamo baciare la strega. Tutti quelli che non sono pronti, hanno bisogno di tempo, sono comprensibili, ma solo per un breve periodo. La verità è che mai nessuno è completamente pronto. Per amare il piacere non ci vuole molto, per amare davvero ci vuole un eroe capace di governare la propria paura. La nostra segreta fame di essere amati è il non-bello. Tre cose differenziano il vivere con l'anima di contro al vivere solamente con l'io: la capacità di sentire e apprendere modi nuovi, la tenacia per percorrere una strada impervia, la pazienza di apprendere nel tempo l'amore profondo.

IL CAPPELLAIO MATTO

Convenzione dei feriti d'amore

tratto da un post di paulo coelho...è vero, a volte dice ovvietà, ma come l'uovo di colombo...c'e' bisogno che qualcuno ci mostri cosa abbiamo sotto il naso....
questa mi è piaciuta....

CONVENZIONE DEI FERITI D'AMORE

Disposizioni generali:
A – Considerando che è assolutamente corretto il detto: “tutto vale in amore e in guerra”;
B – Considerando che in guerra abbiamo la Convenzione di Ginevra, adottata il 22 agosto 1864, che definisce come debbano essere trattati i feriti sul campo di battaglia, mentre nessuna convenzione è stata promulgata fino a oggi per quanto riguarda i feriti d’amore, che sono in numero assai maggiore;
Si decreta che:
Art. 1 – Tutti gli amanti, di ogni sesso, sono avvisati che l’amore, oltre a essere una benedizione, è anche qualcosa di estremamente pericoloso, imprevedibile, capace di arrecare danni seri. Di conseguenza, chi si propone di amare deve sapere che espone il proprio corpo e la propria anima a vari tipi di ferite, e non potrà incolpare il proprio partner in alcun momento, giacché il rischio è lo stesso per entrambi.
Art. 2 – Una volta colpito da una freccia vagante dell’arco di Cupido, deve in seguito chiedere all’arciere di scagliare la stessa freccia nella direzione contraria, in modo da non sottoporsi alla ferita conosciuta come “amore non corrisposto”. Qualora Cupido rifiuti tale gesto, la Convenzione che ora si promulga impone al ferito di togliere immediatamente la freccia dal proprio cuore e gettarla nella spazzatura. Per riuscirci, egli deve evitare telefonate, messaggi tramite internet, invio di fiori che finirebbero per essere restituiti, od ogni e qualsiasi mezzo di seduzione, giacché questi ultimi possono dare risultati a breve termine, ma finiscono sempre per non funzionare con il passare del tempo. La Convenzione decreta che il ferito debba immediatamente cercare la compagnia di altre persone, tentando di controllare il pensiero ossessivo “vale la pena lottare per questa persona”.
Art. 3 – Qualora il ferimento provenga da terzi, ossia, quando l’essere amato ha provato interesse per qualcuno che non si trovava nella rotta previamente stabilita, è espressamente proibita la vendetta. In questo caso, è permesso l’uso di lacrime fino a che gli occhi si seccano, alcuni pugni contro il muro o il guanciale, conversazioni con amici in cui si può insultare l’antico(a) compagno(a), addurre la sua totale mancanza di gusto, ma senza diffamare il suo onore. La Convenzione determina che venga altresí applicata la regola dell’Art. 2: cercare la compagnia di altre persone, preferibilmente in luoghi diversi da quelli frequentati dall’altra parte.
Art. 4 – In caso di ferite leggere, qui classificate come piccoli tradimenti, passioni fulminanti che non durano a lungo, disinteresse sessuale passeggero, si deve applicare con generosità e rapidità il medicamento chiamato Perdono. Una volta applicato tale medicamento, non si deve tornare indietro neanche una volta, e il tema deve essere completamente dimenticato, non essendo mai piú utilizzato come argomento in un litigio o in un momento di odio.
Art. 5 – In tutti i ferimenti definitivi, detti anche “rotture”, l’unico medicamento in grado di fare effetto si chiama Tempo. Non serve cercare consolazione con cartomanti (che dicono sempre che l’amore perduto ritornerà), libri romantici (sempre con un lieto fine), novelle in TV o cose de genere. Si deve soffrire intensamente, evitando assolutamente droghe, calmanti, preghiere ai santi. L’alcool è tollerato per un massimo di due bicchieri di vino al giorno.
Determinazione finale: i feriti d’amore, al contrario dei feriti nei conflitti armati, non sono vittime né aguzzini. Hanno scelto qualcosa che fa parte della vita, e pertanto devono affrontare l’angoscia e l’estasi della propria scelta.
E coloro che non sono mai stati feriti dall’amore non potranno mai dire: “ho vissuto”. Perché non hanno vissuto.
lepre

mercoledì 5 dicembre 2007

Anima Buona...

Ieri sera un'anima buona mi ha distolto dai pensieri tetri per un po' dandomi dritte su dove individuarla mentre lavorava in TV... era fotografo al concerto di Renga in onda su VideoMusic (così si chiama??).
Alla fine non ce l'ho fatta... le inquadrature non mi hanno permesso di scorgere quest'anima buona che mentre lavorava si è sorbita anche le mie lamentele acide...
La musica di Renga non mi piace molto ma devo dire che leggendo Alberto e i suoi post mi sento superficiale a commentare così il lavoro di qualcuno che crea e ci mette passione nel farlo.. insomma io non sono nessuno per dire bello o brutto... Creare è creare e vedendo il pienone al concerto di ieri sera molti avrebbero da dire la loro immagino...
Tutto questo per dire:

1. Grazie Alberto di avermi distratta (mi sono anche divertita a cercare di beccarti sul palco...)

2. Non impazzisco per le canzoni di Renga (come molti altri) ma ammetto che non è il caso di sminuire il lavoro di qualcuno che ci mette del suo solo a causa della mia acidità di fondo...
IL CAPPELLAIO MATTO

IL VICINO HA DETTO

Che vuole organizzare uno dei tanti addii al nubilato della Lepre Sposa... Per me va bene, figuriamoci, ma devo prepararmi a contenerla.
Comunque sia il Vicino non lo farà gratis, in cambio vorrà essere dispensato dal partecipare al matrimonio ed avere una gigantografia delle tette della Lepre Marzolina.
A me basta avere una macchina fotografica in mano quando Lollo saprà che lei si sposa. Il resto vien da se, riderò per i prossimi 30 anni guardando quella foto... ah ah ah
(fa già effetto adesso)

IL CAPPELLAIO MATTO

.... Pensieri nella Notte


Stanotte non ho avuto tregua e sono rimasta a fare i conti con i miei pensieri che turbinavano e le conseguenti sensazioni che nascevano in me.

A nulla è valso il reiki, che anzi mi dava quella lucidità in più per non appannare il cervello facendolo smettere. Mi sono addormentata alle 6.00 di stamattina, svenuta letteralmente sulla poltrona senza nemmeno rendermene conto. Mi sono risvegliata con la sveglia alle otto e mezza. Senza problemi, sveglia e carica. Allo specchio sono un fiore. Il ritratto della salute e del vigore fisico. Non sono stanca per nulla e il flusso continua.... ininterrotto.

Per adesso accetto che sia così. Vedremo...


IL CAPPELLAIO MATTO

IERI HO FATTO IL MAIALE...

..........
nel senso che....
lunedì si è ammazzato il maiale (povero..ma non ha sofferto)... e ieri ... vai di salami cotti e crudi, mustardele, salsicce, arrosti, bistecche e chi più ne ha più ne metta.... Oggi sono distrutta, perchè oltre ad aiutare nella preparazione di queste prelibatezze (povero mio colesterolo..) ho dovuto preparare pranzo e cena per 15 voraci persone, per fortuna la mia mamma mi è venuta in aiuto perchè ero sola soletta e schizzata!!!
cmq...ieri mi sono sfogata a mangiare mustardela...ne hanno fatto addirittura una apposta per me!!!! però ho fatto un fioretto, ora basta!

lepre maialosa

martedì 4 dicembre 2007

Non sono capace..


..di starmene tranquilla. Qualcosa inizia ad agitarsi dentro di me e mi costringe a "dismettere i panni della persona tranquilla" che ragiona e valuta prima di agire.
Faccio cose delle quali mi pento, per irragionevolezza ed irruenza, e poi subisco le conseguenze.
Ma è più forte di me. Non imparerò mai.

Ah ma... Ben mi sta!!


IL CAPPELLAIO MATTO

Da che mondo è mondo Cappuccetto Rosso...


Rischia grosso...

Stanotte delirio... Ho commesso l'errore di andare a nanna dopo aver letto un trattato sulle fiabe.. La favola trattata era Cappuccetto Rosso (appunto):

Da Fiabe e Metafore alchemiche
CAPPUCCETTO ROSSO O IL MERCURIO
Con l’inseparabile cappuccio e la sua borsa in mano, Cappuccetto Rosso salta nella fiaba come il dio Mercurio, messaggero e portatore di farmaci. Ella è anche l’elemento chimico mercurio nascosto nella pietra cinabrina, oppure discolo e scorrevole come argento vivo. L’alternanza cinabro-mercurio (HgS – Hg) rappresenta nell’alchimia cinese il passaggio dalla morte alla vita, l’eterna resurrezione. (*)
Cappuccetto Rosso, la bimba della fiaba dei Grimm e di Perrault, è un piccolo dio Mercurio aleggiate nei boschi di castagni e di querce. Messaggera tra la mamma e la nonna, con il paniere contenente focaccia e vino (o burro), ella compie le mansioni del dio dai piedi alati, viandante, portatore di farmaci e consolazioni, intermediario. Del romano Mercurio (o del greco Hermes, del germanico Odino – Wotan, dell’etrusco Turm) ha alcuni attributi peculiari. Innanzi tutto quel suo cappuccio, da cui prende il nome. Mercurio è una divinità col cappello, il pètaso, qualche volta accompagnato da una mantellina. Wotan è descritto con il volto coperto da u cappuccio. Il cappello-cappuccio protegge il dio nei suoi viaggi e lo nasconde nelle sue furfanterie. Che quel copricapo fosse rosso è difficile stabilire, ma rosso era il cappello dei Frigi, rossi i capelli di Mercurio, violetta la mantellina di un Mercurio rappresentato in un dipinto murale sul viale dell’Abbondanza a Pompei. Loge, il demone del fuoco compagno preferito di Wotan, indossava un cappuccio e una mantellina rossa. Di Mercurio, Cappuccetto rosso ha anche la borsa, con cui reca le “medicine” alla vecchiaia”. Con Wotan la piccina condivide l’inquietante rapporto con un lupo. Rivelazioni essenziali di Mercurio (1) sono l’incontrare e il trovare e la sua tendenza ad associarsi volentieri a qualcuno (amalgamarsi?), tendenza quest’ultima che rende Cappuccetto Rosso affabile, ma la conduce anche a fidarsi della compagnia poco raccomandabile di un figuro incontrato per caso.
L’equiparazione della bambina del bosco alle divinità mercuriali è un primo passo per giungere all’equiparazione chimica di Cappuccetto Rosso al metallo liquido, il mercurio. Come il dio dai piedi alati, il mercurio è lo scorrevole, l’intermedio, il disceso dall’alto. Nella nostra esegesi metallurgica, esso si candida subito a scivolare tra le paginette della fiaba della bambina messaggera e a fornirle il suo senso ermetico. Il mercurio è l’unico metallo liquido a temperatura naturale, e di colore grigio lucente, volatile, solvente dell’oro e dell’argento. Ha peso atomico 200,61 e numero atomico 80; è vicinissimo dunque all’oro che ha peso atomico 197,2 e numero atomico 79. Fino ad epoca recente si tentò di trasformare un elemento nell’altro e non può escludersi che ciò sia avvenuto in minute proporzioni, Il suo simbolo è Hg, dal nome latino del metallo Hydrargirium, che significa “argento liquido” o “argento vivo”. Il nome attuale gli fu dato dagli alchimisti nel VI secolo. Essi adottarono il simbolo del pianeta Mercurio per indicare l’argento vivo, così connettendo il metallo fluido al pianeta dalla rotazione più veloce e al dio alato. In alchimia il mercurio non designa solo il metallo grigio, ma un più generale principio umido e passivo, femminile, sottoposto al principio secco e attivo, lo zolfo, come la donna soggiace all’uomo. Il mercurio dei cinesi (2) il shui yin, corrisponde al drago e agli umori del corpo, al sangue, al seme. L’alchimia cinese contrappone il mercurio non allo zolfo, ma al solfuro di mercurio (HgS), il cinabro, che è il minerale rosso entro cui il mercurio è catturato, racchiuso in natura. Se si sottopone il cinabro ad arrostimento (calcinazione) si libera mercurio, secondo la reazione: dalla polvere rossa del cinabro il mercurio riemerge come goccioline splendenti, a rappresentare la rigenerazione attraverso la morte (la combustione).
Si ottiene il cinabro come polvere di un bellissimo rosso vivo. L’alternanza cinabro\mercurio è, per gli alchimisti cinesi, simbolo della morte e della rinascita, della perpetua rigenerazione, alla maniera della Fenice che rinasce dalle sue ceneri. Ma non si dà vera morte, e il cinabro, per la sua capacità di rigenerare il mercurio, è simbolo di immortalità. Esso è rosso come il sangue, che sempre si rigenera nel corpo umano, e quindi può procurare il ringiovanimento e l’immortalità. Pau Put’zu prescrive di «mescolare tre libbre di cinabro con una libbra di miele, far seccare tutto al sole e ricavarne pillole della grandezza di un grano di canapa: dieci di queste pillole, prese nell’arco di un anno, fanno diventare neri i capelli bianchi e fanno rispuntare i denti caduti, e se si continua oltre l’anno si ottiene l’immortalità». (3)
Dentro il corpo umano gli alchimisti cinesi individuavano, nelle parti più segrete del cervello e del ventre, i tan- t'ien o «campi di cinabro» ove si preparava l'embrione dell'immortalità. Attraverso la meditazione si raggiunge uno «stato caotico» che consente di penetrare nei «campi di cinabro», ovvero nella Montagna mitica K'ouen-louen, abitata da Immortali (4).
Il cinabro è la forma quasi esclusiva nella quale si trova il mercurio in natura. Esso si presenta come concrezioni o spalmature su altre rocce, di colore rosso intenso, variabile dal rosso cocciniglia al rosso bruno. È proprio per questo rosso rifugio nella pietra cinabrina che il mercurio, il metallo del dio dal cappuccio, entra nella fiaba come Cappuccetto Rosso.
Da tempi antichissimi il cinabro, naturale o ottenuto dal mercurio solfurato, è usato come colorante vermiglio (vermiglione) per la pittura ad olio o per tessuti, in virtù del suo fortissimo potere ricoprente.
Il mercurio dagli alberi
Nel Medio Evo era invalso l'uso di far condensare i vapori di mercurio che salivano dal cinabro combusto sulle foglie fresche degli alberi a fogliame largo (5). Questo procedimento si realizzava in grande all'aperto nei boschi, o entro appositi locali a campana, nei quali erano posti il combustibile, il cinabro e gli alberelli di condensazione. […]
«Ouverture» della fiaba. Possiamo ricapitolare le proprietà del mercurio ricordando che esso si amalgama con gli altri metalli, è usato nella cura dei malanni e nella purificazione dei metalli preziosi e si trova in natura in una forma quasi esclusiva: il rosso cinabro. Esso è altresì l'unico metallo liquido, scorrevole, sfuggente. La fiaba dei Grimm (8) inizia narrando di una cara ragazzina; «solo a vederla le volevan tutti bene» La generale amorevolezza già accenna ad amalgami mercuriali, ma il mercurio si fa avanti più palese alla menzione dell'abbigliamento della piccina. La nonna le aveva donato «un cappuccetto di velluto rosso, e, poiché le donava tanto 'essa non volle più portare altro, la chiamarono sempre Cappuccetto Rosso?. La piccolina è protetta e occultata nel suo cappuccio rosso, che la identifica come «mercurio» nella qualità di metallo nascosto nella pietra vermiglia e solo in quella. Essa ricorda anche il Mercurio divino col suo immancabile pètaso sul capo. Messaggero e ristoratore, come il dio e come il metallo, la bambina si rivela subito, allorché la mamma le dice: «Eccoti un pezzo di focaccia e una bottiglia di vino, portali alla nonna; è debole e malata e si ristorerà...». Dama etrusca (part. da una tomba di Tarquinia); il cappuccio rosso, la giovane età, e l'atteggiamento generale fanno pensare ad una
"antenata" della favola dei fratelli Grimm. Appena giunta nel bosco, Cappuccetto Rosso incontra il lupo che subito le chiede ove ella vada. La risposta della bambina è un vero enigma. Alla domanda del lupo: «Wo wohnt deine Grossmutter?»-(dove abita la tua nonna?), Cappuccetto Rosso risponde «Unter den drei grossen Fichbäunen.» (sotto le tre grosse querce), come se la nonna abitasse sotto gli alberi e precisa: «Da staht ihr Haus» (Là sta la sua casa). Poi aggiunge «Untern sind die Nusshecken. (sotto sono i noccioli). Come possono i noccioli essere sotto. la casa? Questa strana descrizione della nonna sotto le querce e sopra i noccioli acquista senso se si immagina la casa della nonna come la camera a volta per l'estrazione alchemica del mercurio. Lì gli alberelli sono dentro la casetta; sotto gli alberelli sono le fascine (noccioli?), su cui è posta la pietra di cinabro (la nonna?) (9). La triplice quercia fornisce un altro richiamo mercuriale. Il grande albero fronzuto rimanda all'albero gigante della mitologia nordica, al frassino di Wotan- Odino, Yggdrasill. La triplicità del tronco si addice al germanico Mercurio, che era infatti rappresentato da tre persone: Odhinn, Vili e Vé. Per altro anche il metallo mercurio è uno e trino. «La nostra pietra. si legge nel Manuscriptum di P.G. Fabre - si presenta trina ed una: trina perché in essa sono il sale, il mercurio e lo zolfo, una perché questa triade costituisce un oggetto omogeneo e affine... Esso contiene il simbolo della divinità che è trina ed una». […] In una nota fiaba dei Grimm la piccola nel bosco è sdoppiata. Le metamorfosi della viaggiatrice (che è Odino-Mercurio) sono ripartite tra un fratellino e una sorellina. L’albero, che come Yggdrasill presenta un'ampia cavità, si incontra subito. «La sera giunsero in un gran bosco ed erano così stanchi per il pianto, /a fame e il lungo cammino, che si misero dentro un albero cavo e si addormentarono. La mattina dopo, quando si svegliarono, il sole era già alto nel cielo e i suoi raggi penetravano ardenti nell'albero... Strana dizione questa, che fa intravedere tra le chiome «l'igneo fulgore» del re longobardo, e che si trova anche nella fiaba di Cappuccetto Rosso: «Cappuccetto Rosso alzò gli occhi e ... vide i raggi del sole danzare attraverso gli alberi...». I bambini proseguono nel loro cammino e incontrano tre sorgenti. Sono tre le sorgenti a cui portano le radici del frassino Yggdrasill. Ad una di queste sorgenti si recò Odino, e chiese di bere un sorso, ma l'ottenne solo al costo di subire una trasformazione. Il fratellino ha sete, ma alla prima sorgente può bere solo trasformandosi in tigre, alla seconda deve trasformarsi in lupo, alla terza cede alla sete e si trasforma in un capriolo. La trasformazione cui Odino è costretto per abbeverarsi alla fonte consiste nella perdita di un occhio. Nella fiaba che stiamo commentando è la sorellastra dei due bambini che compare in scena «con un occhio solo». Alla fanciulla trovata nel bosco, che nel contempo è diventata regina e madre, tocca un'altra sorte che ci riporta d'improvviso in mezzo ai rituali infuocati dei boschi del mercurio. Ella è trascinata in uno stanzino dove è sottoposta a combustione e sublimazione: «Ma nella stanza da bagno avevano acceso un fuoco d’inferno, così che la bella giovane regina ne fu presto soffocata...». Ella diviene una silenziosa immagine di sogno, che appare tre volte nella stanza oscurata del bambino, sinché, alla terza, richiamata dal re, torna in vita «fresca, rosea e sana». Lo stanzino infuocato corrisponde alla pancia del lupo. Il Lupo - Sulla via che conduce alle tre querce, Cappuccetto Rosso ha incontrato il lupo. Il lupo è un'altra manifestazione del mercurio, un altro tramite attraverso cui il metallo cangiante si affaccia nella fiaba. Il lupo della fiaba ha tutte le malizie ed insidie del cloruro mercurioso, che già conosciamo col nome di calomelano (il «bel nero») come prodotto medicinale bianco e dolciastro.
In una favola dei Grimm, che possiamo considerare una variante di Cappuccetto Rosso, incontriamo un altro lupo truccato. È la favola de Il lupo e i sette caprettini (i sette metalli?) (11). Il lupo cattivo, per non farsi riconoscere, mangia prima un grosso pezzo di creta «e così s'addolcì la voce», poi s'imbianca la zampa di farina. Riuscirà a farsi aprire la porta e ad inghiottire i piccoli imprudenti. Dolce, bianco e infido come il calomelano. Il nome alchemico del cloruro mercurioso era, come s'è detto, quello di draco mitigatus, dragone attenuato, mostro nascosto. Questa è la natura del lupo delle fiabe, e precisamente anche quella del calomelano che, per azione degli agenti naturali, si trasforma in una mistura corrosiva grigio-nera, che contiene sublimato corrosivo. Da dolce e mite il lupo si trasforma in caustico e vorace, da bianca polvere in cenere spaventosa. Il mostro nascosto si svela, esprimendo, di fronte all'innocenza della pietra naturale, le pericolose proprietà del mercurio officinale. Il .dragone attenuato si informa sul percorso della bambina e sulla casa della nonna. Con voce suadente il lupo s'impegna poi ad indurre la bambina a perdere il tono sostenuto e contegnoso e abbandonarsi a una dolce festosità dionisiaca. «Vedi, Cappuccetto Rosso, quanti bei fiori? Perché non ti guardi intorno? Credo che non senti neppure come cantano dolcemente gli uccellini! Te ne vai tutta contegnosa, come se andassi a scuola, ed è così allegro fuori nel bosco!». La bambina si lascia sedurre, se ne va fuori del sentiero. e si perde in cerca di fiori. Lo strappo del fiore è il momento della violazione originaria, l'apertura della via verso gli Inferi, che sono in agguato nelle profondità del bosco. Anche Proserpina è intenta a cogliere fiori quando s'apre per lei la via dell'Ade. Qui pure c'è un Ade appostato: il lupo. «Dal sentiero corse nel bosco in cerca di fiori. E quando ne aveva colto uno, credeva che più in là ce ne fosse uno più bello e ci correva e si addentrava sempre più nel bosco.» Da qui è tutto un precipitare verso l'antro infernale che s'apre con la bocca spalancata del lupo e si chiude con il suo ventre ingordo: Ma Cappuccetto Rosso aveva girato in cerca di fiori, e quando ne ebbe raccolti tanti che più non ne poteva portare, si ricordò della nonna e s 'incamminò. Il lupo era intanto arrivato alla casetta della nonna. Dopo l'arrivo del lupo, la casetta nel bosco rappresenta un recesso infero, la apertura del precipizio. Il lupo, con le sue fauci spalancate, va a farvi la parte della bocca della fornace, pronta ad accogliere le rosse pietre del cinabro. Prima egli inghiotte le esaurite ossa della nonna, quindi si dispone ad attendere l'arrivo del bocconcino tenerello, della fresca rossa pietra cinabrina. Egli compie il rituale dell'imbiancamento dell'aspetto e dell'addolcimento della voce, come nella fiaba dei Sette Caprettini. All'arrivo della piccina, rivela via via la sua natura e infine spalanca la bocca spaventosa e inghiotte tutta intera Cappuccetto Rosso. Il ventre del lupo è una caverna nel folto bosco. Vi giace, nell'oscurità, una bella sepolta o addormentata in attesa di un liberatore. Minerale racchiuso nella miniera, o pietra gettata nel forno; il cinabro attende di tornare scintillante mercurio. Il salvatore appare nelle vesti di un cacciatore; la spada che trafigge la belva sono un paio di forbici affilate, che tagliano la pancia del lupo addormentato. La ricomparsa della bambina-mercurio è annunciata da uno splendore, da una luce che emerge dall'oscurità. «Dopo due tagli, vide brillare il cappuccetto rosso e dopo altri due la bambina saltò gridando: - Che paura che ho avuto! Com'era buio nel ventre del lupo!». Luce che splende nelle tenebre, vita che si rigenera, Cappuccetto Rosso torna, come la Fenice, a rinascere dopo la combustione.
Per Attilio Mordini «il senso più profondo della fiaba di Cappuccetto Rosso è quello del momentaneo sopravvento del male sul bene, simile al sopravvento di Renris sugli asi nel crepuscolo degli dei per i germanici; e, nella versione dei fratelli Grimm, il cacciatore, che con la sua scure sventra il lupo, è anche figura della redenzione finale e del trionfo del bene e dell'essere.» (12).
In realtà, è proprio attraverso il passaggio agli Inferi -o in altre parole, il tragitto nel ventre- forno del lupo - che la bambina conquista la luce. Che la pancia del lupo sia forno per la Combustione delle pietre, come quello che si usa per la sublimazione del cinabro, è attestato dall'operazione che la bambina salvata compie in chiusura della fiaba.

«E Cappuccetto Rosso corse a prendere dei pietroni, con cui riempirono la pancia del lupo».

Insomma.. i miei sogni invece erano più simili ad un famoso film horror del 1984 (se non erro), "IN COMPAGNIA DEI LUPI" di Neil Jordan, in cui la tematica è molto più morbosa e " a sfondo sessuale" (Figurati!!) con una vena demenziale di fondo....
IL CAPPELLAIO MATTO

lunedì 3 dicembre 2007

LOU DALFIN E VIN BRULE...

Questa si che è una buon idea!!
Io ci vado chi si unisce??? (finirò sola come sempre...)

Note di Natale
7 - 21 dicembre 2007 - Torino
Ingresso libero
Ritorna la rassegna Note di Natale, giunta alla sua seconda edizione. Promossa dalla Circoscrizione 7 della Città di Torino, coinvolge Sferaculture nell’organizzazione di tre concerti. Protagonista degli appuntamenti di quest’anno sarà la voce, nei repertori che spaziano dalla musica con legami religiosi a quelli che affondano le radici nella musica etnica e popolare.
Sergio Berardo e Multikulti Orkestra
venerdì 7 dicembre - ore 21:00 - Auditorium SERMIG, via Andreis 18, Torino
Sergio Berardo è sicuramente tra i più apprezzati ricercatori italiani e si dedica da anni ai repertori della tradizione con passione ed originalità. In prima assoluta per la rassegna propone un concerto originale, improntato sull’incontro delle sonorità della tradizione popolare occitana con il jazz. L’ensemble Berardo-MultiKulti ha esplorato l’accostamento del suono tipico della ghironda e dell’organetto diatonico con i cinque fiati dall’impronta jazz (sax baritono, tenore, contralto, tromba e trombone), la poliritmia della batteria, la ricercatezza timbrica della chitarra, del pianoforte e del contrabbasso. Il repertorio proposto spazia dai brani tradizionali della musica occitana contenuti nell’ultimo CD dei Lou Dalfin “I Virasolelhs” ai canti tradizionali natalizi occitani. La MultiKulti Orkestra riunisce dieci rinomati protagonisti della scena jazz torinese, ed è nata per sperimentare un suono ricco di mescolanze etniche, unite ad armonie ricercate e poliritmie, passando con disinvoltura dal jazz ad altri generi e stili musicali.
IL CAPPELLAIO MATTO

Torino: I MERCATINI DI NATALE 2007

AVVISO IMPORTANTE PER TUTTI GLI ABITANTI DELLA CITTA' DI TORINO:

Dal 30 novembre al 23 dicembre, il Natale, declinato nelle sue numerose sfaccettature, è protagonista all’antico Borgo degli stracci di Torino un’area che si estende su 150mila mq, oggi sede di molti negozi d’antiquari, di bar, ristoranti ed antiche trattorie piemontesi.
Contribuiscono a rendere suggestivo il paesaggio, 51 chalets in piazza Borgo Dora e 100 bancarelle all’interno del Cortile del Maglio e una mostra di Presepi curata dal Gruppo amici del Presepe di Moncrivello.
Inoltre, in collaborazione con le associazioni “Commercianti Balon” “Vivi Balon” e “Cortile del Maglio”, lungo le vie del Borgo ci sono, banchi tematici: dal vintage, agli oggetti creativi; dai capi di moda di un tempo, agli oggetti d’arte; e ancora, strumenti musicali e dischi introvabili, utensili inconsueti, complementi di arredo d’altri tempi e prelibatezze alimentari.
DETTO QUESTO: PORTA PALAZZO è INTASATA, COME FACCIO IO AD ANDARE A FARE LA SPESA IL SABATO MATTINA? PROTESTO VIVAMENTE... (P.S. E POI I PREZZI SONO SENZA SENSO E IL VIN BRULE' FA SCHIFO...)
IL CAPPELLAIO MATTO

ALLUCINAZIONI


qualcuno mi sa spiegare perchè mi inserisce le foto solo a sinistra? e non in centro e non a destra? sarà la mia influenza?!?
cmq oggi è una "giornataccia", ho bisogno di silenzio ed introspezione, dopo nottata di allucinazioni e visioni, il mio corpo è presente ma la mia testa non c'è, vaga nei ricordi, non sono in crisi, sono svaporata... avrei voglia di camminare senza meta e lasciar correre i pensieri....non ho più avuto tempo di farlo e il mio spirito stanotte si è lamentato, si è sfogato, da troppo non lo faceva più.... mi chiedo, però, non poteva farlo un venerdì o un sabato notte?!? almeno il giorno dopo non avrei dovuto sopportare il lavoro......
e come dice un mio caro amico:
"oggi non ho tempo, oggi voglio stare spento"


lepre

Devastata


Oggi sono DEVASTATA... weekend pesante pesante pesante... Riassunto? Venerdì rientro alle 01.00 dopo bellissimo e illuminante aperitivo con Alessia, Chiara e Fra di Savona. Sabato mattina sveglia alle 8.00 in punto. Pulizie. SOS di amica in grosse difficoltà. Tutta la giornata e tutta la notte a cercare di risolvere la cosa. Domenica mattina sveglia alle ore 6.30. Bus per arrivare a Bagnolo dai miei: pulizie, travasi di piante e quant'altro. Pranzo di compleanno per mia mamma. Discussioni varie. Treno soppresso. Bus per arrivare in qualche modo a casa con la gente che quasi mi si sedeva in braccio. Accompagno Ale a cercare regali di Natale (mia più!!!), cena da Vicino e Bea. Pizza e coccole. Rientro alle 23.30. Lettura: prendo sonno alle 00.50. Sogni sogni sogni l'intera notte...

Sono distrutta... e oggi in ufficio è il delirio...

IL CAPPELLAIO MATTO